sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Luca Rocca

 

Il Tempo, 19 luglio 2019

 

Delitto Borsellino. Il racconto choc di Murana, 18 anni dietro le sbarre da innocente. La sua vita è stata polverizzata dalle bugie di Vincenzo Scarantino, il falso pentito della strage di via D'Amelio a cui pm e giudici diedero incredibilmente credito per anni.

È stata annientata da quei 18 anni trascorsi in carcere ingiustamente, e solo perché il "picciotto" della Guadagna di Palermo venne ben istruito, ipotizzano oggi i magistrati, per accusare degli innocenti. E così oggi Gaetano Murana, che nonostante le sofferenze, i pestaggi e le angherie subìte non prova rabbia per Scarantino, ma se mai per chi lo ha obbligato a mentire, non può non dire che la sua vita "se l'è mangiata la giustizia".

A 27 anni dalla mattanza che ci portò via Paolo Borsellino e i suoi cinque agenti di scorta, quella bomba in via D'Amelio, infatti, costò cara anche a lui, che si è visto riconoscere la sua innocenza solo dopo un processo di revisione a cui si è giunti grazie alla tenacia del suo legale, Rosalba Di Gregorio.

Ed è stato Murana, ieri, a sfogarsi ripercorrendo il suo calvario causato, questa è la tesi dei magistrati, da un depistaggio per il quale oggi sono sotto processo tre dei poliziotti che gestirono il falso pentito, e sotto indagine due dei pm nisseni dell'epoca che ebbero in mano l'inchiesta. L'inizio delle fine data 18 luglio 1994. Murana quella mattina si stava recando al lavoro come ogni giorno, quando all'improvviso una Giulietta lo bloccò.

"Capii che erano agenti, pensavo mi volessero multare perché avevo preso un controsenso", afferma, ma mai avrebbe potuto immaginare che il fermo era collegato al pentimento di Scarantino, di cui aveva sentito parlare in tv proprio la sera prima.

I poliziotti "mi invitarono a salire sulla loro auto per portarmi in questura", racconta Murana, "ero convinto si trattasse di una questione di pochi minuti, ma poi accesero la sirena, fecero un testacoda e indossarono i passamontagna. Non capii più niente. Arrivati in questura, iniziò lo "spettacolo".

Iniziarono a picchiarmi e a darmele di santa ragione tino a farmi svenire. Mi hanno massacrato di botte. Io chiedevo loro il perché, ma arrivavano solo sputi e calci. E c'era anche una donna tra loro. Mi diede un calcio alla schiena che mi stese e mi sputò addosso. Io ero a terra, rantolavo. Poi mi sbatterono in camera di sicurezza".

Un barlume di speranza si fece strada nella testa di Murana solo quando la sera seppe che lo accusavano di aver preso parte alla strage di via D'Amelio. Consapevole di non saperne nulla, pensò a uno scambio di persona, e dunque a un'imminente liberazione. E invece no, perché Scarantino, lui ne venne informato solo il giorno dopo, lo aveva accusato di aver preso parte al piano per ammazzare Borsellino, "bonificando" e tenendo sotto controllo via D'Amelio. Eppure Murana non ce l'ha col falso pentito: "È una vittima come me - afferma - non voleva accusarmi. Dice di essere stato costretto da magistrati e poliziotti".

Ma certe cose non potrà mai cancellarle dalla mente: "Mi portarono nel carcere di Pianosa, e lì subii torture di ogni genere, minacce, violenze. Nel cibo c'erano vermi, scarafaggi e persino preservativi usati. Davano legnate senza motivo". Una vita annullata.

"Non odio nessuno, non provo rancore, mi sono molto avvicinato alla fede, per fortuna, ma niente e nessuno potrà ripagarmi questi 18 anni trascorsi in carcere, da innocente. Non ho visto crescere mio figlio, l'ho potuto vedere solo attraverso un vetro. Mia moglie è sulla sedia a rotelle per un ictus cerebrale. E sono senza un lavoro. Questa è una non-vita", confessa, per poi aggiungere: "Quando, durante il processo, guardo in faccia i tre poliziotti sotto accusa, loro abbassano gli occhi. Non capisco il perché".

Quanto ai due pm indagati, Murana ha poche parole: "Se hanno qualcosa da dire, lo facciano". Infine conclude: "A me dispiace molto per quello che è successo al dottor Borsellino. Provo grande stima per i suoi figli, e ringrazio Fiammetta per le parole che in più occasioni ha avuto nei nostri confronti".