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di Concetto Vecchio


La Repubblica, 30 maggio 2020

 

Le polemiche per gli sviluppi dell'inchiesta su Palamara spingono il Colle a stilare una nota: "Serve subito una riforma dell'organo". "Grave sconcerto e riprovazione per quanto emerso", ovvero "la degenerazione del sistema correntizio e l'inammissibile commistione fra politici e magistrati", ma no allo scioglimento del Csm, perché sarebbe "una valutazione discrezionale".

Ora urge tuttavia una riforma dell'autogoverno della magistratura, che il ministro della giustizia, Alfonso Bonafede, e il Parlamento si devono affrettare a varare. Tirato per la giacca dal centrodestra, Lega in testa, che gli chiedeva da giorni un intervento sul Consiglio superiore della magistratura - dopo la pubblicazione delle chat dell'ex presidente dell'Anm Luca Palamara - il presidente della Repubblica Sergio Mattarella risponde con una nota scritta.

Vi spiega tre cose. Primo. Non ci sono le condizioni per sciogliere il Consiglio, come richiesto ancora ieri da Matteo Salvini: "può essere sciolto in anticipo soltanto in presenza di una oggettiva impossibilità di funzionamento, condizione che si realizza se viene meno il numero legale dei presenti".

Non è questo il caso. Il Csm, che scade nel 2022, è pienamente funzionante "impegnato nello svolgimento della sua attività istituzionale". Secondo. Il Capo dello Stato non è intervenuto finora nel merito del caso Palamara, perché sono in corso "un procedimento penale e diversi procedimenti disciplinari".

E "qualunque valutazione da parte del Presidente della Repubblica potrebbe essere strumentalmente interpretata come una pressione su chi è chiamato a giudicare in sede penale o in sede disciplinare". Palamara è da un anno sospeso dalle funzioni di magistrato e dallo stipendio. Il procedimento nei suoi confronti e di altri cinque ex consiglieri è in corso. Ogni intervento avrebbe il sapore di un'interferenza.

Terzo. Mattarella ha ricordato che il presidente del Csm parla nelle sedi proprie. Lui lo ha fatto un anno fa, il 21 giugno 2019. Il caso Palamara - l'inchiesta sull'attività indebita nelle promozioni dei magistrati - era appena scoppiata e Mattarella denunciò il "quadro sconcertante" emerso dalle carte. In quella cornice invitò a fare le riforme. Parole inascoltate.

Un anno dopo il cambiamento non c'è ancora. Pertanto le ripete di nuovo, auspicando "una riforma che contribuisca - unitamente al fondamentale e decisivo piano dei comportamenti individuali - a restituire appieno all'ordine giudiziario il prestigio e la credibilità incrinati". Soltanto l'altro giorno la maggioranza giallorossa ha trovato in un vertice in via Arenula un accordo, che dovrà andare in consiglio dei ministri, sulla modalità di elezione con la quale le 9.500 toghe dovrebbero eleggere i componenti del loro parlamentino: ballottaggio col doppio turno. Riformare il Csm spetta al Parlamento, ricorda il Quirinale. Ieri l'ex ministro della giustizia Giovanni Maria Flick, sul Foglio, aveva auspicato un messaggio del Capo dello Stato al Parlamento.

"Un messaggio risulterebbe improprio per sollecitare iniziative legislative annunciate come imminenti", scrive il Capo dello Stato. E fa notare, ai fautori dell'azzeramento, che lo scioglimento del Csm provocherebbe un rallentamento "dai tempi imprevedibili dei procedimenti disciplinari in corso nei confronti dei magistrati incolpati".

Insomma, ci sono più messaggi: al centrodestra, ma anche al Parlamento e al governo. La bussola del capo dello Stato, ricorda Mattarella, è la Costituzione. L'intervento è stato apprezzato dal centrodestra. A Salvini è piaciuto il riferimento "allo sconcerto e alla riprovazione".

Annamaria Bernini (Forza Italia) l'ha definito "costituzionalmente impeccabile". "Ancora una volta il Presidente ci indica una strada, che è quella migliore: se le forze politiche hanno qualcosa da dire hanno la possibilità di fare una riforma", ha commentato il ministro Bonafede.