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di Michele Bocci e Alessandra Ziniti

La Repubblica, 5 marzo 2022

La Protezione civile in campo. Le Asl per i controlli sanitari: “Tamponi entro 48 ore e profilassi anche contro morbillo, poliomielite e rosolia”. Il flusso dei profughi in arrivo in Italia è triplicato in 24 ore, da mille a tremila al giorno. E sono già diecimila, quasi tutti donne e bambini.

“Numeri al momento gestibili, ma ci stiamo attrezzando se dovessero aumentare”, dice il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio che ha firmato la prima ordinanza di governance dell’accoglienza. E ha nominato commissari i presidenti di Regione, che hanno chiesto al governo di coinvolgere l’esercito per i controlli alle frontiere. Non certo per fermare chi scappa dalle bombe, ma per aiutare nei controlli sanitari.

Il governo conta sulla rete di accoglienza familiare e sugli ottomila posti letto già disponibili nelle strutture per i migranti, ha previsto l’inserimento a scuola per i bambini e i ragazzi e anche la possibilità di lavorare per tutti i profughi (il ministro Massimo Garavaglia auspica una modifica ad hoc del decreto flussi). Ma bisogna anche fare i conti con la pandemia per non rischiare una nuova emergenza sanitaria. In Ucraina, l’adesione alla vaccinazione anti Covid è bassissima: solo il 35% degli abitanti ha completato il ciclo e sono molto poco diffuse anche le vaccinazioni pediatriche. Per questo si teme che sarà un problema convincere i profughi a immunizzarsi.

Quando serve il tampone - Il ministero della Salute ha diffuso una circolare con la quale si invitano le Regioni a mobilitare le Asl. Se chi arriva non ha il Plf, cioè il Passenger locator form (cosa ovviamente scontata per chi scappa da una guerra) e nemmeno la certificazione verde deve fare un test diagnostico entro 48 ore dall’ingresso in Italia, se non gli è stato fatto al momento dell’entrata nei confini nazionali. I positivi e i loro contatti andranno in quarantena e saranno “gestiti secondo la normativa vigente, adottando le misure di profilassi e tracciamento più idonee”. Ma, per prendere i mezzi necessari ad arrivare nei luoghi di accoglienza (unica eccezione decisa dalla Protezione civile) a chi non è vaccinato basta il tampone.

Il vaccino anti Covid e l’obbligo - Le Asl devono anche offrire la vaccinazione a tutti coloro che arrivano e non hanno ricevuto somministrazioni o comunque non hanno completato il ciclo. Ma in Italia vige l’obbligo per gli over 50, che deve essere rispettato (ha ribadito il ministero in una nota esplicativa alla sua circolare), anche dai cittadini stranieri. Anche se ovviamente, se qualcuno non lo farà, è difficile che scattino sanzioni per persone che scappano da una guerra.

Le altre malattie - Ma in Ucraina sono basse anche le protezioni contro altre malattie. Non è un caso che di recente ci siano stati ampi focolai di morbillo (nel 2019) e soprattutto di poliomielite (l’anno scorso), una malattia da noi ormai scomparsa. Per questo, il ministero della Salute invita le Regioni a chiarire se chi arriva (maggiorenne o minorenne) è coperto contro morbillo, parotite, rosolia, polio, difterite, tetano, pertosse e così via, e a proporre le vaccinazioni mancanti.

L’accoglienza diffusa - Al momento, la maggior parte dei profughi già arrivati in Italia ha trovato ospitalità nella rete familiare della comunità ucraina, che in Italia, su 248.000 residenti, conta ben 190.000 donne. Ma “siamo già pronti - ha detto la prefetta Francesca Ferrandino, capo del Dipartimento delle libertà civili e immigrazione del Viminale - con i posti nei centri di accoglienza straordinaria e con quelli del sistema di accoglienza e integrazione. E se ne serviranno altri, siamo pronti a reperirli”. Naturalmente, anche per i profughi che trovano alloggio dai familiari, lo Stato si farà carico delle spese e dei servizi previsti dallo status di rifugiato.

Scuola e lavoro per tutti - Per i bambini e i ragazzi (sono già 4.000 quelli arrivati) è previsto l’inserimento a scuola. E gli adulti, cosa normalmente non prevista per i richiedenti asilo, potranno lavorare da subito come stagionali, autonomi o con contratti subordinati. Una deroga ad hoc al decreto flussi è stata sollecitata dal ministro del Turismo Massimo Garavaglia.