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di Damiano Aliprandi


Il Dubbio, 5 gennaio 2021

 

La lettera dei detenuti del carcere di Torino al Dubbio. "Aumentano i contagi, aumenta l'angoscia, s'incrementa la rabbia e la sfiducia!". Così scrivono, in una lettera a Il Dubbio, i detenuti e le detenute del carcere di Torino, preoccupati per il Covid 19. Manifestano, soprattutto, la delusione a proposito delle misure deflattive introdotte dal governo.

"Facciamo presente - denuncia la popolazione detenuta - che qui a Torino sono state dichiarate ammissibili solo 16 istanze, soggette comunque alla discrezionalità dei magistrati di sorveglianza". Davvero poca cosa, a fronte di 1.300-1.400 detenuti del carcere piemontese.

Nella lettera, i reclusi sottolineano il fatto che l'articolo 30 (la detenzione domiciliare) inserito nel decreto ristori ha creato, di fatto, delle diseguaglianze rispetto al diritto alla salute. Sì, perché vengono esclusi i condannati rientranti dei reati cosiddetti ostativi (4 bis) e anche chi ha reati minori ma una pena superiore ai 18 mesi. "Hanno meno diritti di altri?", si chiedono sempre i detenuti e detenute del carcere di Torino.

"Il sovraffollamento non si riduce - scrivono ancora nella lettera -, i contagi galoppano, queste "soluzioni" prese dallo Stato non ci bastano!". Osservano anche che il loro diritto all'affettività ne risente moltissimo durante questa seconda ondata, "pur essendo una tutela anche per i nostri cari - sottolineano i detenuti - il blocco di colloqui e permessi grava sui nostri stati d'animo e su quello dei nostri affetti". Chiedono il rispetto della loro dignità, perché "questo sacrificio non era previsto nelle nostre sentenze" e "almeno in un momento come questo, di totale e straordinaria emergenza, ci aspettiamo l'uso della civiltà".

Ma quindi cosa chiedono i detenuti e detenute del carcere di Torino? "Chiediamo la modifica dell'articolo 30 del decreto ristori, misure meno afflittive estese a tutta la popolazione detenuta". Ma soprattutto, ci tengono a sottolineare, sostengono chi protesta e sciopera pacificamente. Questo per chiedere di "aumentare la liberazione anticipata, proposta legge di Nessuno tocchi Caino e del deputato Roberto Giachetti". Una richiesta "con effetto retroattivo al 2015, anno in cui viene sospesa la liberazione anticipata speciale ed estesa a tutta la popolazione detenuta", perché il Covid-19 non "chiede se hai o meno l'ostativo".