recensione di Daniele Sanzone
Il Fatto Quotidiano, 21 ottobre 2019
Ci sono immagini talmente potenti che ti entrano dentro per non uscirne più, come il cumulo di scarpe abbandonate, spaiate, senza lacci, rosicate dai topi, che hanno indossato le donne, gli uomini e i bambini che sono stati rinchiusi nel "Santa Maria Maddalena", il primo e più grande manicomio del Sud. Un'immagine che ha spinto il ricercatore, Antonio Esposito, a scrivere "Le scarpe dei matti" (Ad est dell'equatore), interessante e corposo libro che ripercorre la storia della psichiatria e della follia in Italia, ovvero le "Pratiche discorsive, normative e dispositivi psichiatrici in Italia (1904-2019)" come precisa il sottotitolo del libro.
Un lavoro che nasce dalla ricerca, promossa dall'Istituto di Studi Politici "S. Pio V", sui 40 anni della legge Basaglia. Un libro che coinvolge con la forza della narrativa senza rinunciare al rigore scientifico. Si parte dalle previsioni di internamento dei "pericolosi e di pubblico scandalo" contenute nella legge del 1904 al superamento dei manicomi determinato dalla 180 del 1978, passando attraverso le esperienze di psichiatria critica e l'utopia della realtà basagliana, fino all'attuale organizzazione dei servizi psichiatrici territoriali.
Esposito approfondisce la spinosa questione del Tso (Trattamento Sanitario Obbligatorio) e pone domande sulla persistenza di pratiche come l'elettroshock e la contenzione; o sul superamento degli Opg (Ospedali Psichiatrici Giudiziari) e le Rems (Residenze per l'Esecuzione delle Misure di Sicurezza). Per l'autore, lo smantellamento progressivo del welfare ripropone, anche nel discorso pubblico, il fascino del manicomio.
"Basti pensare - spiega l'autore - che la senatrice leghista Raffaella Marin ha presentato un disegno legge che punta a creare nuove strutture con più di 30 posti letto per Tso protratti. In pratica nuovi manicomi". Per Salvini, del resto, è in atto una "esplosione di aggressioni" da parte di "pazienti psichiatrici". Durissima la reazione su Facebook della Società italiana di psichiatria: "Una notizia senza fondamento, il 95% dei reati violenti commessi nel nostro Paese è attribuibile a persone cosiddette 'normali'. E più probabile che una persona che soffre un disturbo mentale sia vittima, non carnefice".
L'autore mette in guardia sui rischi del taglio dei servizi, del personale, dei luoghi pubblici di cura. Il risultato è il silenziamento farmacologico dei sintomi, un'assistenza quotidiana a carico solo dei familiari. Se è importante denunciare la scarsità di fondi per la salute mentale, soprattutto al Sud, per Esposito è necessario indagare anche come si utilizzano le risorse. "Bisogna ritornare - conclude l'autore - alla dimensione pienamente politica della salute mentale. La chiusura dei manicomi è stata una vera e propria rivoluzione, una delle più importanti riforme operate in questo Paese. Ma è ancora lungo il cammino che le scarpe dei matti devono fare per realizzare il pieno riconoscimento dei diritti di cura e cittadinanza del sofferente psichico".










