di Liana Milella
La Repubblica, 17 marzo 2022
Il consigliere togato Giuseppe Cascini di Area rivela in plenum che nella riforma del Csm si prevede per i procuratori che parlano con la stampa l’illecito disciplinare se si sfiora la presunzione di innocenza. “Con questa norma nessun magistrato di Milano avrebbe potuto parlare di Mani pulite”.
Prima è stato messo il bavaglio con la direttiva sulla presunzione d’innocenza. Per cui le procure non possono parlare con i giornalisti a meno che non ci sia “un interesse pubblico” per farlo. Altrimenti addio alle conferenze stampa. Adesso verrà aggiunta la punizione per il procuratore - solo lui può parlare, e non il pm che conduce l’indagine - che viola la legge sulla presunzione d’innocenza, che inserisce nella legge italiana, come sostiene la Guardasigilli Marta Cartabia, la direttiva europea del 2016.
Ma il nuovo illecito disciplinare produce un effetto paradossale. Su cui, nel plenum del Csm dedicato al parere sulla riforma Cartabia, richiama l’attenzione il consigliere togato di Area Giuseppe Cascini. Che riassume così gli effetti di quello che considera un assurdo paradosso: “Pensate - dice rivolto ai colleghi - che i magistrati addetti alla procura di Milano non avrebbero potuto parlare di Mani Pulite, non avrebbero potuto esprimere nessuna valutazione, né rilasciare dichiarazioni sul processo di Mani Pulite: ditemi voi se questa cosa ha una sua razionalità o meno”.
E ancora: “Qual è l’effetto? È quello di una totale copertura dal punto di vista informativo di tutto ciò che avviene all’interno delle procure. Non si parlerà più di nulla. Non si saprà mai più nulla. Nessuno potrà mai parlare perché ci sarà un fucile puntato su tutti i magistrati del pubblico ministero, in particolare sul procuratore della Repubblica.
Tutti i pm saranno costantemente suscettibili di finire sotto l’azione disciplinare. Io non so quanti vantaggi, dal punto di vista del diritto all’informazione e dell’autonomia e indipendenza dei pubblici ministeri, una cosa del genere possa produrre”.
Al Csm si sta discutendo un complesso e lungo parere che sarà votato la prossima settimana, sulla riforma dello stesso Consiglio che si appresta - tra le polemiche - ad affrontare la discussione in commissione Giustizia della Camera, per approdare in aula il 28 marzo. Ma il centrodestra si prepara a chiedere il sorteggio temperato come legge elettorale, mentre M5S non vuole far sconti sulle “porte girevoli” e il rientro in magistratura delle toghe dalla politica. Il Pd richiama tutti all’ordine e dice “così salta tutto”.
Al Csm si discute di tutto questo, dalla legge elettorale proposta da Cartabia considerata comunque troppo debole sul correntismo, tant’è che l’ex pm di Palermo Nino Di Matteo chiede, come Lega e Forza Italia, il sorteggio temperato. Ma ecco l’ultima sorpresa, l’illecito disciplinare per chi parla con i giornalisti. Una sorpresa davvero difficile da scoprire nel testo delle modifiche all’originario disegno di legge dell’ex Guardasigilli Alfonso Bonafede, una modifica tutta nascosta in tre incomprensibili righe. Siamo all’articolo 9 degli emendamenti che la ministra della Giustizia Marta Cartabia ha portato prima al consiglio dei ministri dell’11 febbraio, ottenendo un via libera tra le polemiche e la promessa del premier Mario Draghi che non verrà messa la fiducia. Il testo arriva alla commissione Giustizia della Camera dopo una lunga sosta per la bollinatura della Ragioneria generale dello Stato. La prossima settimana si voterà sui subemendamenti dei partiti agli emendamenti della ministra.
Ed eccoci al misterioso articolo 9. Che recita così: “1-bis, alla lettera v): i) dopo le parole “la violazione” sono inserite le seguenti “di quanto dispositivo dall’“; ii) le parole “del divieto di cui al” sono soppresse; iii) le parole “comma 2” sono sostituite dalle seguenti “commi 1, 2, 2-bis e 3”. Il testo a fronte rivela che la lettera “v” da modificare è quella della legge sull’ordinamento giudiziario del 2006 quando l’allora Guardasigilli Clemente Mastella (governo Prodi) diede il via libera, con modifiche, alla riforma scritta dal suo predecessore, il leghista Roberto Castelli che faceva parte del governo Berlusconi. La lettera “v” cita “le pubbliche dichiarazioni o interviste che riguardino soggetti coinvolti. Negli affari in corso di trattazione, ovvero trattati e non definiti con provvedimento non soggetto a impugnazione ordinaria, quando sono dirette a ledere indebitamente diritti altrui nonché la violazione”.
Per capire ecco come la racconta Giuseppe Cascini durante il plenum: “Dunque noi abbiamo un procuratore della Repubblica che valuta un fatto come di rilevante interesse pubblico, e quindi autorizza un comunicato stampa o fa una conferenza stampa. E poi potrebbe trovarsi sotto procedimento disciplinare perché il titolare dell’azione disciplinare ritiene che in quel caso non ci sia la rilevanza pubblica. La sezione disciplinare dovrà stabilire se c’era o non c’era la rilevanza pubblica o l’interesse pubblico alla diffusione della notizia”.
Se questa è la situazione, Cascini conclude così: “La domanda è semplice: quale procuratore della Repubblica si azzarda a fare un comunicato stampa o una conferenza stampa, rischiando che un ministro o un Csm reputi quella notizia non di rilevante interesse pubblico?”. Secondo Cascini nessuno si prenderà più questo rischio e scatterà di conseguenza il black out sull’informazione giudiziaria.
Ma l’ex pm di Roma, in plenum, sceneggia anche cosa potrà succedere in una procura se questa norma passa: “Un pm non potrà più parlare di nessun procedimento trattato nel suo ufficio, anche se non l’ha trattato lui, anche dopo il passaggio in giudicato della sentenza, non potrà mai fare un commento, non potrà mai fornire un’informazione.
Ma il 90% delle informazioni che i magistrati forniscono alla stampa vengono date per ristabilire la verità dei fatti, evitare la diffusione di notizie pericolose. Invece nessun pm potrà mai più interloquire con i giornalisti, anche per dire a un giornalista che ha una notizia, ‘aspetta a pubblicarla, perché puoi rovinare un’indagine’, perché così gli sta confermando l’esistenza dell’indagine. Ogni volta che un giornalista chiama e dice: ‘Ho saputo che avete inscritto il presidente della Repubblica nel registro degli indagati, posso dare la notizia?’, tu devi dire ‘no, non ti posso parlare’, e devi attaccare il telefono, eventualmente fare un comunicato stampa nel quale smentisci la notizia, con il rischio che così la dai.
Ma finché era così, c’era un divieto, ma non aveva conseguenze. Adesso invece diventa un illecito disciplinare. E quindi io, se parlo di un processo trattato dal mio ufficio, anche non trattato da me, anche dopo il passaggio in giudicato della sentenza, sono suscettibile di una sanzione disciplinare”. Conclude Cascini: “Allora, qual è l’effetto di questa normativa? Di dare un potere enorme al titolare dell’azione disciplinare sui pubblici ministeri, oltre a impedire completamente qualunque forma di comunicazione sulla giurisdizione”.
Cascini prosegue con l’esempio di Mani pulite. “Pensate che i magistrati addetti alla procura di Milano non possono più parlare di Mani Pulite, non possono esprimere nessuna valutazione, non possono rilasciare dichiarazioni sul processo di Mani Pulite. Ditemi voi se questa cosa ha una sua razionalità o meno”.
A questo punto Cascini si avvia a concludere il suo intervento, con un interrogativo: “Ma qual è l’effetto? L’effetto è una totale copertura dal punto di vista informativo di tutto ciò che avviene all’interno delle Procure, cioè non si parlerà più di nulla, non si saprà mai più nulla, perché ci sarà un fucile puntato su tutti i magistrati del pubblico ministero, in particolare sul procuratore della Repubblica. Io non so quanti vantaggi, dal punto di vista del diritto all’informazione e dell’autonomia e indipendenza dei pubblici ministeri, una cosa del genere possa produrre”.
A questo punto il problema è sul tavolo. A discuterne non sarà solo il Csm con il suo parere, ma anche il Parlamento. Ne parlerà anche l’Anm, e dovrà parlarne anche la Fnsi per le conseguenze che un simile illecito disciplinare potrà produrre sull’informazione giudiziaria italiana.











