di Cesare Bechis
Corriere del Mezzogiorno, 17 luglio 2026
Da Foggia al Salento sì all’accordo con gli atenei per il diritto alla formazione. Il rettore Bellotti: “Strumenti di crescita culturale e per il reinserimento sociale”. I numeri sono ancora bassi, ma destinati a crescere. Parliamo dei detenuti nelle carceri pugliesi che, matricole o già studenti universitari, intendono completare questo percorso di studi. In tutto sono una cinquantina, sparsi nelle varie carceri pugliesi e iscritti agli atenei regionali. Nella casa circondariale di Lecce le matricole dell’anno accademico 2025-2026 sono 7, frequentanti sociologia, management turistico, giurisprudenza e studi geopolitici, e 10 agli anni successivi mentre da altri istituti di pena, da comunità e dai domiciliari ne arrivano altri 13. L’età di questa categoria di studenti varia dai 24 anni ai 76. Un uomo di 76 anni studia sociologia, uno di 72 giurisprudenza, ma UniSalento annovera anche un 41enne iscritto a Ingegneria aerospaziale.
Insomma, il diritto allo studio si applica anche in carcere e il reinserimento sociale è uno degli obiettivi più importanti. Prefigurando questo la Puglia rafforza la rete dei poli universitari penitenziari esistenti sull’intero territorio regionale. E un nuovo accordo quadro è stato sottoscritto dai rettori degli atenei pugliesi (Bari, Politecnico, Salento, Foggia, Lum), l’amministrazione penitenziaria e il garante dei detenuti. “L’intesa punta a favorire lo sviluppo culturale delle persone detenute negli istituti di pena - è scritto nel protocollo - riconoscendo nell’accesso all’istruzione universitaria non solo un presidio fondamentale di dignità e sapere, ma anche uno strumento concreto per favorire il percorso di reinserimento e risocializzazione delle persone detenute”. L’allargamento dell’accordo alla Regione e al Garante dei diritti dei detenuti rende concreti “i principi costituzionali di rieducazione della pena, promuovendo inclusione sociale, crescita culturale e opportunità di reinserimento”.
L’assessora alla Cultura e Conoscenza della Regione Puglia Silvia Miglietta mette in evidenza la semplificazione delle procedure e l’esonero dalle tasse regionali sul diritto allo studio per chi sta in carcere sottolineando che questa iniziativa “ci sembra un’applicazione fondamentale per garantire il diritto allo studio di tutte e tutti” e che questa intesa fornisce a detenute e detenuti “un’opportunità per accedere al mondo del lavoro una volta che si è scontata la pena”. Per il rettore dell’università di Bari, Roberto Bellotti, “garantire il diritto allo studio alle persone detenute significa offrire strumenti concreti di crescita culturale, consapevolezza e reinserimento sociale. Come sistema universitario pugliese, abbiamo creduto fortemente nella necessità di consolidare e ampliare il sistema dei Poli universitari penitenziari, promuovendo una collaborazione stabile tra Università, Amministrazione Penitenziaria, Regione Puglia e autorità di garanzia. È un passo importante verso un modello regionale integrato, capace di rendere l’istruzione universitaria sempre più accessibile, coordinata ed efficace”.










