di Mara Chiarelli
ledicoladelsud.it, 16 marzo 2022
Aperte le buste, compaiono le stesse aziende che gestivano il precedente servizio. Favorite quelle con ribasso più contenuto. Il Garante per i diritti dei detenuti: “Spero non si crei un conflitto d’interessi. La Corte dei conti è stata chiara”.
Appalti a sei zeri, dove si offre un ribasso contenuto, e altri meno vantaggiosi dove il ribasso è invece maggiore. A leggere i documenti relativi all’ultima maxi gara d’appalto, suddivisa in cinque lotti, per il servizio di sopravvitto nelle carceri di Puglia e Basilicata, si hanno sorprese e conferme.
Sorprende, in effetti, che al lotto di Lecce, da un milione 95 mila euro, una delle aziende proponenti abbia offerto un ribasso del 2 per cento, mentre in quello per approvvigionare gli istituti di Altamura, Matera, Melfi e Potenza, del valore dimezzato di 558 mila euro, la stessa azienda si sia candidata con un ribasso del 19,50 per cento.
Una sorta di contraddizione che non troverebbe spiegazione, se non nel diverso criterio di aggiudicazione. Se nei primi quattro lotti (Lecce, Bari-Trani-Turi, Foggia-San Severo-Lucera, e Taranto-Brindisi) si è applicato una norma del codice degli appalti che utilizza quello della media aritmetica, nel quinto si è invece applicato quello del massimo ribasso.
Ma a pagarne le conseguenze saranno i detenuti che, ad esempio, nelle case circondariali lucane e in quella di Altamura pagheranno i prodotti del sopravvitto (dentifricio, detersivi, profumi, pile, deodoranti, ma anche merendine e altri generi alimentari) molto meno di quelli pugliesi.
Come anticipato da L’Edicola del sud sulla base di documenti, all’apertura delle buste avvenuta nei giorni scorsi si è confermata in maniera evidente una considerevole differenza di costi, a seconda dell’azienda che ha vinto uno dei cinque lotti.
Ma come ha funzionato il sistema? Tutto ciò è avvenuto sulla base di quella norma del codice degli appalti, che utilizza il criterio di aggiudicazione del prezzo più basso.
La legge dice che quando il criterio è quello e le aziende sono 5 o più, si individua una soglia di anomalia (calcolata sulla base di una media dei ribassi offerti), una sorta di media, al di sopra della quale le offerte sono automaticamente escluse.
Il che significa che chi offre una percentuale di ribasso molto consistente, a tutto vantaggio dei detenuti che così risparmiano sugli acquisti, viene fatto fuori, come è accaduto nei primi quattro lotti. Coloro che invece hanno ribassi più contenuti ma vicini a quelli di concorrenti, ottengono l’appalto. Ad aggiudicarsi quattro dei cinque lotti (Lecce, Trani, Turi, Foggia, San Severo, Lucera, Taranto, Brindisi, Potenza, Matera, Altamura, Melfi) sono state le stesse ditte pugliesi che avevano gestito il servizio finora.
Che, concorrenti in tre dei quattro, al quarto si sono presentate in raggruppamento. Al quinto, invece, non hanno proprio partecipato. In tutti e quattro i casi, la percentuale di ribasso della loro offerta si è collocata proprio nella media tra tutte le offerte (intorno al 4 per cento), sbaragliando anche chi avrebbe applicato prezzi più bassi, l’azienda che aveva offerto il 37,90 per cento al primo lotto (carcere di Lecce), 33,81 nel secondo (Trani e Turi), 31,80 nel terzo (Foggia, San Severo, Lucera), 28,74 nel quarto (Taranto e Brindisi).
La stessa azienda che invece si è aggiudicata l’appalto per il sopravvitto lì dove ne erano in corsa solo tre, e cioè nelle case circondariali di Altamura, Matera, Melfi e Potenza, con il 29,02 per cento di ribasso.
Ma sulla questione del sopravvitto da tempo si registrano polemiche e segnalazioni. È dei giorni scorsi l’intervento della Garante per i diritti dei detenuti per il Lazio, Gabriella Stramaccioni, che ha scritto alla Corte dei conti per chiedere accertamenti sull’appalto mensa nelle carceri di Lazio, Abruzzo e Molise.
A gestirlo sarebbero state le stesse ditte che hanno vinto l’appalto del sopravvitto, in una sorta di sbilanciamento, denuncia la Stramaccioni, tra cattiva qualità del primo e prezzi alti del secondo. L’esigenza di chiarezza della Garante regionale è stata poi fatta propria da quello nazionale, ottenendo una pronuncia della Corte dei conti sull’opportunità di separare la gestione dei due servizi.
“Spero che la censura della Corte dei conti sia stata applicata anche in Puglia e Basilicata - commenta il Garante regionale pugliese, Piero Rossi - perché si creerebbe, altrimenti, un vero e proprio conflitto d’interessi. A Bari nei mesi scorsi, la direttrice del carcere aveva chiesto una verifica, confutando la congruità di alcuni prezzi del sopravvitto. La nuova gara merita analoga attenzione”.









