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di Carmen Palma

Gazzetta del Mezzogiorno, 30 giugno 2026

Il cemento con cui sono costruite la quasi totalità delle carceri italiane accumula il calore durante il giorno e trasforma le celle in veri e propri forni, con punte fino a 15 gradi in più: un problema che si ripresenta ogni estate. Niente condizionatori, niente frigoriferi e celle troppo piene. Nelle carceri in cui il sovraffollamento è altissimo, come quelle pugliesi, l’emergenza caldo si è trasformata in una tortura per detenuti e poliziotti. E il problema si presenta ciclicamente ogni estate, difficile da gestire e da contenere.

“La situazione è nota - spiega Filippo Castellaneta, presidente della Camera Penale di Bari. In estate il caldo aggrava il problema del sovraffollamento, i cui ultimi dati sono allarmanti. Il carcere di Bari ospita 423 detenuti a fronte di una capienza di 296, a Turi e Altamura si arriva rispettivamente al 169% e al 173% di ospiti in più. Molti di questi, poi, sono stati condannati per pene brevi, e si ritrovano a vivere il carcere in un modo che esclude la dimensione altra, rieducativa, della detenzione”. 

E se da un lato scarseggiano anche i ventilatori, dall’altro ci sono i frigoriferi vietati da una circolare del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. A Bari, nello specifico, non sono mai stati disponibili all’interno delle celle. Mentre negli altri penitenziari secondo la nuova normativa “per ragioni di sicurezza”, si è disposto il loro spostamento in ambienti comuni dei reparti e un uso limitato da autorizzare su richiesta. Per bere un goccio d’acqua fresca, insomma, i detenuti delle strutture italiane sono costretti a “strappare” il refrigerio dalle sale colloqui o in altri spazi di comunità.

“Il cemento con cui sono costruite la quasi totalità delle carceri italiane - spiega invece Federico Pilagatti, segretario del Sappe, il sindacato della polizia penitenziaria - accumula il calore durante il giorno e lo rilascia lentamente la sera e la notte, impedendo il raffreddamento delle celle e dei reparti, trasformati in forni con punte fino a 15 gradi in più”. Il sindacato invoca l’intervento della magistratura come accaduto a Firenze, dove è stato disposto il sequestro di “sette sezioni detentive costringendo il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria a chiuderle con urgenza poiché fatiscenti”.

“Questo fenomeno impedisce il riposo notturno e mantiene stanze di pochi metri quadrati superaffollate di detenuti, a temperature costantemente critiche, surriscaldando l’ambiente interno e rendendo le celle ed i reparti in cui opera la polizia penitenziaria invivibili”, ribadisce Pilagatti, che chiede “risposte concrete perché il governo al suo insediamento promise interesse per le problematiche dei penitenziari ma il sovraffollamento nazionale continua a crescere ed è al 135%, con la Puglia maglia nera con un sovraffollamento del 175%, con picchi del 220% e Taranto e Foggia”. 

“In questo periodo le carceri diventano una polveriera e Bari non è da meno - spiega Luigi Pannarale, garante dei diritti delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale del Comune di Bari. “Le strutture sono quelle che sono, e con la situazione attuale di sovraffollamento sono aumentate anche le ore del giorno in cui le celle devono rimanere chiuse. E quindi questo crea una situazione ancora maggiore invivibilità. Ovviamente gli agenti e il direttore fanno il possibile per distrarre i detenuti da questa situazione di disagio, ma la situazione di per sé è difficile”.