sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Liana Milella

 

La Repubblica, 20 maggio 2021

 

Tutto il centrodestra, più Italia Viva, firma l'emendamento di Costa di Azione che impone a chi affronta il concorso in magistratura di scegliere subito se vuole fare il pm o il giudice. E adesso rispunta la separazione delle carriere. Come anticipato lunedì da Repubblica, si materializza alla Camera l'emendamento di Enrico Costa di Azione che impone a chi si presenta per il concorso in magistratura di scegliere subito se vuole fare il pm o il giudice. Naturalmente una proposta del genere viene subito "acchiappata" da tutto il centrodestra. Nonché da Italia viva.

Così l'emendamento di Costa viene firmato subito anche da Riccardo Magi di Più Europa, nonché da Riccardo Turri della Lega con il pieno consenso di Giulia Bongiorno, da Catello Vitiello di Italia viva e da Pierantonio Zanettin di Forza Italia. Scontato che la proposta sia condivisa anche da Fratelli d'Italia. E così, per l'ennesima volta, si materializza di nuovo l'endemica spaccatura tra destra e sinistra nel governo che rischia di mettere in crisi le prossime riforme sulla giustizia. Di fatto, per la ministra Marta Cartabia non c'è pace.

La mossa di Costa - Deputato con Forza Italia dal 2006, sottosegretario alla Giustizia e poi ministro per gli Affari regionali, il cuneese Enrico Costa, figlio d'arte - suo padre è stato il leader liberale Raffaele Costa - maneggia con abilità ed esperienza tutti i trucchi parlamentari. Tra cui sicuramente il gioco degli emendamenti e degli ordini del giorno. Con obiettivi fissi, da avvocato qual è, pretende una giustizia "giusta" e garantista. Passato con Carlo Carlo Calenda ad agosto dell'anno scorso, Costa sta trascinando la destra della maggioranza sulla giustizia.

È stato così, nell'ordine, sul recepimento della direttiva Ue sulla presunzione d'innocenza, sull'obbligo per il pm di ottenere anche il via libera del gip sui tabulati telefonici, adesso sulla separazione delle carriere. Che fa Costa? Sfrutta i provvedimenti che arrivano in aula. Come nel nostro caso. Dal Senato giunge il decreto sulla nuova formulazione dei concorsi per la magistratura in tempi di pandemia. Marta Cartabia, per uscire dall'impasse dei rinvii delle prove, propone una procedura più rapida. Il candidato, anziché affrontare tre prove scritte, diritto penale, diritto civile, diritto amministrativo, potrà scegliere due prove su tre.

A questo punto che s'inventa Costa? Che il destino potrebbe giocare un brutto scherzo al futuro pubblico ministero. "Potrebbe verificarsi un paradosso - scrive Costa nella premessa al suo emendamento - ovvero che un futuro pubblico ministero non abbia svolto e non sia stato giudicato sulla prova scritta di diritto penale".

Oplà! E allora? Il nostro stabilisce che "tra le prove concorsuali scritte che devono sostenere i candidati che intendono accedere alla funzione requirente, debba essere inclusa necessariamente quella di diritto penale". E qual è la strada? Semplice, "il candidato deve integrare la domanda di partecipazione al concorso, dichiarando a pena di inammissibilità se intende accedere a posti nella funzione giudicante ovvero a quelli nella funzione requirente".

Che è come dire, entra nell'ordinamento dalla finestra la separazione delle carriere, per la quale invece sarebbe assolutamente necessaria una modifica costituzionale, visto che la nostra Carta prevede un ordine unico. Invece il furbo Costa che fa? Scrive quanto segue: "L'indicazione fatta dal candidato nella domanda di partecipazione al concorso costituisce, al momento dell'attribuzione delle funzioni, titolo preferenziale per la scelta della sede di prima destinazione e tale scelta, nei limiti delle disponibilità dei posti, avviene nell'ambito della funzione prescelta".

L'entusiasmo di Iv e della destra - Costa mostra l'emendamento ai suoi colleghi, il forzista Zanettin, il leghista Turri, Vitiello di Iv, e subito tutti firmano.

Voci raccontano che a essere spiazzato sarebbe il sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto, recentemente rimproverato dalla Guardasigilli Cartabia per le sue troppe ed entusiastiche interviste in cui dà per scontato che la riforma della giustizia stia virando a destra. Tra lo sconcerto di M5S, che giusto ieri ha chiesto l'incontro bilaterale alla ministra a cui potrebbe partecipare anche Giuseppe Conte, e il Pd costretto a schierarsi con M5S contro le continue pretese super garantiste della destra che rischiano di squilibrare tutta la riforma della giustizia.

Un emendamento inammissibile? In realtà il presidente della commissione Giustizia della Camera Mario Perantoni - di fronte all'emendamento di Costa e soci - potrebbe giocarsi una carta, quella dell'inammissibilità. Perché contiene di fatto un vulnus costituzionale. Non solo. È chiaro che il decreto sui concorsi non può logicamente diventare la sede per discutere una questione monumentale come la separazione delle carriere. Al massimo, la richiesta di Costa potrebbe diventare un ordine del giorno in sede di voto in aula.

Senza considerare che il decreto sui concorsi è chiaramente legato all'emergenza Covid, quindi, a regime, le prove scritte per le future toghe resteranno sempre tre. Un ultimo ostacolo è quello dell'urgenza, perché il decreto risponde all'esigenza - com'è già avvenuto per gli avvocati - gli espletare le procedure concorsuali nel più breve tempo possibile. Un ulteriore passaggio al Senato del decreto per una nuova lettura ne rallenterebbe l'iter.

Una zeppa in vista della riforma del Csm - Ma è fin troppo evidente che l'emendamento di Costa guarda alla prossima settimana e agli emendamenti che scadono già lunedì per la riforma del Csm e dell'ordinamento giudiziario. È la terza riforma importante sulla giustizia, dopo quella del penale e del civile. È anche quella che contiene la nuova legge per eleggere il futuro Csm, nonché le regole contro il correntismo. Insomma, forse, dal punto di vista della credibilità morale di un'istituzione come il Csm e della magistratura stessa, è la riforma più importante tra quelle in discussione.

Ebbene, l'emendamento di Costa sulle carriere punta proprio all'assetto futuro della magistratura, in cui cada, o sia ridotta al minimo, la possibilità di passare da una carriera all'altra.

Ma è altrettanto certo che sugli emendamenti, in commissione Affari costituzionali dov'è in calendario il decreto sul concorso in magistratura, domani si andrà a uno scontro sulla possibilità di votare quello proposto da Costa e sottoscritto dagli altri partiti.

Una dinamica tipica per gli emendamenti, come dimostra il caso della "potatura" del presidente Mario Perantoni, di M5S, questa volta in commissione Giustizia, sui 721 presentati alla riforma penale. Il presidente annuncia di averne "potati" 80 perché "non sono connessi ai temi della prescrizione e della velocizzazione, efficientamento e deflazione del processo penale". I gruppi possono fare ricorso entro venerdì. Giovedì prossimo invece, sempre in commissione Giustizia, sarà sentito l'ex presidente della Consulta Giorgio Lattanzi, questa volta nella veste di presidente del gruppo di lavoro cui Cartabia ha affidato lo studio degli emendamenti da presentare al processo penale.