di Saveria Maria Gigliotti
Avvenire, 22 dicembre 2019
È un sabato mattina che precede il Natale. Mentre per le strade di Catanzaro si è alle prese con gli acquisti natalizi, Nicola Gratteri è al lavoro nel suo ufficio, seduto alla scrivania piena di fogli, documenti, post it. Non si è fermato un attimo dopo la conclusione dell'operazione, nome in codice "Rinascita-Scott", che ha inflitto un duro colpo alla cosca Mancuso di Limbadi (Vibo Valentia). Ha chiesto ai calabresi di occupare gli spazi lasciati liberi.
Come si può fare? Lo confermo. Questa è la ricetta di lungo periodo. Nel breve periodo dobbiamo essere noi, con gli strumenti normativi che il legislatore ci ha dato, anche se noi sempre ne chiediamo di più e di più efficaci. Nella ricetta di lungo periodo, abbiamo bisogno che la gente prenda consapevolezza che in Calabria la musica è cambiata; che noi stiamo facendo sul serio; che questa volta siamo attrezzati con magistrati e forze dell'ordine di qualità, per fare cose serie. La gente ora deve fare la sua parte. Oggi ampi territori sono liberi.
Allora scendiamo in piazza, occupiamo la cosa pubblica, anche fisicamente, anche simbolicamente, creiamo associazioni di volontariato, incominciamo anche fisicamente a pulire le strade, le aiuole, le piazze. Incominciamo a fare associazionismo e a radunarci in assemblee, in incontri, per discutere cosa fare per rendere più bello e per colorare il nostro paese, per togliergli il grigio. Ragioniamo per far tornare il sorriso ai bambini perché non abbiamo più questa cappa della 'ndrangheta. Cosa si può chiedere a chi ci amministra?
Incominciamo anche a pensare di impegnarci in politica. Cominciamo a criticare chi in quel momento è al potere. Se le strade sono sporche, se l'acqua non c'è, dobbiamo andare chiedere conto a chi ci amministra. Perché fare il politico, fare l'amministratore non lo ha ordinato il medico: è una nostra scelta. Quindi, se siamo incapaci, se siamo inidonei, dobbiamo dare conto a chi ci ha votato, agli elettori.
Il cittadino deve avere la consapevolezza dei diritti: essere felice; sorridere; respirare; camminare per le strade sereno e tranquillo che non ci sarà chi gli conterà i passi, chi gli conterà quante volte ha sorriso o se si è comprato la macchina nuova o se vuole ristrutturare casa o se vuole allargare l'azienda. Deve uscire da questa cappa, da questa angoscia.
Ed ora può incominciare a farlo in alcuni territori della Calabria, ancora non dappertutto perché c'è tanto da fare, ma dove ci sono gli spazi liberi iniziamo ad occuparli noi. Si sente più minacciato dalla 'ndrangheta o da una certa politica? Io vivo sotto scorta dall'aprile 1989, quando hanno sparato a casa della mia fidanzata ad altezza d'uomo e poi le hanno telefonato di notte per invitarla a non sposarmi perché avrebbe sposato un uomo morto.
Io ho fatto la mia scelta di campo: sono disposto a qualsiasi sacrificio, non vado al mare da anni, non entro in un cinema non so da quanto. Non vado da nessuna parte. Non faccio dieci metri senza scorta. Io sono disposto a stare anche altri dieci anni sotto una pietra, se serve: è un obiettivo, è un progetto, è un sogno. Le minacce, le tragedie greche, le pugnalate alle spalle all'interno dei centri di potere e anche all'interno delle Istituzioni me le aspetto e so anche da dove possono arrivare.
Quindi sto attento. Il mio obiettivo in questo momento è quello di rasserenare i colleghi, renderli tranquilli di lavorare. Il mio compito è mettere in condizione i colleghi di esprimere tutta la loro intelligenza e la fantasia nella tecnica di indagine, guidarli, formarli, farli crescere perché sono tutti giovanissimi ma sono persone pulite, splendide, sono ragazzi preparatissimi, con un entusiasmo incredibile. Io mi sento giovane proprio per l'entusiasmo che mi trasmettono. La mia porta è aperta dalla mattina alla sera.
Non c'è il distacco burocratico. Io non consento alla segretaria di portami la posta, sono io che vado dalla segretaria per guardare la posta perché devo girare continuamente l'ufficio, devo capire l'aria, il respiro. Io lo so perfettamente che il potere reale non mi vuole qui. So perfettamente che il potere reale trama, ma sono allenato a questo tipo di stress. Ho spalle larghe e nervi di acciaio e li posso tranquillizzare o che si rassegnino perché io falli di reazione non ne commetterò. Aspetterò con calma e con fiducia che le strutture istituzionali si muovano in base alla Costituzione, alle leggi e ai regolamenti.
Ma c'è speranza per questa Calabria? Penso di sì. Perché vedo migliaia e migliaia di persone che credono in noi. Migliaia di persone che hanno nuovamente fiducia nella magistratura pulita, nei carabinieri, nella polizia, nella guardia di finanza. Cioè rivedono noi come i liberatori. Questo è importante e lo misuriamo dal fatto che centinaia di persone sono in lista di attesa per chiedere di essere ricevuti da me, per chiedere di parlare.
Ci sono un sacco di persone vittime di usura e di estorsione, di gente che subisce vessazioni e ingiustizie dalla pubblica amministrazione. Questa è una speranza. Questo è il seme che la Calabria può cambiare. Però questo cambiamento sta nelle mani di tutti. Il calabrese la deve finire di aspettare che qualcosa accada; deve mettersi in testa che è già accaduto, che sta accadendo, che accadrà. Solo in questo modo potremo cambiare la Calabria.










