La Stampa, 17 luglio 2020
L'allarme sollevato dalla relazione semestrale della Dia. "Qualsiasi misura di esecuzione della pena alternativa al carcere per i mafiosi rappresenta un vulnus al sistema antimafia". Così la relazione semestrale della Dia, a proposito della crisi legata alla pandemia di Covid-19 e alla scarcerazione dei boss, sottolineando che "l'effetto dell'applicazione di regimi detentivi alternativi a quello carcerario ha indubbi negativi riflessi per una serie di motivazioni.
In primo luogo rappresenta senz'altro l'occasione per rinsaldare gli assetti criminali sul territorio, anche attraverso nuovi summit e investiture. Il "contatto" ristabilito può anche portare alla pianificazione di nuove strategie affaristiche (frutto anche di accordi tra soggetti di matrici criminali diverse maturati proprio in carcere) e offrire la possibilità ai capi meno anziani di darsi alla latitanza", sottolinea la relazione.
"Oltre al rischio della latitanza, l'applicazione di regimi alternativi al carcere, riavvicinando i criminali al territorio, può anche favorire faide tra clan rivali, latenti proprio per effetto della detenzione in carcere", prosegue la relazione, sottolineando come la scarcerazione anticipata può essere "avvertita dalla popolazione delle aree di riferimento come una cartina di tornasole, la riprova di un'incrostazione di secoli, diventata quasi un imprinting: quello secondo cui mentre la sentenza della mafia è certa e definitiva, quella dello Stato può essere provvisoria e a volte effimera". Inoltre, viene sottolineato, la detenzione domiciliare "contraddice la ratio di quella in carcere, che punta ad interrompere le comunicazioni e i collegamenti tra la persona detenuta e l'associazione mafiosa di appartenenza".










