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di Emilio Pucci


Il Messaggero, 14 febbraio 2021

 

Giuseppe Brescia, lei da militante M5s e da presidente della Commissione Affari costituzionali della Camera, cosa risponde all'appello di Grillo che vi invita a scegliere da che parte stare?

"Io sono dalla parte della nostra storia e dei risultati di governo ottenuti in questi due anni. Il voto degli iscritti ha dimostrato maturità e noi parlamentari dobbiamo adeguarci, ma il no va ascoltato e ci invita ad aprire gli occhi. Il Parlamento non è il passacarte del governo, abbiamo il dovere di controllare".

 

Il Movimento 5 stelle rischia una scissione?

"Dalle scissioni non nasce niente, lo dimostra Renzi. I nostri dibattiti sono aperti e trasparenti, ma la nostra comunità deve andare avanti unita. È comodo stare all'opposizione".

 

Ha parlato di un sì condizionato, che cosa significa? È possibile che il Movimento si tenga in qualche modo le mani libere?

"Noi giudicheremo il governo sui fatti, senza pregiudizi, ma con qualche convinzione. Ci misureremo su una gestione trasparente ed efficace degli oltre 200 miliardi del Recovery Fund conquistati grazie al lavoro del presidente Conte. Va bene migliorare il reddito di cittadinanza, non smantellarlo. Sulla prescrizione, per esempio, invitiamo ad evitare ogni provocazione, a partire dalla discussione che avremo in settimana sul milleproroghe. Sarà il primo banco di prova di questa maggioranza. Come relatore mi aspetto collaborazione dalle altre forze di maggioranza".

 

Cosa non la convince dell'attuale governo?

"Non è una squadra e non può esserlo oggi. Il Paese si aspettava qualcosa in più, non una mera somma di quote dei partiti. Dai cosiddetti tecnici ci aspettiamo una profonda connessione con il Parlamento e con i cittadini".

 

Dopo la scelta di Mario Draghi M5S è passato dal no senza se e senza ma al discutiamone, infine il voto su Rousseau. Non c'è il pericolo che la base si disorienti?

"Noi dobbiamo completare un percorso organizzativo. Il rapporto con la piattaforma deve essere gestito con un contratto di servizio, come ha chiesto l'87% degli iscritti. La base va ascoltata e vanno creati spazi di incontro come le sedi sul territorio".

 

Secondo lei ci sono stati errori da parte di chi ha condotto la trattativa?

"Manca poco per arrivare alla nuova governance. È stata questa lunga transizione a farci male nei consensi, non i provvedimenti che abbiamo approvato in quest'anno. Ringrazio comunque chi come Vito Crimi si è messo a disposizione".

 

Ritiene che il premier uscente Conte sia stato marginalizzato?

"La sua uscita da palazzo Chigi ha commosso tutti. La sua figura è nella storia del nostro Paese. Ha gestito con testa e cuore un momento difficile per tutti gli italiani e lui un referendum costituzionale l'ha vinto. Sarà una risorsa per M5S".

 

Si riuscirà a fare una legge proporzionale con la nuova maggioranza?

"Lo vedremo in commissione con la discussione sugli emendamenti. Sicuramente bisognerà tornare alle preferenze e superare le liste bloccate. Questo tema non spetta al governo e anzi in Parlamento va costruita un'agenda concreta trovando punti in comune. Penso ai poteri speciali per Roma o alla riforma della polizia locale".

 

Cosa dovrebbe fare secondo lei un governo di unità nazionale?

"Prima di tutto gestire la crisi economica, sociale e sanitaria e gettare le basi per una crescita sostenibile. Poi rafforzare il ruolo dell'Italia in Europa e nel mondo. Lavoreremo per far diventare i nostri temi patrimonio comune, sicuramente non metteremo in discussione i nostri valori".

 

Ha paura che la responsabilità non vada di pari passo con il consenso?

"Questa questione riguarda tutti i partiti. La responsabilità non deve essere scambiata per complicità. Abbiamo messo davanti l'interesse del Paese".