di Valter Vecellio
huffingtonpost.it, 25 dicembre 2024
Come al solito i Radicali trascorreranno le feste visitando i carcerati. Un precetto evangelico dimenticato da tutti e un invito al ministro per un grande gesto simbolico. Ogni Natale e Capodanno (ma lo fanno anche a Pasqua e a Ferragosto), dirigenti e militanti del Partito Radicale visitano le carceri italiane. Una tradizione, ormai, inaugurata in anni lontani da Marco Pannella che ogni volta veniva accolto festosamente dalla comunità penitenziaria: detenuti, agenti della polizia penitenziaria, operatori, lo consideravano uno di loro. Il laico (e anticlericale) per eccellenza che dava corpo e sostanza a quel passo del Vangelo di Matteo dove si legge: “Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi… ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.
Anche quest’anno, dunque, la campagna “Natale in carcere”, promossa dal Partito radicale, per denunciare le condizioni di abbandono in cui versano gli istituti di pena: “È inevitabile che la condizione dei detenuti sia ulteriormente peggiorata visto che è aumentata la disattenzione verso il carcere”, dice il segretario del partito, Maurizio Turco. “Le carceri vivono una situazione di abbandono totale. Non solo i detenuti ma anche chi lavora in questi istituti si sente isolato e dimenticato dalle istituzioni e dalla politica”, aggiunge la tesoriera Irene Testa.
Non si stancano di ricordarci l’urgenza di rafforzare il personale nelle carceri: “Servirebbero tanti psicologi, psichiatri ed educatori. Oggi tutto ricade sulla polizia penitenziaria, costretta a gestire situazioni incredibili come detenuti con gravissime problematiche psichiatriche”. Un altro problema è la mancanza di risorse per le comunità terapeutiche: molti detenuti non dovrebbero stare in carcere ma in comunità. Tuttavia, i finanziamenti insufficienti creano liste d’attesa insostenibili e, spesso, chi non regge il carcere finisce per togliersi la vita. E poi gli istituti minorili dove i ragazzi non accompagnati, spesso autori di piccoli furti per sopravvivere, non trovano alcun supporto adeguato. Il carcere si trasforma in un contenitore dove buttare dentro tutti e far finta che il problema non esista.
Papa Francesco il prossimo 26 dicembre, giorno di Santo Stefano, aprirà una simbolica Porta Santa al carcere romano di Rebibbia. Sempre Francesco rivolge un appello ai governanti per forme di amnistia e per rendere effettive possibilità di reinserimento in attività di impegno sociale dei detenuti. Per quello che riguarda carcere e detenuti, dal Vaticano giunge ancora una volta il giusto e necessario segnale. Ancora una volta viene suggerito cosa fare, come fare, quando fare.
Segnale e suggerimento che sarebbe augurabile, auspicabile, che venissero raccolti dalla classe politica: quella che governa, quella che è all’opposizione. È urgente, necessario intervenire: anche perché, pervicacemente ignorata, la strage nelle carceri prosegue. Nel solo 2024 poco meno di un centinaio di detenuti sono definitivamente “evasi” togliendosi la vita. Sono i suicidi ufficiali, perché non sappiamo quanti siano da attribuire a suicidio i morti “per cause da accertare”. A questi vanno aggiunti i 7 suicidi fra gli agenti della polizia penitenziaria. Poi ci sono i suicidi per fortuna sventati; le migliaia di atti di autolesionismo. Gli istituti di pena sono letteralmente luogo di pena e pene; ogni giorno si viola il dettato costituzionale, e non per responsabilità di chi vi opera e lavora, costretto a svuotare oceani con il classico secchiello.
A livello nazionale sono ormai 16mila i ristretti oltre la capienza disponibile e ben più di 18mila gli agenti mancanti. Numeri da capogiro che dovrebbero scuotere le coscienze di chi governa, di chi deve vigilare all’opposizione; di tutti e ciascuno di noi. Un appello al ministro della Giustizia, Carlo Nordio: perché non compiere un gesto simbolico ma di qualche significato, non scegliere (affidandosi alla sorte) 365 detenuti colpevoli di reati non gravi e un minimo di pena ancora da scontare, e proporli al Capo dello Stato per una domanda di grazia? Se si vuole, si può fare, e potrebbe essere un buon inizio di 2025.









