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huffingtonpost.it, 18 novembre 2021


Riguarda quasi 3 mila migranti, in media 7 richiedenti asilo su 10, anche donne incinte e minori non accompagnati. In Grecia la detenzione amministrativa dei migranti richiedenti asilo è diventata la regola e non l'eccezione, in aperta violazione con la normativa europea. Uomini, donne e bambini sono sottoposti a condizioni di detenzione degradanti e che negano i loro diritti fondamentali, come rilevato dalla Corte europea dei diritti dell'uomo. È l'allarme lanciato oggi da Oxfam e Greek Refugees Council con nuovo rapporto che fotografa una situazione a dir poco drammatica: quella che colpisce persone estremamente vulnerabili arrivate in Europa per trovare salvezza da guerre e persecuzioni in paesi come Afghanistan, Siria, Repubblica Democratica del Congo e molti altri.

Quasi la metà dei migranti resta in detenzione per oltre sei mesi - Il dossier rileva come: già a giugno i migranti in detenzione amministrativa, quindi senza nessuna accusa penale a carico, erano quasi 3 mila; 7 migranti irregolari su 10 sono posti in detenzione amministrativa e la maggior parte rimane detenuta anche una volta presentata la domanda di asilo; 1 persona su 5 viene detenuta per lunghi periodi in celle anguste concepite per poche ore di fermo; donne incinta, bambini e persone con gravi vulnerabilità vengono detenute senza un'assistenza sanitaria e legale adeguata; quasi la metà (il 46%) dei migranti vi rimane per oltre 6 mesi.

"La volontà di usare la detenzione come prassi si riflette nelle recenti politiche adottate dalla Grecia. Nonostante la normativa europea indichi la detenzione amministrativa come ultima risorsa - ha detto Paolo Pezzati, policy advisor per le emergenze umanitarie di Oxfam Italia - nel 2019 le autorità greche hanno ampliato i motivi che portano alla detenzione anche alla verifica dell'identità della persona; hanno eliminato la possibilità di prendere in considerazione misure alternative, in determinate circostanze; e hanno introdotto la possibilità di estendere la detenzione fino a 3 anni. Un approccio che rappresenta una chiara violazione del diritto europeo e greco".

"La detenzione amministrativa è solo un altro strumento per impedire alle persone di cercare sicurezza e un futuro in Europa - ha aggiunto Vasilis Papastergiou, esperto legale del Greek Refugees Council - Mentre le autorità greche si rifiutano di considerare altre opzioni, i tribunali greci spesso rifiutano i ricorsi e gli appelli contro la detenzione, anche da parte di donne in gravidanza. Uno status quo avvallato anche dall'Unione Europea che sta finanziando i nuovi centri di semi-detenzione in Grecia, luoghi chiusi e controllati dove i migranti vengono abbandonati a sé stessi e dimenticati. Tutto questo, la detenzione assunta come regola e non come eccezione, non è solo contrario alle normative internazionali ed europee sulle migrazioni, ma implica anche un pesante costo morale ed economico".

"È necessario che la Grecia cambi approccio politico e prenda immediati provvedimenti legislativi che la riportino in linea con lo Stato di diritto - continua Pezzati - I principali sono: porre fine alla detenzione prolungata nelle stazioni di polizia, evitare l'uso della detenzione senza che esista una decisione di un giudice e permettere la concreta possibilità di un sostegno legale alle persone straniere. È inoltre inaccettabile che le stazioni di polizia, centri di pre-allontanamento o espulsione e altri luoghi di detenzione amministrativa siano diventati luoghi di detenzione anche per i bambini. Questa pratica deve terminare quanto prima".