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Avvenire, 19 gennaio 2020


L'ispettore generale, don Raffaele Grimaldi: occorre umanizzare i luoghi di reclusione per favorire il recupero del detenuto. Il ministro: fondamentale il ruolo dei sacerdoti nei percorsi di recupero. Carceri più umane. I cappellani degli istituti di pena lo hanno chiesto questa settimana, durante un incontro, al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.

Serve una "umanizzazione" dei luoghi di reclusione, per favorire il raggiungimento dello scopo a cui sono destinati: il recupero del detenuto. E dal Guardasigilli ieri è arrivato il riconoscimento sul ruolo dei cappellani. "I cappellani presenti nelle carceri svolgono una missione fondamentale nel percorso di rieducazione dei detenuti nell'interesse di tutta la collettività". Non solo: Bonafede ha aggiunto su Facebook che "umanità e capacità di ascolto riescono a portare conforto e speranza in un luogo difficile".

"Solo umanizzando questi luoghi di solitudine e sofferenza, si può aiutare chi è privato momentaneamente della libertà personale, a un vero recupero della persona" aveva commentato don Raffaele Grimaldi, ispettore generale dei 250 cappellani che operano nelle carceri italiane, dopo il colloquio con il Guardasigilli ieri in una sala del carcere femminile delle Mantellate, a Roma. "Gli istituti di pena, che per molti vengono intesi solo come luoghi di emarginazione e luoghi per custodire la sicurezza della società, possono divenire - aveva proseguito don Grimaldi - una vera e propria provocazione, uno stimolo, una sfida a far nascere e a interrogarci affinché il nostro mondo sia più misericordioso e più attento alle persone".

Accoglienza, recupero, mai puntare il dito contro chi ha sbagliato ma spalancare il cuore offrendo amore e misericordia: sono queste le strade per una vera trasformazione della persona, secondo il sacerdote."Non chiudiamo tra le sbarre la speranza - ha concluso l'ispettore dei cappellani - al contrario vorrei esortare la società civile ad essere sempre più accogliente verso coloro che hanno percorso vie sbagliate".

Spalancare le porte del cuore, offrendo amore e misericordia è stato alla fine l'augurio condiviso tra il ministro Bonafede e don Grimaldi. Per il ministro della Giustizia, riferisce il sito Vatican News, è molto importante il ruolo dei cappellani nel percorso di rieducazione perché svolgono un lavoro che è nell'interesse della collettività. Attraverso di loro, infatti, i detenuti scoprono la possibilità di cambiare, imparano la legalità "non come dovere ma come amore per le regole e come segno di rispetto nei confronti degli altri".