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di Marzia Paolucci

 

Italia Oggi, 15 luglio 2019

 

Se con la "legge spazza-corrotti" del 3 gennaio 2019, l'anticorruzione scommette sul whistleblowing, la procedura telematica di segnalazione anonima del dipendente pubblico di illeciti o irregolarità all'interno della p.a. a cui appartiene, anche il Ministero della giustizia ci sta pensando. Bocche cucite all'ufficio legislativo del dicastero di Alfonso Bonafede dove l'intervento legislativo è ancora in via di definizione.

Sappiamo però che riguarderebbe la magistratura interessata da una riforma più complessiva a cominciare dai meccanismi di elezione del Consiglio superiore della magistratura al centro del nuovo scandalo sulle nomine innescato dal caso Palamara, ai tempi della sua consiliatura al Csm. Il whistleblower, letteralmente "colui che soffia nel fischietto", è nato negli Stati Uniti per indicare l'individuo che denuncia attività illecite all'interno dell'organizzazione di appartenenza. Ricalcata sull'originale relativa alla denunce anonime di condotte illecite da inoltrarsi sul sito dell'Autorità nazionale anticorruzione, la denuncia di malagestione degli affari, ritardi, irregolarità, assenze e conflitti di interesse dei magistrati, partirebbe allo stesso modo da una piattaforma digitale specifica.

Qui, persone qualificate procederebbero in forma criptata alle segnalazioni da indirizzare al Consiglio giudiziario presso la Corte d'appello. Italia Oggi Sette ha chiesto a esponenti della magistratura di lungo corso un parere sulla possibilità di diventare oggetto di indagini, anonime. E se il presidente del tribunale di Roma Francesco Monastero preferisce non cavalcare l'onda e fa sapere che parlerà solo a testo pronto, la presidente del tribunale di Firenze, Marilena Rizzo ritiene l'intervento superfluo, quando non controproducente: "Già oggi ricevo frequentemente esposti nominativi attribuibili nella stragrande maggioranza a ritardi nei depositi delle sentenze ma si tratta di tutte situazioni che già monitoro come capo dell'ufficio.

Viceversa, il sistema di denunce anonime che si vorrebbe introdurre può innescare una deriva pericolosa di delegittimazione del corpo giudiziario senza contare che l'attuale scandalo delle nomine al Csm non è certo partito da una denuncia anonima ma da un'inchiesta partita dalla Sicilia e arrivata successivamente sul tavolo delle procure romana e perugina".

Altro il punto di vista di Gian Maria Pietrogrande, padovano, classe 1948, per sei anni presidente del tribunale del riesame di Venezia, ultimo incarico da magistrato ordinario e oggi presidente della Commissione tributaria provinciale di Vicenza dove i ricorsi si decidono in sei mesi. "Il codice penale vieta la possibilità di aprire un procedimento sulla base di una denuncia anonima ma io magistrato posso autonomamente decidere di avviarci un'indagine. Ma questo, nei fatti non si fa perché già a fatica si riesce a star dietro alle denunce ufficiali in un panorama dove l'azione penale, obbligatoria sulla carta, è invece del tutto discrezionale perché il pm decide a quale causa dare la priorità o meno sulla base della mole d'arretrato che si trova a gestire. Se poi la denuncia anonima venisse accolta dal Consiglio giudiziario, promanazione dell'attuale modello di Csm, organo politico eletto in base alle correnti", conclude, "il Consiglio lascerebbe in stand-by le denunce scomode mandando invece avanti le altre... Meglio sarebbe dunque un sistema di estrazione a sorte dei suoi membri".

La moglie Vincenza Lanteri, catanese, magistrato della seconda sezione civile del tribunale di Padova, animata da verve dialettica e parlar chiaro liquida invece il whistleblowing come "idee destinate a lasciare il tempo che trovano".

Da sempre sostenitrice del valore dell'esperienza e della meritocrazia in magistratura e nemica del suo correntismo strisciante: "Il Csm decide ben 630 nomine ad incarichi semidirettivi: nell'ottica di ridurre questa pendenza ed il collegato deprecabile fenomeno della lottizzazione, ritengo opportuno prevedere l'automatica attribuzione degli incarichi semidirettivi per la durata di due anni, non rinnovabile, in favore dei magistrati con adeguata anzianità di servizio. Ciò consentirebbe di verificare in concreto le capacità organizzative del magistrato, in vista di un eventuale incarico direttivo e lascerebbe più tempo al Csm per occuparsi dell'organizzazione degli Uffici in un'ottica di efficienza".