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di Giorgio Bernardini

 

Corriere della Sera, 27 febbraio 2021

 

Daniel Zaccaro ha 29 anni e ha passato la sua adolescenza in un carcere e poi in comunità. Ora fa l'educatore e racconta la sua storia: "Ad un certo punto qualcuno ha trasformato la mia rabbia e io ho intrapreso il percorso del bene".

"La tendenza degli adulti è trovare un metodo per farsi ascoltare dai più giovani, però in realtà la vera fatica è ascoltare, interessarsi realmente agli altri. Solo dopo si può educare. Io chiedo verità se la so offrire". Non è da tutti pensare con questo equilibrio a 29 anni. A meno che l'educatore che pronuncia queste parole non sia l'autore di pestaggi, violenze, numerose rapine, uno che ha passato la propria adolescenza nel carcere minorile e una volta uscito in quello di San Vittore. Oggi tuttavia Daniel Zaccaro pare essere una persona diversa. Ed è per questo che dopo essersi laureato fa l'educatore nella comunità 'Kairos', la stessa che lo aveva accolto per scontare una delle sue pene.

La videoconferenza che ha tenuto venerdì, per i ragazzi delle le tre classi terze della scuola media "Salvemini - La Pira" di Montemurlo, è una sorta di lectio magistralis contro il bullismo. "Un fenomeno che ha cambiato solo il vestito, ma che ha sempre la stessa radice. I problemi - spiega Daniel a margine della lezione - è la grande distanza fra gli adulti e i giovani, oltre che la mancanza di proposte che siano affascinanti quanto il male.

Il male è più concreto, il male è subito, affiliarsi è più facile. Il bene invece è un percorso, quindi si presenta spesso in modo noioso e strutturato". A detta dell'educatore milanese la chiave risiede nella qualità delle relazioni che si costruiscono.

"Il carcere - racconta riportando quanto è stato affrontato con gli studenti montemurlesi - è stata la prima parte del cambiamento, il mio stop. Io e le agenzie educative avevamo fallito, c'era solo il conflitto per me. Le regole del carcere sono state un punto. Poi quando sono andato in comunità ho cominciato a sperimentare uno stile di vita diverso, più sano, fatto di adulti responsabili che leggevano la rabbia nei miei occhi che hanno saputo trasformare, invece di mettermi ai margini".

Alla fine della lezione l'assessore alla pubblica istruzione del Comune di Montemurlo, Antonella Baiano, ha spiegato che "le testimonianze dirette sono le più importanti perché arrivano al cuore dei ragazzi. Daniel ci ha fatto capire che per cercare di affrontare e risolvere il problema del bullismo la chiave di tutto è l'ascolto.

I nostri ragazzi - ha concluso Baiano - hanno bisogno di adulti che li sappiano guardare ed accogliere nelle loro fragilità senza essere giudicati. Bulli e bullizzati hanno bisogno di essere presi per mano e riuscire a liberarsi da un ruolo che li imprigiona".

Ma come si fa a credere al cambiamento di un ragazzo che all'apice del suo curriculum criminale ha 4 rapine in banca? "Non sono uno che pretende di essere creduto, ma una persona che aspira a essere credibile: tutti i gesti quotidiani della mia vita - dice Zaccaro - sono orientati alla coerenza dei valori che voglio trasmettere. Questo vale per un educatore, ma anche per un genitore". Un consiglio che vale una cattedra.