di Noemi Penna
La Stampa, 18 luglio 2021
I dati dell'Osservatorio Placido Rizzotto e della Caritas non lasciano spazio a dubbi sulla salute dell'economia agricola nel nostro Paese. Con un approfondimento su quanto la pandemia abbia aggravato la situazione. 180 mila vittime del caporalato su oltre 2,6 milioni di lavoratori irregolari. La maglia nera dell'economia illegale italiana spetta proprio all'agricoltura. Un lato oscuro del cibo che troppo spesso dimentichiamo, per poi indignarci davanti agli ultimi casi di cronaca che coinvolgono i braccianti così come alla mancanza di manodopera, quando sentiamo dire c'è tanto lavoro nei campi ma nessuno lo vuole fare.
Le stime Istat sull'economia non osservata - che comprende sia l'economia sommersa che quella illegale - ne quantificano il volume in 211 miliardi di euro, con un'incidenza sul Pil dell'11,9%. "Il ricorso al lavoro irregolare, eludendo la normativa fiscale e contributiva, è da reputare al connotato strutturale del mercato del lavoro nazionale. Nel 2018, erano 2.656.000 i lavoratori subordinati in posizione irregolare e da sola l'occupazione irregolare, intesa come occultamento di valore economico riconducibile al ricorso al lavoro sommerso, vale 79 miliardi di euro", si legge nel V Rapporto Agromafie e caporalato a cura dell'Osservatorio Placido Rizzotto, che ha fotografato la situazione degli ultimi due anni.
E' stato stimato che nel 2017 le vittime del caporalato sono state fra le 140 e le 150 mila. Nel 2018 anche il Ministero del Lavoro ha prodotto una stima a riguardo, che ammontava a circa 160 mila mentre l'Osservatorio ha spostato ancora più in alto la stima, portandola a circa 200 mila unità: 180 mila è la media. "Le organizzazioni mafiose, in maniera diretta o indiretta, riescono ad infiltrarsi nel settore agroalimentare dirottando a loro vantaggio parti della ricchezza prodotta lungo la catena di valore che parte dalla semina fino al mercato, quindi al consumatore. Alle pratiche di sfruttamento vanno contrapposti i diritti dei lavoratori, diritti che vanno tutelati e garantiti a prescindere dalla nazionalità delle maestranze. E a questo si vanno a sommare anche le condizioni alloggiative: poiché una parte di questi ultimi vive all'interno di insediamenti di fortuna, come ghetti o baraccopoli, incrociando tale situazione con le basse retribuzioni si genera un circolo vizioso che rende praticamente impossibile fuoriuscire da questo perverso meccanismo emarginante".
L'agricoltura costituisce poi il settore dove si riversano gran parte delle donne migranti. "In questo ambito - proseguono dall'Osservatorio - emerge un maggior isolamento delle lavoratrici agricole che specularmente tende a caratterizzarsi con una forte dipendenza dal datore di lavoro, rendendo i rapporti particolarmente permeabili a forme di abuso, incluse quelle a sfondo sessuale. Anche le donne, come gli uomini, sono reclutate da caporali - o dalla "caporala", come accade nel brindisino e tarantino - o da datori di lavoro che mirano a sfruttare a loro vantaggio la loro maggior vulnerabilità e ricattabilità, soprattutto in presenza di figli o genitori a carico".
"Nonostante i successi sul piano investigativo e giudiziario favoriti dalla legge 199/2016 - ricordano i segretari generali della Cgil Puglia, Pino Gesmundo, e della Flai Puglia, Antonio Gagliardi nell'anniversario della morte della bracciante Paola Clemente in un vigneto di Andria, diventata simbolo della lotta al caporalato e allo sfruttamento nelle campagne - ancora migliaia di lavoratori e lavoratrici sono vittime di sfruttamento, violazione dei diritti e sottosalario. E in questi anni altri lavoratori hanno pagato con la vita le insostenibili condizioni di lavoro imposte dai caporali, ultimo il 27enne maliano Camara Fantamadi, deceduto nelle campagne del brindisino". Ma su 260 procedimenti monitorati, più della metà - per l'esattezza, 143 - non riguardano il Sud Italia. Tra le regioni più colpite, oltre a Sicilia, Calabria e Puglia, ci sono il Veneto e la Lombardia, seguite da Emilia Romagna, Lazio e Toscana. In ogni area censita nella decennale attività dell'Osservatorio Placido Rizzotto "si registra la coesistenza di diverse categorie di lavoratori agricoli. A fianco degli occupati con contratti regolari sono attive componenti irregolari sottoposte a forme variegate di sfruttamento, con differenti gradazioni di stato di bisogno e vulnerabilità. Una situazione che determina un'accentuata sofferenza occupazionale riassumibile nel vassallaggio e nella sottomissione ai caporali e agli sfruttatori". E a una situazione già grave, si è sommata la pandemia che ha inevitabilmente avuto conseguenze anche su questo settore.











