di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 22 luglio 2021
"L'amministrazione penitenziaria ha mancato di indagare al proprio interno". Queste le parole della ministra della Giustizia Marta Cartabia, riferendo sulle violenze nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, in Aula alla Camera. Dichiarazione forte, perché la ministra stessa afferma che qualcosa non ha funzionato e per questo ha deciso subito di correre ai ripari. "Occorre far luce su quanto accaduto nelle carceri italiane nell'ultimo anno - ha riferito in aula la guardasigilli - a cominciare dalle rivolte dei detenuti e dalle conseguenti azioni poste in essere dagli operatori penitenziari. Per questo, è stata costituita una commissione ispettiva interna. Chi è in un carcere è nelle mani dello Stato. E dai rappresentanti di quello Stato deve sapere di poter essere trattato nel rispetto di tutte le garanzie".
La ministra ha annunciato quindi che la Commissione ispettiva visiterà tutti gli istituti penitenziari interessati dalle manifestazioni di protesta o da denunce o segnalazioni relative ai gravi eventi occorsi nel marzo del 2020. Ha sottolineato che il suo mandato consiste nell'approfondire la dinamica dei fatti, al fine di accertare la legittimità e la correttezza di ogni iniziativa adottata. "L'amministrazione penitenziaria deve essere capace di indagare al proprio interno. Deve capire ed essere essa stessa in grado di portare alla luce eventuali violazioni. I fatti di Santa Maria Capua Vetere, emersi solo a seguito degli atti dell'autorità giudiziaria, denotano che questa capacità di indagine interna è mancata almeno in questa occasione", ha detto forte e chiaro la ministra Cartabia.
Con l'informativa presentata alla Camera, la guardasigilli ha esordito affermando che è un dovere riflettere sulla contingenza - e sulle cause profonde - che hanno portato un anno fa "ad un uso così smisurato e insensato della forza nel carcere di Santa Maria Capua Vetere". Sentito il ricordo del 21 luglio di 20 anni fa, a Genova, quello dei giorni del G8, dove - ha sottolineato - "succedevano fatti di una violenza altrettanto inaudita".
Sempre al Parlamento, la ministra ha ribadito che occorre guardare in faccia tutti i problemi, spesso cronici, dei nostri istituti penitenziari, affinché "non si ripetano atti di violenza né contro i detenuti, né contro gli agenti della polizia penitenziaria, tutto il personale", e ha evidenziato che "il carcere è lo specchio della nostra società. Ed è un pezzo di Repubblica, che non possiamo rimuovere dallo sguardo e dalle coscienze".
La ministra guarda oltre spiegando che è riduttivo parlare di "mele marce", per questo ha ribadito che "i mali del carcere, perché non si ripetano episodi di violenza, richiedono strutture materiali, personale e formazione. Dobbiamo rimediare al fatto che le condizioni sono così peggiorate che il lavoro e le condizioni di vita dei detenuti diventano insopportabili". Per questo, ha evidenziato la ministra, se da una parte c'è la responsabilità penale, dall'altra c'è la responsabilità "politica" a causa della "disattenzione con cui per anni si è lasciato che peggiorassero le condizioni di chi si trova in carcere e di chi in carcere ogni giorno lavora".
Nel carcere campano, ha osservato "quel giorno la temperatura era insopportabile e non c'è acqua corrente: ci sono pozzi e l'acqua viene distribuita con le taniche". La ministra ha poi spiegato che è prevista la costruzione di 8 nuovi padiglioni, uno proprio a Santa Maria. "Non solo nuovi posti letto. Nuove carceri servono, nuovi spazi servono e ci saranno - ha spiegato -. Non solo posti letto ma anche nuovi spazi per il trattamento dei detenuti". Importante, in un passaggio della sua informativa al Parlamento, dove sottolinea la necessità di dotare gli istituti penitenziari di "una capillare videosorveglianza, a garanzia di tutti". E nella riunione con i provveditori degli istituti regionali, la ministra rivela che è stato toccato anche il tema del codice identificativo per gli agenti. "Tema su cui sto facendo una riflessione", ha sottolineato la guardasigilli.










