di Cristana Mangani
Il Messaggero, 27 ottobre 2020
C'è un diritto a manifestare che deve fare i conti con qualcosa di più elevato e importante, il diritto alla sicurezza e alla salute. Cesare Mirabelli, ex presidente della Corte Costituzionale, riconosce il valore di entrambi, anche se sottolinea: "Le diversità di opinioni rientrano nella normale logica dei rapporti. Ma non si possono giustificare le proteste, se è a rischio la salute".
Il nuovo Dpcm ammette unicamente riunioni statiche: sit in o piccoli cortei, dove deve essere rispettato il distanziamento previsto dalla legge. "La storia ci insegna - considera ancora il giurista - che in situazioni di disagio si tende a slabbrare il tessuto sociale. Non è una novità, poi, che ci sia chi tenti di infiltrarsi per creare disordini. Già in passato è accaduto e si ripeterà di nuovo".
Come limitare le tensioni? In che modo punire chi soffia sul fuoco della crisi? Far pagare i danni a chi distrugge le città potrebbe essere un buon sistema, "ma difficilmente - sottolinea l'ex presidente della Consulta - si riesce a identificare queste persone.
Meglio sarebbe se gli stessi manifestanti pacifici tenessero fuori dalla loro protesta gli infiltrati, se non gli dessero la possibilità di provocare distruzione e caos. Se riuscissero ad arginarli, anche le loro istanze potrebbero raggiungere più facilmente" i palazzi del potere. Perché la violenza offusca tutto il resto, e anche la sofferenza di chi chiede di lavorare viene puntualmente schiacciata dai raid e dagli estremismi.
Secondo Mirabelli - pur senza critica - una delle cause per questa situazione potrebbe trovarsi nella carenza di dibattito. "Vanno sempre valutate le riserve che vengono espresse - spiega - prima di poterle escludere. Forse se ci fosse stato un maggiore e più chiaro dibattito parlamentare, si sarebbero potute contenere, almeno in parte, le tensioni. Se, a esempio, si fosse istituita una Commissione bicamerale con il compito di controllare gli atti del governo, i temi ora contestati avrebbero potuto essere analizzati più a fondo. E mi illudo - aggiunge il giurista - che questo avrebbe potuto limitare il dissenso". In ogni caso - a suo dire - le violenze, tutte, vanno contrastate: "La violenza non è mai ammessa, va sempre combattuta ed esclusa".
Da esperto di legge, poi, non può non rilevare che in questo scenario qualcosa è mancata: "La pubblica amministrazione avrebbe dovuto essere più pronta a registrare l'emergenza. Penso ai trasporti, assolutamente insufficienti. E penso alla scuola: perché non fare i doppi turni? Sarebbero possibili e certamente non andrebbero a urtare l'organizzazione scolastica".
"Nella prima fase del lockdown - sottolinea ancora - gli italiani si sono comportati in modo veramente responsabile. Di recente una cittadina svizzera ha dichiarato di voler venire in Italia perché qui si sentiva più garantita vista la condotta tenuta dai cittadini e le regole imposte per contenere il virus. Ora, certamente, la situazione è molto più complicata. Sono convinto che vadano bene i bonus e i ristori per chi si sta trovando in difficoltà, ma ritengo soprattutto che le persone stiano manifestando il loro malessere, perché quello che vogliono veramente è soltanto poter vivere del loro lavoro".










