di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 20 marzo 2020
Denuncia del Partito Radicale contro il Ministro della Giustizia e il Capo del Dap. Il reato ipotizzato è quello di procurata epidemia colposa mediante omissione. Il Partito Radicale, impegnato nell'iniziativa "messaggio alle istituzioni" in relazione alla situazione delle carceri in tempo di coronavirus e all'organizzazione della Marcia di Pasqua-Amnistia per la Repubblica, ha ieri inviato a tutte le Procure della Repubblica una denuncia nei confronti del ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede e del Capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, Francesco Basentini.
Il reato ipotizzato è quello di procurata epidemia colposa mediante omissione. La denuncia è stata presentata dai dirigenti del Partito Maurizio Turco, segretario; Irene Testa, tesoriera; Rita Bernardini e l'avvocato Giuseppe Rossodivita, membri del Consiglio generale.
La denuncia parte dal presupposto che il governo ha adottato misure "draconiane" volte a garantire l'unico presidio al momento esistente per evitare il diffondersi dell'epidemia: la distanza tra le persone fisiche. In caso di violazione dei divieti posti con una serie di Dpcm vi sono infatti varie sanzioni penali. Ma i dirigenti radicali sottolineano che ciò è valido per tutte le categorie di persone, tranne le persone detenute e per coloro che con i detenuti sono a stretto contatto come gli agenti penitenziari. Tutto questo, si legge sempre nella denuncia, mentre persino in uno Stato caratterizzato dal dispotismo teocratico, qual è l'Iran, si sono liberati oltre 50.000 detenuti per contenere il contagio, i malati, i morti, sia tra la popolazione detenuta, sia tra la popolazione non detenuta.
I membri del Partito Radicale denunciano che è in atto un sovraffollamento carcerario che riporta ai numeri precedenti la nota sentenza pilota della Cedu, cd. Torreggiani (da ricordare che l'esponente radicale Rossodivita è stato l'avvocato che ha difeso davanti alla Corte Europea, due dei detenuti che con i loro ricorsi hanno prodotto la nota sentenza), dove i giudici di Strasburgo evidenziarono come il sovraffollamento delle carceri italiane porti ad una strutturale violazione dei diritti umani fondamentali.
Ma nonostante ciò, si legge nella denuncia, nulla è cambiato. Quindi la distanza sociale, secondo la denuncia mandata a tutte le procure d'Italia, è di difficile attuazione. Infatti viene ricordato che, ad oggi, i contagiati con il Covid sono 10. Un sovraffollamento che rende l'assenza degli spazi fisici per consentire un eventuale isolamento per i detenuti contagiati. Secondo i membri del Partito Radicale i provvedimenti sinora assunti dal Ministro Competente e dal Capo del Dap "sono stati e sono del tutto insufficienti ad evitare la propagazione dell'epidemia in carcere ed anzi hanno provocato delle inammissibili rivolte violente in 27 carceri su tutto il territorio nazionale, con un bilancio di guerra: 15 morti tra i detenuti, oltre 50 agenti feriti, fughe di massa".
Viene evidenziato che secondo il quadro disegnato dall'ordinamento penitenziario, in estrema sintesi, la persona detenuta è presa ' in cura' dallo Stato il quale, almeno per ciò che concerne l'esecuzione di pene definitive, lo priva della propria libertà e lo coinvolge, ("almeno in teoria", si evidenzia nella denuncia) in percorsi trattamentali rieducativi per poi riconsegnarlo alla società, dopo l'espiazione della pena, quale persona migliore di quella che è entrata.
Così lo Stato avrebbe vinto, ma secondo il Partito Radicale così non è e "che esiste una distanza siderale tra ciò che è scritto nelle norme, pur esse precettive, e la disastrosa situazione reale e ciò già di per sé segna la distanza con uno Stato di diritto". Nella denuncia si cita un'analisi del magistrato e presidente di Md Riccardo De Vito apparso su Questione Giustizia e un articolo de Il Dubbio sull'emergenza sanitaria che ha scoperchiato una pentola in ebollizione, "lasciando in superficie tutta la drammaticità di una situazione carceraria, ormai al collasso".










