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Corriere della Sera, 2 agosto 2018

 

"Le rovine circolari", il nuovo spettacolo scritto e diretto da Armando Punzo per la compagnia della Fortezza, va in scena il 4 agosto alle 17 nell'arena creata appositamente alla centrale geotermica di Larderello.

L'energia dei luoghi e delle persone - Un grande evento collettivo, a ingresso gratuito fino a esaurimento posti, voluto in occasione delle attività per i trent'anni della compagnia formata dai detenuti del carcere di Volterra, che non vuole essere uno spettacolo fine a se stesso ma è concepito come la creazione di una grande opera d'arte, fruibile da tutta la comunità e che possa diventare simbolo di un territorio. Un'opera concepita come un grandissimo evento site specific che prenderà forma nell'area della Centrale Geotermica Enel Nuova Larderello, all'interno della quale una monumentale torre di raffreddamento è stata riconvertita a nuovo uso. Un luogo che sottolinea il forte legame simbolico fra tra la Compagnia della Fortezza e uno dei più interessanti siti di archeologia industriale esistenti in Italia, che si fa metafora di una esperienza artistica e culturale senza precedenti in quanto luogo di trasformazione e creazione di energia positiva.

Il refrigerante geotermico come tempio dell'arte - La parte superiore è stata demolita, mentre il basamento e l'opera inferiore sono stati mantenuti e ristrutturati dando forma ad una grande arena dall'acustica particolarissima (l'ambiente è delimitato dalle pareti basse della torre di raffreddamento) e dallo scenario suggestivo dovuto all'unione di grandiosi elementi di archeologia industriale a una moderna concezione di opera contemporanea. Il refrigerante geotermico sarà invaso di acqua come a creare un grande lago di forma circolare con musiche e ritmi percussivi eseguiti dal vivo che trasformeranno lo spettacolo in una gigantesca opera d'arte che sarà fruita dal pubblico in maniera totalmente diversa, e dallo stesso pubblico partecipante quasi ri-creato in una nuova veste e con anche quest'ultimo trasformato, a sua volta, in opera d'arte. Una scenografia magnificente, appositamente progettata, concepita come la gradinata di un antico tempio circolare, che diventerà parte integrante del sito trasformandolo in uno dei teatri all'aperto più unici al mondo.

Punzo e Borges - In autunno il tour in diverse città. Stavolta Punzo ha esplorato il mondo di Borges, i suoi personaggi sospesi tra realtà e sogno, in bilico tra infinite possibilità. Un lavoro drammaturgico che pesca nell'intera opera del grande scrittore argentino e si traduce in un raffinato gioco di riflessioni, movimenti individuali e corali, intermezzi e sottofondi musicali. Gli elementi borgesiani ci sono tutti: i libri, il labirinto, gli specchi.

Ma è l'acqua a sciogliere ogni certezza. Con Funes, il Virgilio della messa in scena incarnato da Punzo, si compone il firmamento letterario di Borges: da Cartaphilus, all'Uomo Grigio, da Emma Zunz ad Asterione. Costumi e trucchi tra il surreale e l'espressionismo. Recitazione intensa, questa è la fucina da cui è uscito un attore come Aniello Arena, ed altri già mostrano un talento naturale forgiato dallo studio. Colpisce ancora la qualità perseguita in ogni dettaglio. "Mai cedere nell'essere esigenti - dice Punzo, vincitore di 5 premi Ubu -. L'impegno è necessariamente totalizzante, fare una regia dietro le sbarre una volta ogni tanto non servirebbe a nulla, il carcere si riprende tutto".

"Le barriere? Sono dentro di noi" - Ma Punzo non sente l'urgenza della redenzione. "Ogni spettacolo non è pensato per i detenuti, ma per il pubblico. Voglio che attori e spettatori entrino in un'altra dimensione, dimenticandosi del carcere. Le barriere da superare sono dentro di noi". Eppure per i detenuti (quest'anno in scena circa 80) si tratta di un'esperienza che cambia il senso della loro esistenza. Mesi di studio, workshop intensivi, prove. Quando la famiglia di Punzo si arricchisce di assistenti e stagisti che fanno a gara per stare accanto a questo guru, prossimo ai 60 anni, con il carattere e il fisico di un ballerino di flamenco. Ora l'obiettivo è realizzare un centro di formazione stabile che irradi il metodo e la filosofia in altre strutture italiane. Poi, com'è giusto che sia, la regole del carcere riprendono il sopravvento. Una buona parte dei detenuti non ha il permesso di uscire per le recite in teatro. Arrivano a sostituirli anche gli ex carcerati che hanno conosciuto questa esperienza artistica. Sempre pronti a dare una mano, lancia (o meglio bambù) in resta.