di Concetto Vecchio
La Repubblica, 10 maggio 2021
La figlia del giudice Galli: "Mio padre era solo, i suoi assassini no". Il presidente della Camera: vanno superati i depistaggi. I familiari dei bersagli del terrorismo protagonisti alla giornata della Memoria insieme al presidente Mattarella. "Mio padre, Guido Galli, era giudice istruttore a Milano. Aveva appena portato a processo, in tempi brevissimi, Prima Linea, una delle più sanguinarie formazioni terroristiche degli anni di piombo, quando è stato ucciso, il 19 marzo 1980, mentre percorreva un corridoio dell'Università Statale. Andava ad insegnare i suoi studenti il valore della legalità. Lui era solo, ed aveva in mano il suo codice, l'arma delle istituzioni che rappresentava, in cui credeva. Tre invece erano i suoi assassini ed avevano armi potentissime per affrontarlo".
Carla Galli, giudice come il padre, ha ricordato così ieri al Senato la tragedia che colpì la sua famiglia. "Mi sono sempre chiesta: ma come hanno fatto quegli uomini a sottrarre un padre a cinque bambini?" disse anni fa la madre, di Carla, Bianca. "Quel maledetto giorno non era l'appuntato Casu che avrebbe dovuto accompagnare mio padre a casa: per un disguido l'autista di turno non era disponibile e lui, senza che nessuno lo chiedesse, si offrì spontaneamente per il servizio", ha raccontato Mario Tuttobene, figlio del tenente colonnello Emanuele Tuttobene, ucciso dalle Br a Genova nel gennaio 1980, insieme al suo autista, l'appuntato Antonino Casu.
Da queste testimonianze capisci che gli anni di piombo sono lontani ma anche terribilmente vicini. "Le cicatrici di queste ferite sono parte del nostro Dna collettivo. È un dolore che non si prescrive e che ci chiede oggi di proseguire con costante determinazione la strada per la verità e la trasparenza. Perché tante sono le pagine ancora da ricostruire e i silenzi fanno spesso più rumore delle bombe", ha ricordato la presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati durante la cerimonia della memoria per le vittime del terrorismo.
La presidente ha citato le parole pronunciate dal capo dello Stato Sergio Mattarella nell'intervista al direttore di Repubblica, Maurizio Molinari: "Grazie al sacrificio e alla rettitudine di molti e grazie all'unità che il popolo italiano ha saputo esprimere in difesa dei propri valori", il terrorismo è stato sconfitto". Quest'anno la Giornata è caduta qualche giorno dopo l'arresto dei dieci terroristi che avevano trovato riparo in Francia grazie alla dottrina Mitterrand. Mattarella ha ricordato il dovere della memoria che quella stagione feroce c'impone. Memoria, ma anche verità. E quindi al nostro giornale ha formulato l'auspicio che i terroristi ancora latitanti - sono circa una ventina - vengano assicurati alla giustizia.
"Grazie ad un'iniziativa condivisa con il presidente Fico - ha spiegato Casellati - abbiamo raggiunto un risultato storico: la rimozione del segreto funzionale dagli atti delle Commissione di inchiesta, che hanno lavorato sul terrorismo e sulle stragi. Si tratta di 32 filoni d'inchiesta, circa 7400 documenti e oltre centomila pagine consultabili nei quali è raccontata la storia costruita sulla paura e sulla strategia della tensione". Casellati ha citato Sabina Rossa, figlia del sindacalista Guido Rossa, e Rosa Villecco, vedova dell'agente del Sismi, Nicola Calipari, "che hanno saputo costruire sul proprio dramma personale una battaglia di civiltà".
"Non può esserci piena riconciliazione senza piena giustizia. Le istituzioni devono continuare a cercare la verità sulle tante pagine ancora oscure di quegli anni, superando i depistaggi, le complicità, le omissioni posti in essere anche da parte dei settori deviati dello Stato", ha detto il presidente della Camera, Roberto Fico. "Ricordare le vittime italiane del terrorismo è un dovere morale e civile per ogni cittadino della Repubblica", ha detto Maurizio Molinari, che ha condotto la cerimonia insieme a Monica Maggioni.
"È un dovere morale perché furono vittime di un odio efferato, ideologico, brutale, frutto del disprezzo di quanto abbiamo di più importante: il rispetto per la vita umana e per il prossimo, garantito dalla Costituzione repubblicana e sancito dalla dichiarazione universale sui diritti umani". Il presidente Mattarella in mattinata aveva deposto una corona di fiori sotto la lapide di Aldo Moro, in via Caetani, quarantatré anni dopo l'uccisione dello statista dc.
"Il terrorismo si sconfigge con la forza della democrazia" ha twittato il leader del Pd, Enrico Letta. "Le parole di Mattarella ci ricordano la verità", ha spiegato il sottosegretario alla Difesa, Giorgio Mulé. Sui latitanti che ancora sfuggono è intervenuto Giovanni Bachelet, il figlio di Vittorio, il vice del Csm ucciso dalle Br nel febbraio del 1980 alla Sapienza. "Sono pochi gli eversori ancora vivi, sconosciuti e a piede libero. Forse, oppressi dal rimorso, usciranno allo scoperto, fornendo gli ultimi tasselli del puzzle delle bombe e degli attentati degli anni 70 e 80".











