di Francesca Caferri
La Repubblica, 8 novembre 2022
Gli organizzatori temono le proteste delle minoranze e dei discriminati. “Siamo stanchi dei doppi standard. È ironico che certi commenti su di noi vengano da Paesi in Europa che si definiscono democrazie liberali. È una cosa arrogante, e se devo essere franco, razzista”. A meno di due settimane dall’inaugurazione dei Mondiali di calcio in Qatar, i guanti sono definitivamente volati via e le critiche che sin dal momento dell’assegnazione hanno accompagnato questa edizione della Coppa del mondo sono esplose. Protagonista dell’ultimo botta e risposta è stato il ministro degli Esteri qatarino Mohammed bin Abdulrahman Al-Thani, che in un’intervista alla Frankfurter Allgemeine Zeitung ha risposto senza mezza termini alle critiche arrivate nei giorni scorsi dalla Germania.
Parole dure che non bastano però a fermare la pioggia di critiche all’indirizzo di Doha. Il mancato rispetto dei diritti dei lavoratori, delle persone Lgbtq+ e delle differenti posizioni politiche, assieme alle accuse di aver comprato migliaia di tifosi con biglietti e soggiorni gratuiti a patto che cantino, applaudano e sventolino le loro bandiere, sono solo alcuni dei punti sollevati nei giorni scorsi.
Nel cuore della tempesta è finito il presidente della Fifa Gianni Infantino. Il suo invito alle squadre ad occuparsi solo di calcio ha provocato reazioni durissime. “Se vuole che il mondo si concentri sul calcio, la soluzione è semplice: la Fifa inizi ad occuparsi delle gravi questioni riguardanti i diritti umani anziché spazzarle sotto il tappeto”, ha detto il direttore del Programma giustizia sociale ed economica di Amnesty International, Steve Cockburn.
Alla sua hanno fatto eco molte altre voci. Da Londra un rapporto dell’associazione Equidem ha raccolto le testimonianze di decine di lavoratori africani e asiatici che hanno subito abusi sessuali, discriminazioni e sono stati costretti a lavorare senza paga e senza assistenza nei cantieri degli alberghi. Su giornali e tv di tutto il mondo si sono moltiplicate le testimonianze dei lavoratori rimandati a casa senza salario prima del fischio di inizio. Ed è tornata a farsi sentire la voce di Malcolm Bidali, guardia di sicurezza kenyota che lo scorso anno aveva denunciato in via anonima la vita dei lavoratori stranieri in Qatar, salvo essere individuato, incarcerato per tre mesi (di cui 28 giorni in isolamento) e infine espulso. “Tutto quello che dicono sulle riforme è falso”, ha scritto.
Giudizio in parte ingeneroso: negli ultimi anni il Qatar ha approvato le leggi più avanzate della regione in tema di tutela dei diritti dei lavoratori stranieri. Il problema è che l’applicazione di queste norme è rimasta spesso sulla carta, complice la fretta di costruire da zero le infrastrutture necessarie per una delle più grandi manifestazioni sportive del mondo. Di qui le critiche.
A pochi giorni dalla cerimonia di apertura, è evidente che tutto questo non è servito a fermare il Mondiale. Ma i campionati non saranno il trionfo che il Qatar auspicava e per il quale ha investito, secondo le stime, 300 miliardi di dollari. A disturbarli ci penseranno le fasce arcobaleno che indosseranno il capitano dell’Inghilterra, Harry Kane, e una decina di altri colleghi; le figurine, replica di quelle ufficiali, che al posto dei volti dei calciatori riprodurranno quelli dei lavoratori (6.500 secondo il Guardian) morti nei cantieri per i Mondiali; e altri gesti che di certo non mancheranno. Come quelli di sostegno ai movimenti di protesta di cui sono già stati protagonisti i calciatori iraniani.










