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di Simona Musco


Il Dubbio, 14 aprile 2020

 

L'Ucpi contro la smaterializzazione del processo. Il rischio - già denunciato - è che in nome dell'emergenza i diritti siano minati una volta e per sempre. Con la compressione, in particolare, del diritto di difesa. Ed è per questo motivo che la giunta dell'Unione delle Camere penali italiane ha deciso di riunirsi in assemblea permanente, per un'analisi costante dei rischi legati alla smaterializzazione del processo.

A preoccupare i penalisti sono le previsioni relative alle udienze da remoto, così come previsto dal decreto "Cura Italia". Una disciplina, affermano i componenti della giunta, "incompatibile con i principi di oralità e immediatezza" del processo, al punto da impedire l'instaurarsi di un vero contraddittorio davanti ad un giudice terzo, base fondamentale del rito accusatorio. "Sul piano delle fonti - denunciano i penalisti - è addirittura incredibile che si sia inteso riservare - con norma processuale sostanzialmente in bianco - le modalità di gestione delle tecniche di esame e controesame ad un'autorità amministrativa inserita nel Ministero della Giustizia".

Le udienze da remoto nascondono, per gli avvocati, diverse insidie, a partire dalla possibilità di gestire l'intervento delle parti e le opposizioni alle domande suggestive o nocive. E per il presidente dell'Ucpi, Gian Domenico Caiazza, nascondono un fatto ben più grave: "un'idea autoritaria del processo, perché sistematicamente orientata a marginalizzare tutto ciò che è invece irrinunciabile per il concreto esercizio del diritto di difesa". Vengono meno, per Caiazza, la pubblicità dell'udienza, il controllo emotivo della testimonianza, l'inviolabile segretezza delle conversazioni tra difensore ed assistito durante l'udienza nonché la forza e l'efficacia del controesame difensivo.

Il sospetto è che superata l'emergenza "questa farsa grottesca e francamente anche un po' miserabile del processo dentro i quadratini di un computer, con la linea che va e che viene e tutti in mutande a casa nostra, non passerà". Un modo, secondo i penalisti, per ridurre le garanzie passando quasi inosservati, ammantando tutto dietro una comprensibile ed evidente emergenza sanitaria.

Un'emergenza che, oltretutto, riguarderebbe, per legge, l'incolumità della sola magistratura. L'Ucpi, infatti, pone l'accento sugli "obblighi impropri che nascerebbero intorno alla figura del difensore, obblighi che nulla hanno a che vedere con la declinazione professionale delle garanzie ma che anzi, sul piano delle previsioni astratte, pongono il difensore e l'imputato nella condizione di non poter rispettare le regole di distanziamento sociale".

Mentre verrebbe meno anche la segretezza "quasi sacra" della camera di consiglio: la norma appena approvata dal Senato, infatti, non garantisce il principio di collegialità, in quanto i giudici partecipano alla stessa ognuno da casa propria e "le piattaforme indicate per lo svolgimento dell'udienza da remoto sono fuori da ogni controllo di giurisdizione e non garantiscono la regolarità del trattamento dei dati sensibili".

Sono queste, dunque, le prime obiezioni possibili, da tradurre, nel corso di un qualsiasi processo, in eccezioni di legittimità costituzionale e che rappresentano le osservazioni formulate dalle Camere penali al governo. Al quale i penalisti hanno intenzione di sottoporre una serie di regole alternative per quanto riguarda la gestione della cosiddetta "fase 2" dell'emergenza, dall'11 maggio fino al prossimo 30 giugno.

"La premessa è che i costi sociali e di impegno che richiede il processo democratico non possono cedere a semplificazioni giustizialiste, oggi in nome del rischio di contagio, domani in nome di una delle tante gridate emergenze sollevate dai populisti e dai propugnatori dell'odio sociale", sottolinea l'Ucpi.

Secondo cui "la straordinarietà della situazione non può giustificare l'oscuramento del rito accusatorio - si legge in una nota - le soluzioni dunque non debbono implicare la contrazione dei diritti, ma possono innanzitutto riguardare i criteri per l'individuazione dei processi da trattare e le modalità di chiamata delle cause, che dovrà avvenire ad orari predefiniti (prioritariamente potrebbero svolgersi i processi per i quali è già stata conclusa l'attività istruttoria)". Fondamentale è l'accesso telematico del difensore agli sportelli di segreteria e alle cancellerie per il deposito di istanze, liste testi, memorie e impugnazioni e con la possibilità di procedere con lo stesso mezzo alla richiesta e al ritiro delle copie degli atti processuali.

E tra le proposte c'è anche quella di individuare criteri per la selezione di processi già fissati in unica udienza, "per stabilire quale parte possa essere effettivamente trattata e quale possa essere invece oggetto di rinvio a data successiva all'emergenza".

Proposte che hanno lo scopo di individuare "possibili meccanismi di semplificazione di alcuni passaggi processuali, sempre governati dal difensore, unico soggetto legittimato alla valutazione e al bilanciamento delle garanzie e delle concrete modalità di esercizio delle prerogative della difesa".