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di Massimiliano Peggio

La Stampa, 11 aprile 2023

La legge è cavillosa per tutti. Grazie alla riforma della ex ministra Marta Cartabia arrivano adesso nei tribunali le sentenze futuribili, dedicate cioè agli imputati irreperibili. In altre parole decisioni dormienti che resusciteranno in caso di rintraccio dell’accusato. No, la fisica quantistica dello spazio-tempo in questo caso non c’entra: questione di processi sospesi, di notifiche vaganti, di procedure dal sapore bizantino, di principi solenni di giustizia ma scarsamente pratici.

Qualche giorno fa la lettura di una sentenza ha scatenato non poche risate in aula. Non tanto per il contenuto della decisione, quanto per l’applicazione delle nuove norme che l’hanno fatta apparire ridicola. Il caso è banale. Abdellah, 25 anni, originario del Marocco, viene pizzicato nel 2020 all’aeroporto di Caselle con un visto abusivo. Denunciato dalla polizia di frontiera, finisce sotto processo. Ma due anni dopo non si presenta in tribunale per l’udienza e di lui si perdono le tracce. Nel frattempo però è entrata in vigore la riforma Cartabia che ha rimaneggiato alcune norme penali. Tra cui quelle che regolano i processi coni imputati irreperibili. Per non appesantire il conteggio statistico dei fascicoli pendenti, si è scelto di congelare queste cause in bilico fino a una scadenza predefinita e di riesumarle in caso di rintraccio dell’imputato. Così, il giudice Paolo Gallo, tra i primi a Torino, è stato costretto a pronunciare una sentenza che suona un po’ folle, ma non per colpa sua.

Come una commedia dell’assurdo. Primo atto ci sono le notifiche. “L’imputato non è a conoscenza del processo, perché tutti gli atti sono stati notificati al difensore e l’imputato al momento dell’identificazione non è stato in grado di eleggere domicilio in Italia”. Non sa di essere sotto processo. La polizia lo ha cercato per mesi senza successo. La sua caccia dovrà continuare prima che la prescrizione non faccia calare il sipario sul suo reato. La data fatidica, comprensiva della sospensione di 64 giorni per via degli effetti della pandemia che ha paralizzato i tribunali, è stata fissata al 29 settembre 2027. Fino ad allora la sua pratica sarà dormiente: dopo, tutti i suoi guai con la giustizia italiana spariranno con un colpo di spugna.