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di Giulia Merlo


Il Dubbio, 21 aprile 2020

 

Intervista ad Alfredo Bazoli, deputato del Partito Democratico. La app Immuni, per tracciare i cittadini nella fase due, ha sollevato la questione ormai consueta quando si tratta di strumenti multimediali: quanta parte della nostra privacy andrà sacrificata.

"La app sarà un tassello importante nella lotta contro il virus, ma la norma che la disciplina va approvata in Parlamento. Solo così si può prevenire qualsiasi rischio di violazione dei diritti dei cittadini". A chiarirlo è Alfredo Bazoli, deputato del Partito Democratico e membro della commissione Giustizia. Settore, questo, che affronta un problema analogo nel fissare le regole per le udienze da remoto.

 

La app sarà la nuova frontiera dell'invasività dello Stato?

No, la app sarà un tassello importantissimo per la lotta contro il virus, un'esperienza già testata in altri paesi in cui il tracciamento chiaro dei contagiati ha permesso di controllare l'esplosione dell'epidemia. Non nascondiamo però la preoccupazione che abbiamo sempre manifestato: uno strumento di questo tipo deve essere normato in modo chiaro, per evitare qualsiasi rischio di utilizzo indebito dei dati di tracciamento delle persone o che questi dati finiscano nelle mani di soggetti terzi. Per questo, abbiamo ribadito in tutte le sedi che lo strumento per disciplinare il tutto non può essere un atto amministrativo. Serve un passaggio parlamentare, in modo da poter scrivere una norma adeguata, che ripari i cittadini da ogni rischio.

 

Su questo c'è comunanza di vedute con gli alleati?

Io credo che anche i nostri alleati siano d'accordo, su questo tema la sensibilità di tutti è forte e dunque credo che ci sia sostanziale condivisione di vedute. Non ho registrato grandi differenze di approccio al tema, ma anzi la condivisione sull'utilità dello strumento a fronte di una regolamentazione precisa che tuteli la privacy delle persone.

 

Si è addirittura parlato di un braccialetto elettronico per gli anziani. Si arriverà a questo anche?

La trovo una ipotesi del tutto irragionevole e poco ragionata. Sono molto dubbioso rispetto al fatto che ci sia la necessità di adottare misure di limitazione del movimento per gli anziani. Capisco che loro siano più a rischio di contagio, ma non credo affatto che si possa limitare in questo modo la libertà di movimento delle persone. Certo, l'obiettivo è garantire a tutti le condizioni di massima sicurezza, ma una tale limitazione della libertà personale non è giustificata.

 

Fronti diversi, stesso problema: la privacy è una delle questioni aperte anche per i processi da remoto...

La premessa è che siamo ancora in fase di sperimentazione del sistema. La norma prevede che il Ministero della Giustizia debba autorizzare le piattaforme informatiche su cui si svolgono le udienze, dunque immagino che in queste misure di autorizzazione ci sia anche la verifica puntale della sicurezza dei sistemi informatici. Ad oggi, non mi pare ci siano stati episodi di violazione della privacy o della sicurezza delle udienze. Detto questo, ritengo che questo periodo possa essere utile per sperimentare nuove modalità di esercizio della giurisdizione.

 

È immaginabile che qualcosa, del processo da remoto, rimanga anche ad emergenza rientrata?

A emergenza finita si tornerà per larga parte all'udienza fisica, con le parti e il giudice presenti personalmente in aula. Fermo restato questo, io credo che questa esperienza possa essere utile perché in futuro si facciano alcune scelte che rendano possibile anche l'udienza da remoto. Obiettivamente, per alcune attività processuali sarebbe possibile sostituire la presenza fisica con quella virtuale, con il consenso delle parti. In questo modo si otterrebbe un vantaggio di tempi, costi e organizzazione, ma sempre nel rispetto delle regole. in cui si potrebbe anche col consenso delle parti sostituire la presenza fisica con quella virtuale con vantaggio di tempi, costi e organizzazione. Tutto nel rispetto di regole che garantiscano la sicurezza delle udienze.

 

Una parte dell'avvocatura, soprattutto sul fronte penale, ha mostrato molte perplessità sullo strumento dell'udienza da remoto...

Io credo che avvocatura debba aprirsi alla sperimentazione di questi strumenti, che non potranno mai sostituire del tutto la presenza fisica in udienza ma possono essere di ausilio per snellire, ridurre costi e agevolare il sistema giustizia nel suo complesso. Certamente va distinto tra civile e penale: esistono attività processuali insostituibili con procedimenti da remoto, come l'escussione dei testimoni o dei periti, in cui è necessaria la presenza fisica per sviluppare utilmente il contraddittorio. A questo proposito, anche l'attuale normativa solleva qualche perplessità.

 

Alle attività di indagine preliminare...

Ho qualche dubbio sul fatto che sia possibile svolgere utilmente da remoto l'assunzione di sommarie informazioni, per esempio. Questo oggi è possibile solo con una motivazione specifica e quindi solo nel caso in cui il pm ritenga che lo svolgimento fisico di tale attività possa causare il rischio di contagio, ma comunque è previsto che si possa fare.

 

In ogni caso, per ora si procede in questo modo?

Fino al 30 giugno si procederà così, anche perché solo così si permette alla giustizia di funzionare. In futuro, però, ribadisco la necessità di un'apertura da parte di tutti, immaginando questi mesi come un'occasione per sperimentare nuove modalità di funzionamento della giurisdizione, fermo restando che molte attività non sono oggettivamente gestibili da remoto.