di Francesco Grignetti
La Stampa, 28 aprile 2020
Intervista a Nicola Morra (M5s), presidente della Commissione Antimafia: "Vogliamo capire chi ha creato questo clima". "Una cosa deve essere detta chiaramente: i mafiosi non sono delinquenti qualsiasi, ma soldati di un esercito che combatte la democrazia. Per questo sono in prigione. E i prigionieri di guerra non si liberano tanto facilmente, anche perché potrebbero tornare a combattere".
Nicola Morra, M5S, è il presidente della commissione parlamentare Antimafia. Ha appena convocato una plenaria della commissione, la prima dopo l'interruzione dei lavori parlamentari, per affrontare il tema delle scarcerazioni di boss mafiosi perché il problema è davvero serio.
Presidente, la mafia coglie certi segnali. Non pensa che queste scarcerazioni, pur motivate da esigenze umanitarie, potrebbe interpretarle come un cedimento?
"Guardi, stiamo tutti piangendo la morte a Napoli di un agente di polizia morto sul dovere. I rapinatori, a quel che pare, non sono affiliati alla camorra. Ma è devastante assistere contemporaneamente alla scarcerazione di boss mafiosi".
Peggio il pericolo di queste scarcerazioni oppure quello di contrarre il virus per dei detenuti anziani?
"Al contrario di quanto si vuol far credere, in carcere c'è un rischio di contrarre il coronavirus che è statisticamente inferiore rispetto alla vita normale. Per i soggetti ristretti al 41bis oppure nei circuiti ad alta sorveglianza, poi, dove il distanziamento sociale è istitutivo, il rischio di contagio diminuisce ancora di più".
Che ruolo possono aver giocato le rivolte carcerarie? Da subito si ipotizzò che ci fosse una regia...
"L'ipotesi resta verosimile, ma al momento non è provata. Se dietro c'era una mano, sarà come nei film e ne conosceremo il nome soltanto nei titoli di coda. Fa riflettere, però, che nei penitenziari calabresi non sia accaduto nulla. Eppure il sovraffollamento c'era anche lì, no? Nei lavori della Commissione ci interrogheremo anche su come sia stato creato un clima, con fatti atti e parole, volto a far credere che l'istituzione carceraria non fosse all'altezza del suo nobile scopo. Si è fatto credere che la situazione sanitaria fosse fuori controllo, e non è così. Ancora l'altra sera ho sentito in televisione dire che nelle carceri ci sono oltre 60.000 detenuti quando sono 53.000. Si sappia che le scarcerazioni, al contrario di quello che si vuol far credere, non hanno nulla a che vedere con il decreto Cura Italia e con l'emergenza coronavirus".
Lei non esclude, però, che per effetto delle rivolte, qualcuno sia intimidito...
"Io so che stiamo aspettando anche noi di capire come mai i responsabili dei danneggiamenti non abbiano ad oggi ancora saldato il loro debito con l'amministrazione. Eppure era stato assicurato che si sarebbe dialogato solo con chi esprimeva pacificamente la propria protesta; al contrario si negava interlocuzione a chi ricorreva alla violenza".










