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                   5permille

   

di Federica Olivo

huffingtonpost.it, 14 maggio 2026

Il ministro della Giustizia convocherà la settimana prossima una conferenza stampa per annunciare il piano: pronta una lista di detenuti senza fissa dimora e in condizioni di fragilità, potranno fare richiesta di essere collocati in strutture di accoglienza. “Con il sovraffollamento a questi livelli qualcosa va fatta subito”. È partita da questo ragionamento l’accelerazione che dovrebbe portare a far uscire dal carcere qualche migliaio di detenuti, per destinarli agli arresti domiciliari in comunità, parrocchie o strutture dedicate. L’obiettivo, spiegano fonti del ministero a HuffPost, è far uscire 5mila persone “entro l’estate”. Quindi nel giro di poche settimane. Come anticipato da Repubblica, la svolta sarà annunciata a breve. 

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio racconterà i dettagli in una conferenza stampa che si terrà tra il 20 e il 22 maggio. HuffPost è in grado di anticiparne alcuni: sarà ufficializzata una lista già in bozze: è quella dei detenuti senza casa e in condizioni di fragilità economica e sociale che potrebbero accedere agli arresti domiciliari, ma non hanno un posto dove andare. A quel punto partirà la procedura: l’avvocato farà richiesta di collocare il suo assistito in una struttura simile a una comunità o a una parrocchia e se il magistrato di sorveglianza darà il via libera, questi detenuti potranno lasciare il carcere. Nelle strutture dove saranno collocati ci sarà una “sorveglianza minima”. Che potrebbe tradursi in un controllo quotidiano da parte delle forze dell’ordine o in un obbligo di firma. 

Questo procedimento si può fare senza introdurre nuove norme. Si tratta di rendere operativi alcuni decreti ministeriali che il governo aveva fatto negli scorsi anni. A cui riesce a dare seguito solo ora, in un momento di massima emergenza, con il rischio che l’Italia sia nuovamente sanzionata dalla Corte europea dei diritti dell’Uomo, come era avvenuto nel 2013 con la sentenza Torreggiani. Ma che effetto avrà questa misura, a cui ha lavorato molto il sottosegretario Andrea Ostellari? Ridurrà il sovraffollamento, ma non lo abbatterà del tutto. Oggi i detenuti sono più di 64mila. Se tutta la platea dei 5mila dovesse essere destinata alle residenze per senza fissa dimora, i detenuti in carcere (al netto dei nuovi ingressi) rimarrebbero in 59mila. Si tratta comunque di quasi 14mila in più rispetto a quanti i penitenziari sarebbero in grado di contenerne. 

Un’altra strada per abbattere il sovraffollamento ci sarebbe e il governo sembra intenzionato a seguirla, ma è più lunga. In Senato c’è un disegno di legge per spostare in comunità i detenuti dipendenti da droga e da alcool. Si tratta, come si legge nella relazione tecnica del provvedimento, di una platea di circa 14mila persone. Se uscissero tutte dalle prigioni il problema del sovraffollamento sarebbe eliminato del tutto. L’idea del governo è ospitare queste persone, se hanno un residuo di pena di al massimo otto anni, in comunità che abbiano competenze specifiche per trattare le loro fragilità: quattro i soggetti coinvolti, tra cui il coordinamento nazionale comunità accoglienti (Cnca) e la rete di comunità di recupero come San Patrignano. Intervenendo in Senato, il sottosegretario a Palazzo Chigi Alfredo Mantovano ha auspicato che il provvedimento sia approvato entro la fine della legislatura: “L’obiettivo non è deflazionare le carceri ma incentivare il recupero anche se riteniamo che possa avere un effetto positivo anche sul sovraffollamento”, ha aggiunto.

Nei giorni scorsi il governo ha depositato un emendamento che risponde in parte alle richieste delle comunità che saranno coinvolte nel progetto. Il detenuto tossicodipendente potrà entrare nella struttura per scontare la pena “sulla base di un programma socio-riabilitativo residenziale o semi residenziale”. Nel caso in cui il programma dovesse fallire, i domiciliari sarebbero revocati. Questo ddl però deve essere ancora approvato in prima lettura. Prima che diventi legge passerà del tempo. Un tempo in cui la detenzione, con l’arrivo del caldo, non potrà che peggiorare. Soprattutto per chi ha problemi di dipendenza. Sui diritti dei detenuti, intanto, fuori dalla politica qualcos’altro si muove: nasce il Movimento italiano diritti detenuti, presieduto da Giulia Troncatti, che ha l’obiettivo di “sensibilizzare la società civile sul tema della detenzione e della giustizia”, anche con l’aiuto di strumenti digitali.