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di Shendi Veli

Il Manifesto, 18 giugno 2022

Multe salate o addirittura mesi di carcere (fino a sei) ai clienti delle prostitute. È quanto prevede il disegno di legge, a firma della senatrice Alessandra Maiorino (M5S), presentato al convegno “Prostituzione, l’Italia pronta per il modello nordico?” che si è tenuto ieri, venerdì 17 luglio, nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, a Roma.

Il testo della proposta è ispirato alle legislazioni adottate da Svezia, Norvegia, Islanda, Irlanda, Francia e di cui si discute attualmente anche nel parlamento spagnolo. L’approccio è quello “abolizionista” che mira a eliminare la prostituzione anziché regolamentarne l’esercizio. Lo stesso che ispira la legge Merlin, l’attuale normativa italiana in materia, in vigore dal 1958.

La Merlin non vieta in via diretta la prostituzione ma punisce lo sfruttamento e il favoreggiamento, facendo rientrare in questa fattispecie tutte le attività collaterali all’esercizio del lavoro sessuale, relegando di fatto chi offre prestazioni sessuali nella sfera dell’illegalità.

La novità introdotta dal ddl Maiorino sarebbe la possibilità di perseguire legalmente i clienti, tramite sanzioni pecuniarie e, in casi estremi, anche pene detentive. Lo scopo, secondo i promotori del progetto, è colpire la domanda, “vero motore del commercio di esseri umani e in particolare di donne, che costituiscono il 77% delle vittime di tratta a livello globale”, spiega a il manifesto la senatrice del M5S.

“La prostituzione è il vero ostacolo alla parità di genere, visto che è quasi sempre un uomo che acquista il corpo di una donna”, secondo Maiorino. Ma i dati riportati dal “Gruppo Esperti contro sfruttamento e tratta” indicano che circa il 30% delle persone che si prostituiscono in Italia sono transessuali con transizione non completata.

Il ddl è frutto di un’indagine conoscitiva avviata nel 2019 dalla Commissione Affari costituzionali del Senato, e prende le mosse anche dalla sentenza n°141/2019 con cui la Corte costituzionale ha confermato l’impianto abolizionista della legge Merlin, descrivendo la prostituzione un’attività lesiva della dignità umana e trattando chi la esercita, anche fuori da una costrizione fisica, come un soggetto fragile da tutelare, vittima di un disagio che, quando non socioeconomico, è sicuramente di natura psico affettiva.

Questa impostazione, che tende a non riconoscere il libero arbitrio delle sex worker, divide gli schieramenti politici, il movimento femminista e a volte anche gli stessi partiti. “Dentro il Pd non ne abbiamo ancora discusso”, dice Valeria Valente a il manifesto. La senatrice dem, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul Femminicidio, è intervenuta al convegno per esprimere il suo appoggio all’impostazione del ddl. “Probabile che ci sarebbero disaccordi, ma credo che ci sia una maggioranza del partito che è favorevole a una legge che punisca i clienti”, dice la senatrice. Intanto, fuori dalle mura di Palazzo Giustiniani il collettivo di sex worker Ombre Rosse insieme ai Radicali italiani, a Non Una Di Meno e all’associazione Certi Diritti ha protestato proprio contro il ddl Maiorino.

“I modelli abolizionisti si sono rivelati fallimentari nel combattere la tratta”, spiega Giulia Crivellini, tesoriera dei Radicali italiani e avvocata. “Lo abbiamo visto con le delibere comunali che criminalizzavano i clienti e che non hanno fatto altro che marginalizzare il lavoro sessuale, costringendolo ancora di più alla clandestinità”, aggiunge Crivellini. Nel documento pubblicato dal Gruppo “Esperti/e contro sfruttamento e tratta”, viene apertamente criticata l’impostazione del disegno di legge:”il cosiddetto modello nordico concentra l’attenzione delle istituzioni sulla punizione dei clienti, mentre le politiche sulla prostituzione dovrebbero essere mirate all’empowerment delle donne e di tutte le persone che si prostituiscono, in quanto prioritariamente considerate come titolari di diritti”.