di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 12 maggio 2021
L'appello delle Ong all'Italia. Parla Giorgia Linardi, portavoce della Sea Watch. Due navi della Ong tedesca sono bloccate da fermi amministrativi della Guardia costiera. "Ci lascino tornare in mare, oltre a salvare la vita di centinaia di persone salveremmo anche la dignità dell'Italia e dell'Europa inermi davanti al fallimento delle loro politiche. È la cosa più semplice da fare in questo momento. Poi speriamo che si riescano a costruire politiche di soccorso. Stiamo parlando delle vite di persone, centinaia di persone in poche settimane che stiamo sacrificando". È accorato l'appello di Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch, la Ong tedesca con due navi bloccate da settimane da provvedimenti amministrativi della Guardia costiera.
Perché le vostre navi sono ferme?
"C'è un braccio di ferro con la giustizia amministrativa che adesso approderà davanti alla Corte di giustizia europea. Come succede ormai da mesi, ogni volta che portiamo a terra dei migranti, la Guardia costiera fa delle ispezioni a bordo e ci fa una enorme serie di rilievi immotivati che ci costringono al fermo fino a quando non avremo messo a punto accorgimenti impossibili. Avevamo vinto al Tar, l'avvocatura dello Stato ha fatto ricorso e ha vinto e quindi le nostre navi restano bloccate: la Sea Watch è al porto di Augusta, la Sea Watch 4 è in rada davanti al porto di Trapani con l'equipaggio in quarantena dopo l'ultimo sbarco. Anche qui una cosa incredibile: i migranti che abbiamo soccorso hanno osservato una quarantena di dieci giorni, al nostro equipaggio (tutti con tampone negativo) hanno imposto invece un fermo di due settimane. E quando finiranno la nave verrà comunque bloccata. Il modo scelto da questo governo per fermare la nostra attività".
Siete convinti che sia uno strumento per fermarvi? Perché questo governo dovrebbe impedirvi di lavorare?
"Da quando siamo scesi in mare, nel 2015, ad oggi in Italia si sono susseguirsi quattro governi con le più disparate forze politiche ma con una continuità su alcuni punti. Il primo è certamente quello di fermare le navi umanitarie che proprio la Guardia costiera (che oggi ci punisce facendoci dei rilievi assurdi) ha gestito e coordinato per due anni. Basti pensare che la nostra prima nave era un ferrovecchio che andava a quattro nodi e che certamente non aveva le tecnologie e le attrezzature che hanno oggi le nostre navi. Eppure allora non ci facevano nessuna ispezione e la normativa di riferimento non è cambiata. Fermano le nostre navi facendo finta di preoccuparsi per la sicurezza delle persone che salviamo. Ma se fosse questa la loro preoccupazione scenderebbero in mare loro quando le Ong non ci sono e invece le navi della Guardia costiera si sono ritirate. E allora è evidente che vogliono fermarci, con questa assurda teoria che la nostra presenza aumenti i flussi dall'Africa".
È la teoria del pull factor, il fattore di attrazione ma bastano i duemila arrivi a Lampedusa di domenica, giorno in cui non c'era nessuna nave Ong nel Mediterraneo per dimostrare che i trafficanti fanno partire le persone che ci siano navi pronte a soccorrerli o no...
"Non c'è dubbio. In più, tenendoci lontano dal mare, il governo italiano paradossalmente mette a rischio Lampedusa. Le Ong giocano un ruolo fondamentale nel decongestionare situazioni emergenziali come quella che sta vivendo ora Lampedusa. Ci si priva di una risorsa che aiuterebbe ad alleggerire la pressione sull'isola. E ci si dimentica quanto siamo preziosi per evitare naufragi come gli ultimi che ormai nell'indifferenza generale sono accaduti davanti alle coste libiche".
Insomma, in questa emergenza il vostro ruolo è fondamentale?
"È questa parola emergenza alla base di tanti errori. L'Italia continua a non gestire in modo strutturale un fenomeno che emergenziale non è. E ogni anno facciamo finta di sorprenderci quando in questa stagione cominciano ad arrivare migliaia di persone e la situazione diventa ingestibile. L'Italia si fa trovare impreparata e si preoccupa solo della redistribuzione. Si perde tempo ad occuparsi delle Ong e ad esternalizzare il controllo delle frontiere. L'Italia da questo punto di vista è il braccio esecutivo dell'Europa, sostenendo, formando, finanziando la Guardia costiera libica e facendo un passo indietro da quel mare che conosciamo così bene".











