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di Conchita Sannino


La Repubblica, 3 luglio 2021

 

Santa Maria Capua Vetere, agli atti il tentativo dei vertici di bloccare l'acquisizione dei video. Il Gip: "Ecco perché tutti sapevano tutto". E il provveditore Fullone spera: "Noi teniamoci fuori". "Pagheremo tutti. Chiuderanno Santa Maria". Quattro parole. Frammenti che sembrano resa e confessione. Espressioni su cui punterà molto l'accusa.

Ma un fatto è certo: il gruppo di dirigenti e comandanti aveva messo in campo "ogni sforzo" per ostacolare le indagini sui pestaggi di Santa Maria Capua Vetere. Foto di "strumenti" di minaccia realizzate ad arte nelle celle dei detenuti, per addebitargli intenti aggressivi e giustificare così le violenze di massa. Video manomessi e retrodatati. Relazioni fasulle. Invenzioni di regie criminali perduranti tra esterno e interno del penitenziario.

Gli inquirenti sospettano anche che fosse stato progettato un reset dell'intero impianto di sorveglianza: ritardato, per loro sfortuna, da un tecnico esterno forse pigro, e dai tempi lenti delle normative anti-Covid. Una strategia che riguarda soprattutto i vertici, tra uffici del Provveditorato e divise della penitenziaria, all'indomani di quella "spedizione punitiva" avvenuta il 6 aprile del 2020 nel Reparto Nilo della Casa circondariale "Francesco Uccella" che il Gip definisce "orrenda mattanza". E c'è perfino chi invoca "un intervento politico".

Sono infatti loro, per i pm, i più alti in grado - il provveditore campano all'amministrazione penitenziaria Antonio Fullone, la commissaria del nucleo regionale Francesca Acerra, il comandante del gruppo speciale di Supporto Pasquale Colucci, l'ispettore Michele Sanges, il commissario capo Anna Rita Costanzo, l'ispettore Salvatore Mezzarano - ad aver cercato di ostacolare le indagini e l'accertamento dei maltrattamenti. Ma è con lucida metafora cinematografica che uno degli agenti indagati racconterà agli altri che ormai il disastro è annunciato. "Nonostante lo sforzo, il film va in onda in forma completa", scrive il 14 aprile 2020, in chat, Angelo Bruno, uno dei poliziotti oggi in carcere.

Il messaggio significa: ormai hanno preso tutti i video, siamo incastrati. Poco prima, una delle funzionarie appare avvilita e digita il nome del procuratore aggiunto (di cui è nota la fermezza) che guida: "Prox Milita molto tosto".

L'accusa: "Tutti sapevano" - È il 10 aprile quando al carcere arrivano i carabinieri con le richieste dei pm. "Hanno chiesto di acquisire hard-disk, la vedo nera. Ora bisogna pensare alle conseguenze, il personale già sta fuori di testa, sarà una carneficina ...", scrive il comandante Colucci in chat, mentre si reca al carcere di Santa Maria, "senza alcuna motivazione d'ufficio". Scrive il Gip: "La preoccupazione di Colucci è comune a tutti i partecipi della chat", tra i quali spicca il ruolo apicale del provveditore Fullone.

"È assolutamente chiaro che tutti quei componenti sapessero delle violenze. Espressioni utilizzate in chat risultano assimilabili a una confessione e in assenza di sorpresa da parte degli altri, era chiaro che tutti, il provveditore Fullone, l'ispettore Sanges, il dirigente aggiunto Acerra sapessero perfettamente. E tutti, essendo pubblici ufficiali o ufficiali di pg, avrebbero dovuto denunciare".

"Pagheremo tutti" - È il 12 aprile, lunedì in Albis, ma per tutti loro è stata Pasqua d'angoscia. Colucci e "soci" commentano il fatto che "i carabinieri hanno sequestrato tutto l'impianto di videosorveglianza e Santa Maria è allo sbando". Se la prendono con il comandante Manganelli, oggi agli arresti, "perché ha mollato". Colucci arriva a scrivere: "Il Provveditore dovrebbe fare un intervento di carattere politico".

Poi il dirigente Diglio chiede cosa si veda dai filmati e il comandante scrive, riferendosi al collega Manganelli: "È partito senza accertarsi", ovvero - traducono gli inquirenti - "senza essersi accertato preliminarmente che le telecamere non funzionassero". Colucci è perentorio: "Pagheremo tutti, 300 agenti, una decina di funzionari".

E poi va giù senza mezzi termini: "Tutti i funzionari di Santa Maria, io, Perillo, Di Donato. Eravamo tutti presenti, troppe persone coinvolte. Decapiteranno mezza regione (evidentemente: come amministrazione penitenziaria, ndr). Oltre a chiudere Santa Maria Capua Vetere". Una "sintesi profetica delle responsabilità" che emergeranno, chiosa il giudice.

Fullone: Noi teniamoci fuori - È da questa débâcle che il provveditore spera di salvarsi? Sembrerebbe di sì. Quando ormai, dopo aver confezionato false attestazioni secondo cui la videosorveglianza non funzionava, è arrivata la ferale notizia che gli inquirenti non l'hanno bevuta e hanno portato via tutti gli hard disk, il comandante Colucci scrive la famosa frase: "E mo so' c...i. Mo succede il terremoto". Fullone replica così: "Tra loro. Noi teniamoci fuori ...per quanto possibile".