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di Carlo Bellotto


Il Mattino di Padova, 25 novembre 2021

 

Una decisione che farà giurisprudenza per i casi analoghi. Il giudice del Lavoro di Padova ha dato ragione a un detenuto del Due Palazzi, di origini tunisine, che dopo aver svolto per diversi mesi nel 2019 un'attività lavorativa in favore dell'amministrazione penitenziaria, alla fine aveva presentato domanda all'Inps al fine dell'ottenimento dell'indennità di disoccupazione (Naspi), vedendosela respingere. Per questo motivo, con il sostegno di Inca Cgil e Cgil Padova, il detenuto ha deciso di ricorrere al tribunale contro ciò che riteneva un abuso. E il giudice gli ha dato ragione.

Il ricorso presentato dagli avvocati della Cgil ha puntato sul fatto che il detenuto, che lavorava per conto di una cooperativa, aveva diritto allo stesso trattamento degli altri dipendenti, che infatti avevano potuto accedere all'indennità. E invece l'Inps aveva rifiutato il contributo al carcerato perché lo classificava come un dipendente del ministero di Giustizia. Altri tre detenuti stanno affrontando lo stesso iter giudiziario e potrebbero aver presto ragione. Sono una quarantina i dipendenti della coop che lavorano all'interno del carcere a cui è stata negata l'indennità, e che ora potrebbero ricorrere.

Il tunisino era assistito dall'avvocato Marta Capuzzo, mentre la vicenda è stata seguita dall'inizio dallo sportello Inca all'interno del Due Palazzi. "All'origine di tutto - dice Antonella Franceschini, direttrice dell'Inca Cgil Padova - c'è il messaggio Inps del 2019 con il quale l'Istituto, informava che i detenuti dipendenti dell'Amministrazione penitenziaria non hanno diritto alla Naspi. Una situazione in cui si trovava il ricorrente che aveva lavorato come addetto alla distribuzione dei pasti. Si badi bene, che se invece di lavorare direttamente per il carcere, avesse lavorato per conto di una delle cooperative che operano all'interno del Due Palazzi, la Naspi gli sarebbe stata riconosciuta.

Secondo l'Inps, la sua posizione era del tutto simile a quella di qualsiasi dipendente del Ministero che non ha diritto alla Naspi". "Consideriamo questa sentenza - aggiunge Sergio Palma della Cgil - la conferma del pieno riconoscimento di un diritto, e cioè che il lavoro deve valere sempre in termini etici, morali ed economici indipendentemente se lo si svolge dentro o fuori un istituto di pena.

È veramente assurdo da un lato, da parte dell'Inps, parificare il detenuto lavoratore a qualsiasi altra persona dipendente a tempo indeterminato del Ministero di Giustizia e, allo stesso tempo, negare qualsiasi equiparazione con i detenuti che lavorano per datori di lavoro diversi dall'amministrazione penitenziaria. Una differenza di trattamento che il giudice del Lavoro, nella sua sentenza peraltro molto articolata, è riuscito a smontato pezzo per pezzo".