di Francesco Grignetti
La Stampa, 17 maggio 2021
Intervista a Giulia Bongiorno, senatrice leghista: "Sosteniamo il superamento della legge Bonafede". "Strumentale". È laconica, la senatrice Giulia Bongiorno, responsabile per la giustizia della Lega, quando le si chiede della polemica quotidiana contro Salvini.
Ce l'ha con Enrico Letta, che pure stima. "Strumentale perché sa bene che noi vogliamo le riforme e sosteniamo Draghi. Per la riforma Cartabia stiamo andando nella direzione giusta. Ma un conto sono le riforme tecniche sulla procedura civile e penale, altro una vera svolta sulle regole che disciplinano le funzioni e i ruoli dei protagonisti del mondo giudiziario".
Senatrice, cominciamo dal qui e ora. Le riforme che sono state messe in cantiere dal governo Draghi e saranno presto in discussione in Parlamento, le voterete oppure no?
"Aspetto i testi ma posso dire fin d'ora che ci riconosciamo pienamente in quello che la ministra Marta Cartabia ha illustrato. A cominciare dalla prima e principale delle riforme annunciate, ovvero il ritorno della prescrizione. Mi si lasci esprimere una piccola soddisfazione personale. Io dissi a suo tempo che il blocco della prescrizione sarebbe stata una bomba atomica sul processo penale. Vedo ora che una ministra tecnica che stimo, conviene con me e propone il superamento della legge Bonafede. E guardi che quella forzatura dei Cinquestelle fu grave, tanto che fu uno dei motivi principali della caduta del governo giallo-verde".
In realtà la ministra propone un pacchetto di misure...
"Alcune ricalcano le proposte che io stessa avevo avanzato a Bonafede, inutilmente. Ricordo l'ufficio del processo, un team di consulenti per aiutare il magistrato ad organizzare il lavoro. Riforma indispensabile per accelerare i tempi biblici del processo. Oppure la revisione dell'udienza preliminare nel processo penale, per evitare i doppioni: di udienze inutili ce ne sono già troppe. Così come i tempi rigorosi delle indagini preliminari e il divieto di appello per il pubblico ministero. E anche su una riforma importante quale l'atto di indirizzo da parte del Parlamento sulle priorità dell'azione penale, mi trovo d'accordissimo".
La ministra Guardasigilli, in un'ottica di bilanciamento, visto che interviene pesantemente sui poteri della pubblica accusa, propone di restringere le possibilità di appello anche all'imputato, secondo una griglia predefinita di motivazioni...
"Limitatamente a questo aspetto esprimo invece molte riserve e quindi sospendo il giudizio in attesa di leggere il testo. Parlo qui da avvocato: in troppi casi ho visto che le condanne di primo grado sono state ribaltate in appello. Ci andrei piano a limitare i diritti di difesa".
Ma allora, scusi, perché Matteo Salvini dice che le riforme, della giustizia come del fisco, questa maggioranza non le farà?
"Perché Salvini, come me, distingue: un conto sono le riforme tecniche sui codici di procedura ad opera di un governo tecnico; altro la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e inquirente, con sdoppiamento anche dei Csm. Questa, per noi, è l'unica maniera per superare il correntismo, e le opacità di alcune inchieste che emerge anche dallo scandalo Palamara e dal caso Amara. Bisogna reagire in modo deciso, non possiamo più attendere. Ma ci rendiamo conto che una riforma così incisiva, e aggiungo divisiva, non si potrà fare con questa maggioranza. Ci vedete noi e i Cinquestelle o il Pd che troviamo un accordo per la separazione delle carriere? Aggiungo che è una rivoluzione tale, di rango costituzionale, che richiede tempo. La Lega dunque non crea ostacoli alle riforme del governo, chiamiamole riforme dell'oggi. Ma nessuno ci può vietare di preparare le riforme del domani, che avranno un percorso diverso, e il primo passo sarà il referendum con i radicali".
Una rivoluzione, certo. La separazione delle carriere alla fine porterebbe i pubblici ministeri sotto il controllo dell'Esecutivo, alla maniera francese?
"No, indipendenza e autonomia non si toccano. Ma proprio perché il caso Palamara ci fa riflettere, noi pensiamo che al magistrato vada restituita un'indipendenza che spesso sembra aver perduto. Innanzitutto indipendenza dal correntismo esasperato".











