di Giovanni Mari
Il Secolo XIX, 22 agosto 2020
Alberto Maria Benedetti, membro laico del Csm: "Il correntismo delle toghe non si supera con un sistema di voto". Il Guardasigilli Alfonso Bonafede ha appena depositato la sua riforma del Csm a Palazzo Chigi, definendolo "un testo di cui si parlava da anni".
Se il dibattito sembra latitare, getta una pietra nello stagno Alberto Maria Benedetti, ordinario di Diritto Privato a Genova e membro laico del Csm: era stato il più votato tra le nomination dei Cinque Stelle sulla piattaforma Rousseau e inizialmente in corsa per l'incarico di vicepresidente dell'organo di autogoverno. Benedetti individua luci e ombre, da un lato invita a non sclerotizzare le norme e dall'altro auspica più coraggio.
Benedetti, uno dei punti di forza del testo è quello di rendere "oggettiva" la carriera dei magistrati...
"Un principio doveroso. Ma bisogna proteggere la discrezionalità del Csm, le cui scelte, in relazione alle nomine, non sempre possono passare attraverso valutazioni "matematiche". Le audizioni, che già oggi il Csm fa, danno luogo a giudizi e impressioni non facilmente riducibili a punteggi burocratici. Non sono esami a domanda e risposta, sono colloqui in cui si possono cogliere qualità e difetti dei candidati, anche in relazione al posto messo a concorso con la stessa audizione".
Quello che chiede il testo è una valutazione oggettiva, quasi insindacabile...
"Va bene, ma non va svilito il ruolo del Csm e la sua capacità di valutare, con la giusta discrezionalità, tutti gli elementi. Se si riduce il Csm a organo meramente burocratico, tanto vale affidare le nomine a funzionari ministeriali, come accadeva nel sistema precostituzionale: una prospettiva inaccettabile. L'indipendenza della magistratura passa attraverso un Csm autonomo, responsabile e trasparente, ma forte, non debole".
In questo senso può aiutare un nuovo sistema di elezione nel Csm che eviti il correntismo...
"Guardi, il problema delle degenerazioni del correntismo non è mai stato risolto cambiando il modo dell'elezione dei consiglieri togati. Si può correggere qualche stortura, ma per cambiare davvero è necessario un cambio di mentalità, senza il quale, dopo qualche tempo, ci ritroveremmo ai punti di partenza". L'altro fronte è scindere il ruolo dei laici dall'attività politica. "Sono d'accordo sul limitare le scelte dei consiglieri laici a chi non ha avuto ruoli politici di governo; anzi, sarei stato anche più duro. La Costituzione non auspicava laici di provenienza politica; li voleva essenzialmente tecnici o operatori del diritto di alta qualificazione, o per scienza o per esperienza forense. Anche per rispettare l'equilibrio tra i poteri. La riforma, in parte, realizza questo obiettivo, ma può essere più coraggiosa".
Giusto "congelare" la carriera dei togati eletti?
"No, lo stop quadriennale alla carriera degli eletti avrà il solo effetto di disincentivare i bravi a candidarsi al Csm e questo non è un obiettivo di efficienza legislativa. Il Csm ha bisogno di consiglieri autorevoli e forti, il meglio della magistratura. Penalizzare la carriera di chi è consigliere è un errore in controtendenza rispetto all'obiettivo che si vuole raggiungere. Bisogna indurre i migliori (non i più "famosi) a candidarsi. Così invece si scoraggiano".
E sui "fuori ruolo"?
"Serve una stretta, è vero. I magistrati non devono affollare i ministeri, specie quello della Giustizia: devono concentrarsi sulla giurisdizione. Fa bene il legislatore a porre un freno agli impieghi dei magistrati nell'amministrazione, oltretutto discutibili anche dal punto di vista della separazione dei poteri e dell'indipendenza".
Lei crede che nel campo politico si aprirà un dibattito adeguato?
"Penso che adesso il Csm si debba esprimere, aiutando il Parlamento a costruire la riforma nella sua versione definitiva; c'è bisogno di un lavoro comune di tutti coloro che hanno a cuore la giustizia, non per le esigenze della contingenza politica ma per poter restituire ai cittadini quel senso di fiducia nella giurisdizione senza il quale lo stato di diritto rischia di essere travolto. La riforma per essere forte avrà bisogno di ulteriori riflessioni e studi: necessiterà di un tempo adeguato".
Lei ha compiuto due anni di mandato. Cosa ha imparato in questo periodo?
"Abbiamo dovuto affrontare situazioni inedite. Viviamo una fase di svolta nella storia della magistratura italiana. Indietro, mi auguro davvero, non si può e non si deve più tornare".










