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di Giovanni Bianconi e Goffredo Buccini

Corriere della Sera, 4 ottobre 2020

 

Prima udienza del processo a Salvini. Il pm chiede il proscioglimento, ma saranno sentiti Conte e alcuni ministri. Era pronto a fare lunghe "dichiarazioni spontanee" a sua difesa, l'imputato Matteo Salvini. Ma dopo che il giudice Nunzio Sarpietro è entrato in camera di consiglio e ne è uscito ordinando di fatto un'anticipazione dell'eventuale processo per sequestro di persona, con la convocazione di sei testimoni e l'acquisizione di una gran mole di documenti, l'avvocata Giulia Bongiorno ha deciso di rinviare il discorso.

Così il capo leghista è rimasto in silenzio, a guardare e ascoltare per qualche ora, apparendo docile e perfino un po' intimorito dalle altre persone presenti nell'aula al piano terra del Palazzo di giustizia catanese, abituate a vederlo in ben altri atteggiamenti. Non sa ancora se sarà rinviato a giudizio, come sollecitato dal tribunale dei ministri, oppure prosciolto, come ha chiesto la difesa ma anche la Procura. Prima di decidere il giudice vuole ascoltare altri componenti del governo, passato e presente.

In primo luogo Giuseppe Conte, presidente del Consiglio all'epoca del presunto sequestro di 131 migranti lasciati per cinque giorni a bordo della nave Gregoretti, a fine luglio 2019, ma anche di altri ritardati sbarchi, dalla Diciotti (precedente) fino all'Ocean Viking (successivo); e Luigi Di Maio, vicepremier nel governo Conte 1 e ministro degli Esteri oggi; gli ex ministri delle Infrastrutture Danilo Toninelli e della Difesa Elisabetta Trenta; la ministra dell'Interno Luciana Lamorgese, che ha sostituto l'imputato al Viminale (citata anche su richiesta dell'avvocata Bongiorno) e l'ambasciatore Maurizio Massari, rappresentante dell'Italia all'Unione europea. "Ovviamente sono a disposizione, riferirò in piena trasparenza come sempre", assicura Conte.

I testimoni saranno ascoltati il prossimo 20 novembre e il 4 dicembre, ma nel frattempo il giudice ha ordinato alla Polizia giudiziaria di "accertare quanti e quali episodi simili a quello della nave Gregoretti si siano verificati nel periodo in cui l'inquisito rivestiva la carica di ministro dell'Interno, estendendo l'accertamento anche agli sbarchi avvenuti successivamente, quando è cambiata la compagine di governo". Il motivo di questa mossa inconsueta sta nell'anomalia di un procedimento senza rappresentanti dell'accusa.

"La vicenda processuale appare del tutto singolare - scrive il giudice Sarpietro nella sua ordinanza - giacché ci si trova di fronte a un manifesto contrasto tra la Procura e il Tribunale-Sezione reati ministeriali". E davanti a "un fascicolo che fornisce elementi anche di carattere contradditorio ai fini della prospettazione accusatoria", ha avviato una "integrazione probatoria" alla ricerca di "prove che appaiono essenziali per la decisione", svolgendo di fatto anche la parte del pubblico ministero.

Il nodo che il giudice vuole provare a sciogliere è se la scelta di trattenere i migranti sulla Gregoretti in attesa che gli altri Paesi europei accettassero di farsi carico della loro accoglienza fu un "atto politico" avallato dall'intero governo, come sostiene Salvini, o un "atto amministrativo" dettato da "finalità politiche" dell'ex titolare del Viminale che "ha determinato plurime violazioni di norme internazionali e nazionali", come ritenuto dal tribunale dei ministri. Ecco allora la convocazione dei testimoni per "una adeguata verifica della politica adottata a livello governativo e in relazione ai rapporti con l'Unione europea, anche con riferimento al cosiddetto Patto di governo" sottoscritto da Lega e Cinque Stelle alla nascita del governo Conte 1.

"Non è stato un fatto estemporaneo, per cui una mattina Salvini s'è svegliato e ha deciso di mandare a morire i migranti raccolti dalla Gregoretti", ha protestato durante la discussione l'avvocata Bongiorno. Le ha risposto l'avvocato Massimo Ferrante, parte civile per conto di una famiglia nigeriana, unico rappresentate dell'accusa in aula assieme ai colleghi Daniela Ciancimino e Daniela Frenguelli per le associazioni Arci, Legambiente e Accogliete: "Il giorno in cui la Procura chiese l'archiviazione, l'ex ministro proclamò in un video "o si fa il riallocamento in Europa o dalle navi non scende nessuno"; in uno Stato di diritto non si può tentare di ottenere qualcosa dall'Unione europea sulla pelle di un pugno di migranti". Se ne riparlerà con il premier, ministri ed ex ministri, ai quali l'avvocata Bongiorno intende aggiungere Enzo Moavero, il titolare della Farnesina nel governo Conte 1.