di Gerardo Villanacci
Corriere della Sera, 17 maggio 2024
C’è il rischio che si perda della centralità del processo a fronte di un sempre maggiore interesse per gli aspetti e gli effetti di contorno, in primo luogo quelli politici, a loro volta condizionati dal sentimento collettivo del momento. Il dibattito scaturito dalla inchiesta ligure che tra gli altri ha coinvolto il presidente della Regione, conferma la perdita della centralità del processo a fronte di un sempre maggiore interesse per gli aspetti e gli effetti di contorno, in primo luogo quelli politici, a loro volta condizionati dal sentimento collettivo del momento. Per altri versi va detto che nonostante l’affermazione della inviolabilità della persona, un principio che anche grazie agli ideali illuministi è divenuto cardine della nostra Costituzione attraverso l’enunciazione dell’art. 27, ormai da troppo tempo il sistema processuale penalistico oscilla tra garantismo e securitarismo.
È in questo contesto che deve essere analizzata l’inchiesta della Procura della Repubblica di Genova partendo dal presupposto che la stessa, al pari di altre di analogo tenore, ha un rilevante impatto sociale. Una questione tutt’altro che secondaria se si considera che nel nostro Paese a fronte di una maggiore concentrazione dell’opinione pubblica nella fase cautelare, non vengono adeguatamente preservati i diritti di coloro che, semmai dopo essere stati arrestati, vengono assolti restando comunque segnati dal disonore della colpevolezza.
Una problematica che si aggiunge alla mai risolta piaga degli errori giudiziari tra i quali possiamo annoverare, anche se a stretto rigore non sarebbe possibile quando non vi è stata una sentenza, anche i casi di ingiusta detenzione le cui vittime accertare negli ultimi trent’anni sono più di 30 mila e lo Stato ha speso quasi un miliardo di euro tra indennizzi e risarcimenti. Le inchieste penali sono un valore che non può essere messo in discussione. Non di meno, in linea con le indicazioni della Consulta, espresse a partire da una sentenza emblematica di oltre dieci anni fa (265/2010), le stesse devono sempre coniugare la inviolabilità della libertà della persona (art.13) con la difesa degli interessi collettivi facendo sempre prevalere la prima quando ciò non è possibile.









