di Fabio Martini
La Stampa, 3 agosto 2018
Dal pianista Pollini all'architetto Gregotti, appello contro "il pensiero unico" del rancore. Non è il solito appello degli intellettuali "fiancheggiatori", uno di quei documenti scritti dai partiti (di solito di sinistra) e puntualmente sottoscritti da registi, scrittori, pittori e architetti.
Nei prossimi giorni inizierà a circolare qualcosa di molto diverso, un appello scritto da undici uomini di cultura, politicamente non sovrapponibili, nel quale si denuncia la "spirale distruttiva" nella quale si starebbe avvitando il Paese; il rischio di un nuovo "pensiero unico" all'insegna del rancore; la possibilità che sia proprio l'Italia a dare la spallata decisiva ad una costruzione europea in atto da più di mezzo secolo.
In definitiva una chiamata alle armi intellettuali contro il rischio del "più vasto schieramento di destra dalla fine della Seconda guerra mondiale", che potrebbe manifestarsi alle elezioni europee del 2019. È un documento scritto da intellettuali di diverso orientamento culturale, Accademici dei Lincei come Massimo Cacciari, Michele Ciliberto, Biagio De Giovanni, Enrico Berti. Personalità che rappresentano l'eccellenza nei rispettivi campi. Come l'architetto Vittorio Gregotti. O come il pianista Maurizio Pollini.
E ancora: il filosofo Giacomo Marramao, i compositori Giacomo Manzoni e Salvatore Sciarrino, lo storico Paolo Macry, l'artista Domenico Palladino. L'appello dei "professori" rappresenta l'ultima espressione di un fenomeno recente e tutto italiano: l'emergere, in assenza di un efficace contrasto politico, di una variegata e trasversale "opposizione extraparlamentare" che non ha nulla a che vedere col movimentiamo degli Anni Settanta, o con i Girotondi dei primi Anni Duemila.
Da alcune settimane contro le scelte del governo giallo-verde si stanno accendendo spontaneamente - e con le motivazioni più disparate - diversi soggetti: docenti universitari momentaneamente impegnati in incarichi pubblici come Tito Boeri, personaggi atipici come Roberto Saviano, ma anche gli industriali del Veneto o "Famiglia Cristiana", la più diffusa rivista cattolica italiana.
L'appello dei "professori" - che "La Stampa" è in grado di anticipare - è iniziativa più pensata e strutturata di altre ed ha preso la forma in un documento volutamente breve, che condensa in pochi concetti-guida l'essenza della denuncia. Contro il nuovo corso Si parte da una prima istantanea sulla natura politico-culturale del nuovo corso: "La situazione dell'Italia si sta avvitando in una spirale distruttiva. L'alleanza di governo diffonde linguaggi e valori lontani dalla cultura - europea e occidentale - dell'Italia" e politiche "gravemente demagogiche".
Il rischio più consistente è che questi linguaggi e queste pratiche, "nella mancanza di una seria opposizione", configurino "una sorta di pensiero unico, intriso di rancore e risentimento". Con un messaggio distorsivo: "Il popolo è contrapposto alla casta, con una apologia della Rete e della democrazia diretta che si risolve, come è sempre accaduto, nel potere incontrollato dei pochi, dei capi".
La concentrazione sul problema dei migranti, "ingigantito oltre ogni limite e gestito con inaccettabile disumanità", acuisce in modo drammatico una crisi dell'Unione europea, che è "sull'orlo di una drammatica disgregazione", alla quale l'Italia sta dando un pesante contributo, "contrario ai suoi stessi interessi".
Per questo è diventata "urgentissima" un'iniziativa che contribuisca a una discussione in vista delle elezioni europee del maggio 2019; in quella occasione si tratterà di contrastare il più vasto schieramento di destra dal 1945 ad oggi e "la responsabilità di chi ha un'altra idea di Europa è assai grande". Conclusione vibrante: "Non c'è un momento da perdere".









