sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Liana Milella


La Repubblica, 3 febbraio 2021

 

Caso Cucchi. Depositate le motivazioni della sentenza per i 5 medici del Pertini che ebbero in cura il giovane morto sei giorni dopo l'arresto. Erano tutti accusati di omicidio colposo. "Troppo facile dire che rifiutò le cure". "Lo Stato ha certamente il diritto di fare un prigioniero, ma non di disinteressarsene. Questo è il terreno del tutto trascurato, in cui una vicenda, dal punto di vista giudiziario banale (un arresto in tema di stupefacenti), volge in pochi giorni in tragedia".

È quanto scrivono i giudici della corte d'appello di Roma nelle motivazioni della sentenza con cui il 14 novembre del 2019 hanno disposto una assoluzione e riconosciuto quattro prescrizioni per cinque medici dell'ospedale Sandro Pertini, dove morì Stefano Cucchi sei giorni dopo l'arresto. Erano tutti accusati di omicidio colposo.

"Cucchi rappresentava - riflette la Corte - indubbiamente un paziente di difficile approccio, probabilmente scarsamente disponibile all'interlocuzione, forse con venature antisociali, certamente oppositivo ed ancorato ad una caparbia ed infantile posizione di rifiuto dei trattamenti". Ma appare "troppo sbrigativo e troppo semplice affermare a questo punto che il paziente rifiutava le cure ed i trattamenti e quindi nulla può contestarsi ai sanitari".

Secondo i giudici siamo in presenza di "un festival di insipienze che deve aver prodotto una reazione, definiamola puerilmente sdegnata, da parte di un soggetto verosimilmente già portatore di proprie fragilità. Di qui il passo è breve: lasciarsi andare, optare per il tanto peggio tanto meglio per far nascere nelle persone che si reputano intimamente responsabili del suo stato il senso di colpa".

E ancora: "Una sentenza oramai sostanzialmente pletorica rispetto al caso, i cui termini di redazione delle motivazioni sono anche caduti nel drammatico periodo della vicenda Covid; un fallimento della giustizia, come sempre avviene allorché cada la mannaia della prescrizione ma anche un monito severo ed una occasione di riflessione per chiunque operi a contatto con i detenuti". Che non vanno considerati un semplice numero del procedimento, ma esseri umani, fors'anche alle volte sgradevoli, eppure sempre doverosamente meritevoli, proprio in ragione del loro stato detentivo di una attenzione anche superiore a quella dedicata ad un uomo libero nella persona, la cui dignità non perdono mai, pena la regressione a tempi oscuri oramai trascorsi".

"Cucchi fu certamente sollecitato a nutrirsi e ad assumere bevande liquide, ma, verosimilmente non ricevette mai né da alcuno una informazione adeguata, dettagliata e completa in merito alle sue condizioni cliniche, alle necessità di trattamento che esse comportavamo ed ai rischi cui andava in contro con il suo atteggiamento". "Un dato storico incontrovertibile è rappresentato dalla crisi cardiocircolatoria che ha condotto a morte Stefano Cucchi, una verità banale se vogliamo ma di una consistenza rocciosa" ma i medici del Pertini non valutarono in modo adeguato altri due fattori emersi dalla nuova perizia d'ufficio: "l'ipoglicemia e la bradicardia" due "fattori d'allarme che avrebbero imposto cautela", proseguono i giudici.

Per i magistrati i medici "avrebbero potuto svolgere una efficace azione causale impeditiva dell'evento morte: il ripristino di una corretta assunzione di cibi e bevande, determinando in tal modo la regressione dei meccanismi patologici instauratisi (in quanto l'ipoglicemia e la bradicardia sono reversibili al ripristinare di una corretta alimentazione), e un monitoraggio seriato della funzione cardiaca onde potere intervenire tempestivamente per correggere le alterazioni del ritmo al loro manifestarsi".

"La motivazione della sentenza restituisce dignità e onore alla dottoressa Corbi la cui immagine di medico è stata per tanti anni macchiata da una accusa infondata". Così afferma l'avvocato Giovanni Luigi Guazzotti, difensore di Stefania Corbi, medico del 'Sandro Pertini' assolta dai giudici della corte d'appello di Roma commentando le motivazioni della sentenza emessa novembre del 2019. Nei suoi confronti l'accusa era di omicidio colposo.

Per gli altri quattro medici, coinvolti nella vicenda di Stefano Cucchi, è stata decisa l in prescrizione del reato di omicidio colposo. "Il distinguo delle posizioni dei sanitari mette in risalto che la Corbi ha fatto tutto quello che era possibile fare per salvare la vita di Stefano Cucchi. Dopo tanti anni viene riconosciuto che nessuna colpa professionale deve essere addebitata alla Corbi", conclude il penalista.