di Elga Montani
Quotidiano di Puglia, 17 luglio 2024
Le carceri in Puglia sono strutture vecchie, in alcuni casi sono addirittura palazzi storici, non hanno impianti adeguati e con il caldo diventano dei forni in cui è impossibile vivere. Qualche volta manca l’acqua: gli impianti non riescono a reggere il numero eccessivo di detenuti. E i numeri, d’altronde, parlano chiaro. In tutta la regione, stando all’ultimo report aggiornato al 30 giugno di quest’anno, pubblicato dal ministero della Giustizia e relativo ai detenuti italiani e stranieri presenti e alle capienze per istituto, i posti a disposizione sono 2.943 mentre i detenuti presenti sono 4.374. Di questi 484 sono stranieri e 221 sono le donne.
Nel carcere di Bari, struttura storica risalente addirittura all’800, ci sono 407 detenuti contro i 294 posti disponibili, e 83 di questi sono stranieri. Peggiore la situazione a Taranto, dove a fronte di 500 posti disponibili i detenuti presenti ad oggi sono quasi il doppio, ovvero 940 (64 sono stranieri e 49 sono le donne). Stessa situazione preoccupante a Lecce, dove sono presenti 1.205 detenuti (114 stranieri e 97 donne) a fronte di 798 posti effettivi. Tutte le carceri sono polveriere pronte ad esplodere, non solo a causa del sovraffollamento, ma anche a causa del fatto che all’interno degli istituti di pena manca il personale, non solo gli agenti di polizia penitenziaria, che da anni sono sottorganico, ma anche educatori, psicologi e così via. E il caldo non fa che aggravare la situazione, se si considera che nessuna o quasi di queste strutture può vantare un impianto di condizionamento, e solo una recente circolare ha permesso l’utilizzo dei ventilatori, limitandolo tuttavia ad alcuni specifici modelli per questioni di sicurezza.
Per quanto riguarda il carcere di Lecce, per il quale nei giorni scorsi l’associazione Antigone ha lamentato una situazione molto difficile a causa del caldo afoso di questa estate, nel report della stessa associazione dello scorso anno si leggeva che “le celle si presentano decisamente poco spaziose. In alcune sezioni a causa dei continui arrivi di detenuti (trasferimenti da altri istituti o nuovi giunti) è stato necessario aggiungere il terzo letto a castello limitando ancora di più lo spazio. I bagni pur trovandosi in ambiente separato sono privi di docce”. Situazione, quella descritta, nella quale si contava un numero di detenuti più contenuti di quello attuale (1.157 contro gli attuali 1.205). Altri elementi da considerare, il fatto che in questo carcere non sono garantiti in tutte le celle i tre metri quadrati calpestabili per ogni detenuto e non in tutte le celle c’è acqua calda. Altro aspetto importante, in questo periodo estivo, il fatto che stando al report di Antigone, sono presenti spazi verdi per i colloqui, ma non vengono utilizzati. A Bari, invece, dove il sovraffollamento al momento è meno accentuato, vengono garantiti i tre metri quadrati di suolo calpestabile per detenuto previsti dalla legge, ma ci sono celle in cui si trovano a convivere anche quattro/cinque persone alla volta. Negli anni scorsi sono stati effettuati lavori, ma le sezioni di media sicurezza si trovano a fare i conti con problemi strutturali importanti che richiederebbero una urgente e costosa manutenzione. Il carcere di Bari, inoltre, non ha aree verdi. Il cortile esterno è lastricato di cemento e non esistono zone d’ombra, o un’area dove svolgere i colloqui con i familiari all’aperto. Infine, Taranto, dove oggi il numero degli ospiti è quasi doppio rispetto alla capienza, ha celle delle sezioni molto piccole e non sono presenti docce. Ma soprattutto, pur garantendo i tre metri quadrati di suolo calpestabile, non viene invece garantita la separazione tra adulti e giovani adulti. E anche qui c’è un’area verde che potrebbe ospitare detenuti e familiari nei mesi estivi per i colloqui ma non è mai stata attivata.
Situazioni quindi tutte difficili che con l’aumento delle temperature di questi giorni non fanno altro che peggiorare. Come si legge sempre nel report di Antigone, sarebbe necessario ripensare questi spazi e costruirne di nuovi per sostituire queste strutture vetuste. Ma come risulta dalla relazione del ministero sull’amministrazione della giustizia relativa all’anno 2023, presentata in occasione della inaugurazione dell’anno giudiziario 2024, “di nuove carceri non si parla quasi più”.










