di Simona Musco
Il Dubbio, 9 settembre 2020
Parla il magistrato Alfonso Sabella: "Viene meno il vincolo con l'autorizzazione originaria del Gip". La nuova norma sulle intercettazioni? Buona, ma il pericolo di pesca a strascico c'è e rischia anche di essere incostituzionale. A dirlo al Dubbio è Alfonso Sabella, oggi giudice del Tribunale di Napoli e sostituto procuratore del pool antimafia di Palermo di Gian Carlo Caselli.
Una materia delicatissima, sottolinea, che impone un'attenzione ancora maggiore da parte del magistrato, che, soprattutto, dovrà ricordare "di stare all'interno della cultura della giurisdizione", evitando atteggiamenti da plenipotenziario.
Il punto più difficile riguarda, infatti, la modifica al primo comma dell'articolo 270 del codice di procedura penale sull'utilizzabilità delle intercettazioni in procedimenti diversi da quelli per i quali siano state autorizzate le stesse, che risente di un vero e proprio vulnus, secondo il magistrato: "legalizzando le intercettazioni a strascico", infatti, viene meno il "vincolo con l'originaria autorizzazione data dal gip alle intercettazioni".
Una possibilità alla quale già le Sezioni Unite della Cassazione avevano posto un limite, con la sentenza Cavallo, secondo cui "il divieto di utilizzazione dei risultati di intercettazioni di conversazioni in procedimenti diversi da quelli per i quali siano state autorizzate le intercettazioni - salvo che risultino indispensabili per l'accertamento di delitti per i quali è obbligatorio l'arresto in flagranza - non opera con riferimento ai risultati relativi a reati che risultino connessi ex art. 12 cod. proc. pen. a quelli in relazione ai quali l'autorizzazione era stata ab origine disposta, sempreché rientrino nei limiti di ammissibilità previsti dalla legge".
Un freno, forse, eccessivo secondo Sabella, che ha visto diverse misure cautelari sfaldarsi sotto il peso di quella decisione. "Ma ciò non toglie che se il pm fa il suo lavoro da magistrato della Repubblica e non da poliziotto che cerca a tutti i costi di coinvolgere l'indagato, allora probabilmente la riforma darà più spazio e più possibilità di accertamento della verità", spiega. Il vero anello mancante del sistema, dunque, è quello che riguarda il gip, un vuoto sotto certi profili normativo, ma, soprattutto, organizzativo. "I giudici delle indagini preliminari sono sommersi di lavoro - sottolinea Sabella -, sono loro quelli più schiacciati dall'enorme quantità di procedimenti trattati, molto più dei pubblici ministeri, dei giudici del dibattimento e del Riesame. Quindi il filtro serio sulle intercettazioni andrebbe messo sulle autorizzazioni". Il che, tradotto, è semplice: l'eccessivo carico di lavoro dei giudici riduce la possibilità di un'analisi seria del fascicolo, "non per sciatteria, ma perché non si è nelle condizioni materiali di farlo".
La soluzione, secondo Sabella, sarebbe quella di recuperare un maggior numero di gip, in grado, dunque, di creare un vero e proprio filtro alle richieste di intercettazioni, "che sono mutuate troppo spesso tali e quali dalle ipotesi della polizia giudiziaria".
Se tale filtro venisse potenziato, probabilmente, il fenomeno delle intercettazioni inutili "sarebbe riconducibile a numeri accettabili", in quanto il gip avrebbe il tempo materiale per verificare, fino in fondo, la bontà di una pista investigativa. "Questo è un problema fondamentale - continua Sabella - perché il giudice, così, si assumerebbe direttamente la responsabilità di scartare ipotesi investigative non fondate. Oggi si lavora schiacciati da questa angoscia, con tempi strettissimi. E quelle che sulla carta sono 24 ore si riducono, nella pratica, in pochi minuti, considerati tempi di trasmissione da un ufficio all'altro".
La norma avrebbe avuto dunque bisogno di un "capitolo" dedicato a tale aspetto, che avrebbe costituito "il vero punto di equilibrio" della norma, continua Sabella. Ma stando così le cose, l'unico ad avere in mano la faccenda è il pm, che "deve ricordare non solo l'obbligo di accertare le responsabilità, ma anche quello di cercare prove a discarico, non cedendo ad un certo manicheismo giustizialista".
Sulle intercettazioni a strascico, infatti, il dubbio di una possibile incostituzionalità non è secondario: "La mia perplessità - sottolinea Sabella - riguarda la possibile violazione della libertà di comunicazione, libertà prevista dalla Costituzione. Utilizzare conversazioni non attinenti al reato per le quali sono state autorizzate, purché riguardino un reato per cui possano essere disposte, fa perdere il collegamento con l'autorizzazione disposta originariamente dal gip".
La soluzione? "Che la Procura faccia la Procura, soprattutto nella fase di pubblicazione e selezione delle intercettazioni". Il rischio che il potere del pm diventi eccessivo, secondo il magistrato, c'è. "Ma sono fiducioso che i miei colleghi sappiano fare un ottimo uso di questo potere e dovere", spiega, anche se i casi contrari, nella storia della Giustizia italiana, non sono mancati. "Ma attenzione, non è più come una volta - conclude. Se il pm oggi non fa il suo lavoro non potrà più dare la colpa alla polizia giudiziaria".










