recensione di Stella GrilloVen
sulromanzo.it, 1 febbraio 2020
La letteratura come àncora di salvezza "Atonement. Storia di un prigioniero e degli altri" è un libro di Salvatore Torre, edito da Libreria Editrice Vaticana. Salvatore Torre è un detenuto dall'età di vent'anni che, nel tempo trascorso in carcere, ha scoperto l'amore per la cultura. Oggi cinquantenne, nel 2018 ha vinto il Premio Vatican News, mentre nel 2019 diventa uno scrittore con la pubblicazione del suddetto romanzo autobiografico, curato dalla giornalista Antonella Bolelli Ferrera e con un'introduzione del Mons. Dario Edoardo Viganò, vice-cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze e delle Scienze sociali della Santa Sede.
La riscoperta passione per la letteratura ha aiutato Salvatore a evadere dalla sua condizione di prigionia forzata. Con questo libro, infatti, consegna ai lettori la sua storia e quella di altri detenuti come lui, descrivendo con minuzia l'esperienza del carcere, i sentimenti e le sensazioni. Un excursus di vicende drammatiche dovute all'abbandono, alla malavita, alla devianza, agli ambienti sociali poco funzionali. Storie di vita nate in realtà malavitose, criminali, a volte spietate che sembrano già definire il destino di un individuo "colpevole" di esser nato in situazioni simili, quasi come se il fato prevalesse sul libero arbitrio del soggetto.
La pubblicazione ha un triplice valore, un'operazione letteraria che investe non solo lo stesso Torre, percorrendo un viaggio all'interno di se stesso e della propria esistenza, ma narrando anche di quelle vite silenziose e oscure che spesso aleggiano all'interno delle carceri e di cui non si sa niente, donando a chi è fuori una piccola finestra per capire quel mondo, spesso, sconosciuto all'esterno.
La scrittura ha un forte impatto emozionale, le parole possono sembrare incastonate da una certa ruvidità espressiva, e, a volte, trascendendo nel volgare proprio per mettere in risalto quel tipo di ambiente e di vita che si è costretti a vivere. Fra le pagine si ritrovano espressioni forti che sembrano proprio rievocare quello scenario malavitoso in cui, spesso e volentieri, è difficile intravedere un barlume di speranza.
Il microcosmo, il piccolo mondo che si vive, è quello di un carcere. Un contesto fatto di uomini e donne finiti nella spirale della criminalità e della devianza, a volte anche appena adolescenti. Una patina che non si scolla via facilmente, quando si attacca addosso. Quando si parla di carcere la prima cosa che balza alla mente è la libertà negata, quasi una sorta di sgretolarsi della propria identità, costretta a sopravvivere, forzatamente, in un luogo. La seconda cosa è la gestione del tempo, il da farsi dei detenuti che subiscono questa costrizione.
L'apposizione del termine Atonement all'inizio del titolo dell'opera non è casuale: il vocabolo deriva dall'inglese e in italiano possiede un duplice significato. Se, semanticamente può designare la riparazione di una colpa commessa, quindi, "l'espiazione", si può trovare un duplice significato che indica la salvezza, la "redenzione". I protagonisti della storia sono quindi consapevoli del male commesso, forse sollevati di porre rimedio ai misfatti, ai crimini, alle atrocità commesse, ma silenziosamente chiedono anche comprensione e pietà al lettore, che per la prima volta si avvicina a un mondo che sembra un limbo, una dimensione parallela.
Il carcere come un limbo di persone invisibili è quello che traspare dalle pagine di Salvatore Torre, che fluttuano tra le mura palesando il loro malessere e sperando di salvarsi e redimersi dai loro stessi errori. Lo scrittore probabilmente scrive con l'auspicio che il lettore non giustifichi le malefatte, ma ne comprenda le condizioni.
Torre è un ergastolano che ormai nel corso del tempo ha smembrato le sue colpe e i suoi reati, analizzandoli: il messaggio dell'autore è quindi volto a spiegare che vivere in una circostanze deviante non giustifica i comportamenti criminali, ma sicuramente rafforza le devianze commesse da chi, come lui, è stato costretto a vivere in atmosfere stantie e in condizioni di difficoltà. Riuscire a salvarsi, con queste premesse, è impossibile, soprattutto perché qualsiasi ragazzo è alla perenne ricerca dell'amore e dell'approvazione di chi gli sta vicino: un padre, le occasioni sociali, gli amici. Anche se dovesse significare avviare comportamenti criminali e distruttivi per raggiungere la tanto agognata approvazione. Questo è il messaggio dello scrittore, che se da un certo punto di vista sembra chiedere la misericordia del lettore, dall'altro meno emotivo traspare invece la voglia di far conoscere a chi legge la sua storia e le tantissime storie che aleggiano in quelle mura, chiedendo solo a chi è fuori di liberarsi dai preconcetti.
Salvatore Torre con la sua opera "Atonement. Storia di un prigioniero e degli" altri invita dunque a far capire al lettore che la vita è una lotta continua, e ognuno la affronta con gli strumenti a propria disposizione: un'esortazione che mira alla rinuncia del pregiudizio, verso realtà sociali che sono poco conosciute.










