di Simona Musco
Il Dubbio, 17 novembre 2020
Il parlamento di Strasburgo approva una risoluzione per "salvare" i valori dell'Ue. Sì a larga maggioranza: "Rispettare le garanzie degli imputati, soprattutto l'accesso alla difesa e quello a un giusto processo". "I valori europei devono prevalere anche in stato di emergenza pubblica".
Il che vuol dire anche garantire i diritti degli imputati, soprattutto quella alla difesa, nonché quello ad un giusto processo. A stabilirlo è l'Unione Europea, attraverso una risoluzione della Commissione libertà civili, votata a larga maggioranza (496 voti favorevoli, 138 contrari e 49 astensioni), attraverso la quale viene rimarcato l'invito a non trasformare la pandemia in una scusa per ridurre gli spazi di libertà dei cittadini.
Così come non deve diventare una scusa per legiferare aggirando il controllo del Parlamento, attraverso un abuso del potere legislativo in capo al governo. Un'urgenza avvertita praticamente da tutti i parlamentari europei, che durante il dibattito di giovedì con il Commissario per la Giustizia, Didier Reynders, hanno espresso "preoccupazione per i diritti dei cittadini e dei gruppi vulnerabili in diversi paesi Ue in cui sono state adottate delle misure di emergenza".
Nella risoluzione un capitolo è dedicato a carceri e giustizia. Con la constatazione che la crisi pandemica ha influenzato, con le restrizioni che ha prodotto, i sistemi giudiziari, con la chiusura temporanea di numerosi tribunali o la riduzione delle loro attività, "cosa che si è in alcuni casi tradotta in ritardi e tempi di attesa più lunghi per le udienze". I diritti procedurali degli indagati e il diritto a un giusto processo sono, dunque, "sotto pressione, poiché l'accesso agli avvocati è diventato più difficile a causa delle restrizioni generali e perché i tribunali fanno sempre più spesso ricorso alle udienze online". Da qui l'invito agli Stati membri a garantire i diritti degli imputati, "compreso il loro libero accesso a un difensore, e a valutare la possibilità di udienze online come soluzione e alternativa alle udienze in tribunale o al trasferimento degli indagati in altri Stati membri dell'Ue nell'ambito del mandato d'arresto europeo". È importante, soprattutto, il rispetto di tutti i principi che disciplinano i procedimenti giudiziari, compreso il diritto a un processo equo e a tutelare "i diritti e la salute di tutte le persone in carcere, in particolare i loro diritti all'assistenza medica, ai visitatori, al tempo all'aperto e alle attività educative, professionali o ricreative".
Le misure di emergenza nazionali, secondo l'Ue, rappresentano un "rischio di abuso di potere" e qualsiasi restrizione che riguardi democrazia, Stato di diritto e diritti fondamentali deve essere "necessaria, proporzionale e limitata nel tempo". Sono, dunque, necessari "controlli adeguati ed equilibri parlamentari e giudiziari".
Esattamente quello che, in questi mesi, ha chiesto l'opposizione in Italia, che ha duramente contestato il ricorso ai dpcm, che poco spazio hanno lasciato al dibattito parlamentare. Nella risoluzione viene evidenziato che anche in uno stato di emergenza "i principi fondamentali dello Stato di diritto, della democrazia e del rispetto dei diritti fondamentali devono prevalere".
Le misure straordinarie dovrebbero, infatti, "essere accompagnate da una più intensa comunicazione tra governi e parlamenti", per evitare anche che la pandemia diventi una scusa per scavalcare il controllo del Parlamento, approvando, dunque, norme non direttamente legate al Covid. Da qui l'invito ai Paesi membri a considerare la possibilità di uscire dallo stato di emergenza o di limitare in altro modo il suo impatto sulla democrazia, prevedendo migliori "garanzie", attraverso un atto legislativo che stabilisca gli obiettivi, il contenuto e la portata della delega di potere dal legislativo all'esecutivo. Un'eventuale dichiarazione o proroga dello Stato d'emergenza, per l'Ue, deve passare dunque da un controllo parlamentare e giudiziario, assicurando ai parlamentari "il diritto di sospendere lo stato di emergenza".
Nel caso in cui, invece, i poteri legislativi vengano trasferiti al governo, è necessario, comunque, un successivo controllo parlamentare degli atti, senza il quale cessano di avere effetti. Ma non solo: è necessario anche "garantire pienamente l'accesso a una procedura di asilo e a preservare il diritto individuale all'asilo, come sancito dalla Carta dei diritti fondamentali, e ad attuare procedure di reinsediamento e di rimpatrio dignitoso nel pieno rispetto del diritto internazionale".
Senza dimenticare che, secondo la risoluzione, il periodo di crisi legato alla pandemia ha provocato un aumento della discriminazione e dei discorsi di incitamento all'odio e di misure discriminatorie, contro i quali gli Stati membri sono invitati a mettere in atto azioni di contrasto. In particolare, l'Ue segnala i casi di discriminazione ai danni di rom e omosessuali, da qui l'invito agli Stati "a proseguire gli sforzi per combattere l'omofobia e la transfobia, dal momento che la pandemia ha esacerbato la discriminazione e le disuguaglianze di cui le persone Lgbti+ sono vittime".











