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di Federica Orlandi

Il Resto del Carlino, 23 settembre 2022

Un 24enne aveva rubato nel 2020 da una lavanderia a gettoni a Bologna. L’iter giudiziario va avanti da mesi. Tre udienze (almeno) per un episodio di furto aggravato, con tanto di testimoni. Fin qui, nulla di strano. Peccato che a occupare le aule di giustizia, il tempo e il lavoro di avvocati, giudici e pm, in questo caso, è la vicenda di un ladro che ha rubato... un euro. E ottanta centesimi, per la precisione.

La situazione quasi surreale - eppure come questa ce ne sono tante altre che si discostano di poco, e resta vero il fatto che il furto è un reato, anche quando si tratta di un euro e ottanta, e la giustizia deve fare il suo corso - è capitata ieri mattina al tribunale di Bologna. In un’aula infatti si è tenuto il processo per questo furto aggravato avvenuto il 22 aprile di due anni fa ai danni di una lavanderia a gettoni della periferia della città. Il ladro, un ventiquattrenne arcinoto alle forze dell’ordine, entra nel locale, dà un pugno alla macchinetta e, dopo che da questa escono le monetine, se le intasca e fugge. Il tutto a favore di telecamere, dato che gli apparecchi di videosorveglianza dell’esercizio commerciale hanno ripreso tutta quanta l’attività del ladro. Il quale viene in un batter d’occhio identificato dai carabinieri. Viene sporta querela; la Procura è costituzionalmente obbligata a esercitare l’azione penale. Si arriva al processo.

E qui viene il punto. Non ci si può appellare all’articolo 131 bis del Codice penale, che prevede l’esclusione della punibilità, per l’imputato, per la particolare tenuità del fatto. Questo perché il ventiquattrenne è un ladro ‘abituale’: ha numerosi precedenti specifici, con reiterazione del reato e recidiva infraquinquennale. Quindi, la pena viene aumentata di due terzi e supera il limite previsto per consentire l’esclusione della punibilità. In più, il furto è aggravato dalla “violenza sulla cosa” (il pugno alla macchinetta dei soldi della lavanderia), e la pena minima prevista schizza da sei mesi a due anni. Insomma, bisogna celebrare il processo.

La prima udienza in cui si sarebbe dovuti entrare nel vivo del dibattimento era per alcuni mesi fa: ma a quanto si apprende per un difetto di notifica all’imputato senza fissa dimora e per l’assenza del suo avvocato d’ufficio, si deve rinviare tutto a ieri. Giornata in cui arrivano anche i testimoni - cioè la parte offesa e i carabinieri che si sono occupati delle indagini -, pronti a rendere davanti al giudice le proprie versioni dei fatti. Ma anche stavolta, l’avvocato dell’imputato manca; viene sostituito da un collega presente in tribunale, il quale chiede i termini a difesa. Si rinvia tutto a gennaio 2023. I testimoni dovranno tornare un’altra volta. Gli avvocati, i magistrati, i giudici dovranno tornare a discutere la vicenda. L’aula verrà nuovamente occupata dal processo per furto aggravato, come vuole la legge, perché questo fatto, anche se si parla solo di un euro e 80, non è legale. Così si dovranno impiegare forze, tempo e denaro. Fino alla sentenza.