di Giovanni Maria Jacobazzi
Il Dubbio, 24 novembre 2020
Elezione del presidente rinviata. "Ma non si torna alle urne". "Non credo sia facile indire nuove elezioni", dichiara Andrea Reale, giudice a Ragusa e fra i promotori di "Articolo Centouno", il gruppo nato all'indomani dell'affaire Palamara in contrapposizione alla deriva delle correnti al Csm. Il magistrato, eletto col più alto numero di preferenze, nella sua lista, al comitato direttivo centrale dell'associazione, commenta col Dubbio l'ennesima fumata nera per la scelta della nuova giunta e del presidente.
Lo stallo si trascina ormai da settimane. La riunione del Cdc (il cosiddetto "parlamentino") tenutasi lo scorso fine settimana, si è conclusa con un nulla di fatto. Il cartello progressista Area e le toghe centriste di Unicost non hanno, infatti, i numeri per dar vita a una giunta di maggioranza. Fondamentale sarebbe l'appoggio dei quattro rappresentanti eletti da Autonomia & Indipendenza, il gruppo di Piercamillo Davigo, i quali però hanno già manifestato al riguardo la loro contrarietà.
L'unica soluzione, proposta sempre da Area, sarebbe allora quella di una giunta unitaria, fra tutte le correnti, guidata dal pm milanese e presidente uscente Luca Poniz, magistrato del gruppo progressista risultato di gran lunga il più votato fra tutti i candidati al direttivo. Un mandato secco di quattro anni, senza rotazione come in passato. Magistratura indipendente, il gruppo moderato, vede però questa opzione come il fumo negli occhi.
La parola d'ordine dalle parti di "Mi" è "discontinuità", e quindi indisponibilità assoluta a una nuova investitura per Poniz. E i "Centouno"? In cambio della loro partecipazione a una giunta unitaria hanno chiesto che fra i punti programmatici di mandato vi sia la rotazione dei dirigenti negli uffici giudiziari e il sorteggio dei togati del Csm. Due proposte irricevibili da parte del gruppo progressista.
Considerato l'impasse, lo scioglimento e le nuove elezioni sarebbero nell'ordine delle cose. Ma, come affermato da Reale, si tratta di una strada difficilmente percorribile. Fra i motivi di contrarietà a una giunta unitaria, per molte toghe di "Mi" ci sarebbe poi il fatto che all'esterno un'operazione simile verrebbe letta come un déjà-vu, risulterebbe quindi difficilmente comprensibile. Nella memoria dei magistrati di Magistratura indipendente è ancora fresco il ricordo degli attacchi ricevuti dopo lo scoppio dell'affaire Palamara.
In via riservata, alcuni membri del "parlamentino" hanno affermato, con ironia ma fino a un certo punto, di avere nostalgia per i tempi in cui l'Anm era monopolizzata da Palamara. L'ex presidente dell'Anm, espulso dalla magistratura il mese scorso, è stato - dato ormai acclarato dalla lettura delle chat - per anni il punto di "equilibrio" dell'associazionismo giudiziario.
Il suo ufficio al Csm era come una stanza di compensazione in cui, cercando di non scontentare nessuno, aveva creato una sorta di manuale Cencelli togato per la distribuzione degli incarichi. Dalle nomine "a pacchetto" in Cassazione a quelle in contemporanea nei distretti di Corte d'appello per evitare sorprese. La dote principale di Palamara era quella di accordarsi, a seconda del momento, con la sinistra giudiziaria di Area o con la "destra" di "Mi".
Anche sul fronte politico, l'equilibrismo era ai massimi livelli. Attaccando il centrodestra berlusconiano, celebre la sua dichiarazione contro il Cav il cui unico obiettivo di governo sarebbe stato quello "di screditare i magistrati agli occhi dell'opinione pubblica per giustificare interventi legislativi che favoriscono solo l'illegalità", ma poi cercando un accordo con i laici forzisti per nominare David Ermini (Pd) alla presidenza del Csm, in una sorta di Nazareno togato. Saltato Palamara il sistema è ingovernabile.
A ciò devono aggiungersi i conti aperti. Se il sistema Palamara ha funzionato per anni - la lettura delle chat è ampiamente esaustiva in proposito - la decisione del procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi di "assolvere" la maggior parte dei magistrati che con Palamara si interfacciavano per avere una nomina, ha suscitato più di un maldipancia.
"Ritengo che il potere di cestinazione senza controllo vada al più presto abolito e che, nel caso in esame, per la gravità dei fatti emersi dalle chat e per il discredito prodotto alla magistratura, la Procura generale presso la Cassazione dovrebbe usare la ' cortesia' di rendere conoscibili i motivi per i quali condotte che sembrano di analoga gravità siano rimaste senza capi di accusa e senza accusati", aveva affermato la scorsa settimana sempre Reale. Cosa succederà adesso? Difficile dirlo. Il prossimo incontro è in calendario il 5 dicembre. Laconico il commento finale di Reale: "È una situazione incresciosa".











