di Redazione Ristretti Orizzonti
Ristretti Orizzonti, 24 maggio 2026
Emozione per l’intervento di don Claudio Burgio, cappellano del carcere minorile di Milano, e per le testimonianze dei detenuti. “Punire i giovani?” è la domanda al centro della Giornata di studi nazionale che si è svolta nella Casa di Reclusione di Padova venerdì 22 maggio, organizzata dalla redazione della rivista dal carcere “Ristretti Orizzonti”. Una domanda preoccupata, e in qualche modo angosciante, perché se nella società si diffonde con tanta forza l’idea di punire in modo intransigente anche i ragazzi, i giovanissimi, vuol dire che quella società è malata e mette a rischio le giovani generazioni con la sua smania di distribuire punizioni sempre più dure.
È stato un venerdì davvero intenso. La Giornata di studi annuale, diventata ormai una consuetudine da quasi trent’anni, è stata aperta da Maria Gabriella Lusi, direttrice della Casa di Reclusione, e ha visto la presenza del Vice Capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria Massimo Parisi e di circa 500 persone da tutt’Italia: operatori penitenziari, del Terzo settore, insegnanti, studenti, magistrati, avvocati, operatori della Giustizia minorile, le assessore del Comune di Padova Margherita Colonnello e Francesca Benciolini.
Particolarmente significativa anche la presenza di circa 70 persone detenute con molti loro famigliari, le loro testimonianze, le loro ‘storie’ di dolore ed errore, sono state protagoniste, hanno coinvolto emotivamente i presenti, e sono state il filo rosso che ha permesso che gli interventi, davvero qualificati, di esperti non fossero teoria, ma un incontro tra le esperienze più dolorose degli autori di reati e le osservazioni e gli approfondimenti degli addetti ai lavori. Le testimonianze di detenuti non sono mai apparse improvvisate, ma frutto di un complesso e difficile lavoro di scavo in profondità, ogni giorno, intorno al tavolo della redazione di Ristretti Orizzonti.
Ma anche gli interventi degli ‘esperti’ sono stati al contempo testimonianze di persone attive da tempo ‘sul campo’, che ogni giorno si confrontano con questi ragazzi ‘difficili’ finiti in carcere spesso da giovanissimi: don Claudio Burgio,cappellano del carcere minorile Cesare Beccaria di Milano, Eraldo Affinati, nella veste di insegnante più che di scrittore, ma anche di fondatore di quella straordinaria esperienza della scuola Penny Wirton, dove si insegna l’italiano ai migranti in un rapporto di un insegnante per ogni studente, Paolo Tartaglione, pedagogista e presidente della cooperativa Arimo che in Lombardia si occupa di giovani autori di reati, Leopoldo Grosso, psicologo e psicoterapeuta e presidente onorario del Gruppo Abele, Gabriel Seroussi, giornalista free lance esperto di maranza, figura che incarna due delle categorie sociali più temute dalla maggior parte degli italiani: i giovani e le persone non bianche, Paola Brunese presidente del Tribunale per i minorenni di Napoli, Roberto Bezzi responsabile dell’Area Educativa della Casa di Reclusione di Bollate, Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta, direttore del Master “Prevenzione e trattamento della dipendenza da internet in adolescenza”, Francesco Pompei, esperto di ADHD, deficit d’attenzione la cui diagnosi precoce consentirebbe l’attivazione di interventi e trattamenti specifici, ma invece in carcere succede che l’ADHD spesso non è neppure diagnosticato.
Fin dall’inizio della giornata grandi emozioni, per l’intervento di Raoul, giovane ergastolano, che ha raccontato con sofferenza quello che è stato il suo sguardo di bambino sulle violenze in famiglia, finite poi in tragedia, ed emozione per l’intervento di don Claudio Burgio con quella sua idea coraggiosa e rivoluzionaria che “non esistono ragazzi cattivi”.
Nella lunga ed intensa giornata, coordinata da Adolfo Ceretti, criminologo da tempo ‘amico’ di Ristretti, e da Ornella Favero direttrice di Ristretti Orizzonti, uno spazio breve, ma intenso e appassionato è stato dedicato ai ‘ragazzi dentro’ attivi, oltre che a Ristretti, aTeatrocarcere di Maria Cinzia Zanellato, che hanno portato un assaggio di loro poesie, canzoni, musica….
Perfetta e partecipata la macchina organizzativa della Casa di Reclusione, ormai rodata dopo quasi trent’anni di convegni, convegni che anno dopo anno hanno proposto temi che sono diventati patrimonio innovativo e straordinariamente vivo del ‘mondo’ carcere: il coraggioso confronto tra vittime e autori di reato, gli affetti raccontati in una straordinaria Giornata di studi intitolata “Io non so parlar d’amore”, e poi una inedita visione della Giustizia che si richiamava alle parole di Papa Francesco, quando parlava di “Tenerezza e giustizia”, e lo scorso anno quel titolo secco “Disinnescare” per ricordare quanto è importante disinnescare la rabbia e l’aggressività e cercare sempre la via del dialogo e del confronto. Quel dialogo e quel confronto che nella Casa di reclusione di Padova sono gli strumenti che permettono di affrontare con passione e determinazione anche i momenti più difficili, gli ostacoli, le cadute, i fallimenti e le rinascite.
Il segreto di tutto ciò? Una cosa di per se facile ma che occorre desiderarla e praticarla: lavorare assieme, guardare ed essere guardati, ascoltare ed essere ascoltati. Su questa strada, il terzo settore rappresentato dal Coordinamento Carcere Due Palazzi e l’istituzione, da anni a Padova si sta lavorando.











