Donna Moderna, 5 novembre 2020
I diritti civili e sociali nel nostro paese sono costantemente sotto attacco, mentre le leggi che cercano di includere e integrare vengono messe in discussione, procrastinate. Intanto, quasi ogni giorno le cronache raccontano di violenze e aggressioni nei confronti di chi incarna una diversità. Ma dietro ogni ingiustizia si celano sempre un volto e una storia. Cathy La Torre dà voce a queste storie, sottraendole al silenzio e all'indifferenza. E ci racconta di Michele, nato Michela, e del suo dolore di sentirsi lacerato.
"Avvocato si nasce", scrivi. Cosa ha dentro chi nasce avvocato?
"L'avvocatura è una tensione interna verso la ricerca della giustizia, è la consapevolezza della sua funzione sociale. Sono cresciuta nella Sicilia degli anni 80 e 90, dove ho visto morire ammazzato chi si ribellava al pizzo e ho visto amici e parenti finire sotto scorta. Quella Sicilia mi ha insegnato che ci si può ribellare, che ci sono persone che lottano".
La tua più grande vittoria come avvocata?
"Quando una persona mi dice che, grazie a una battaglia vinta, è cambiata la sua vita, ha avuto un diritto che prima le era negato. Questa è la mia più grande vittoria: il cambiamento concreto di una esistenza, nella materialità e immaterialità".
Accompagnare le persone lungo un percorso di giustizia può significare anche trasgredire le regole?
"Amo i diritti e un po' meno le regole. Ma so distinguere quando bisogna rispettare una regola per il bene comune e quando bisogna battersi perché quella regola sia cambiata. E, nel corso della battaglia per cambiarla, può essere necessario infrangerla. Quando Luca Coscioni accompagna una persona che vuole decidere il suo destino sta infrangendo una regola, ma io sono con lui, lo farei mille volte".
Ma davvero cambiare le leggi è compito di un avvocato?
"Noi non cambiamo la legge, siamo solo uno strumento. Chi cambia la legge sono le persone che decidono con il loro corpo e la loro vita di prestarsi a una battaglia, chi decide di essere una causa, non solo per sé ma anche per gli altri. Senza di loro non esisterebbe il cambiamento. Adesso mi sto occupando dell'accesso all'università di una persona con autismo ad alto funzionamento: queste sono le cause pilota. Qualcuno rompe anche per gli altri".
Oggi sarai sommersa dalle cause da difendere: come le scegli?
"Sono le cause che scelgono gli avvocati e non viceversa. Le persone sanno che possono rivolgersi a noi quando tante porte sono state chiuse loro in faccia, quando in troppi hanno detto che... non c'è un precedente, non c'è giurisprudenza. Noi abbiamo il dovere di batterci anche per diritti che non esistono. Io nella mia mente immagino diritti che non sono ancora stati codificati: il diritto al benessere, alla felicità, al sorriso, a respirare buona aria, a non essere soli".
Ci sono nuovi diritti che stanno emergendo adesso, in questi mesi di pandemia?
"Il diritto a una corretta informazione, per esempio. Non entro nel merito del perché si stabiliscano continuamente regole nuove, ma è fondamentale che esse si capiscano. Io passo ore a rispondere alle persone che vanno in confusione". "Le identità sono gabbie quando si spogliano del loro senso per diventare etichette. Quando invece noi viviamo la nostra identità in maniera naturale e non schiacciata da uno stereotipo, allora essa non è una gabbia ma un'affermazione di noi stessi. Sono cresciuta in un paese dove mi chiamavano "il maschiaccio" poiché ingabbiavano il mio modo di essere in uno schema binario. Mi sono dovuta riappropriare della femminilità e del fatto che la mia identità fosse riconosciuta in quanto fluida. Ecco perché lotto sia perché l'identità non diventi una gabbia sia perché ciascuno possa vivere liberamente la propria, senza discriminazioni".
A tal fine, è necessaria la codificazione di ogni singola variabile di identità di genere? Non varrebbe la pena di lottare affinché il genere non compaia più sulla carta di identità?
"Ci sono Paesi, come la Svezia, in cui è stata abolita la divisione tra maschile e femminile. Ma la politica, in Italia, non è pronta. Possediamo dal 1982 una legge sul cambio di sesso che è tra le più evolute d'Europa. Ma fu approvata dal Parlamento a notte fonda, per evitare lo scandalo della materia. I cambiamenti possono avvenire solo a piccoli passi. Oggi per esempio ci battiamo perché non esistano 2 file elettorali, una per gli uomini, una per le donne. Sai quanti trans non vanno a votare per questo motivo?".
Pochi giorni fa il Parlamento ha approvato i primi 5 articoli di una legge contro l'omotransfobia, la misoginia e le discriminazioni. Cosa cambierà nel tuo lavoro di avvocata?
"Lo faciliterà moltissimo. Un giudice, contro il colpevole di un pestaggio nei confronti di un gay, potrà emettere una sentenza ben più pesante che per semplici lesioni. Detto ciò, questa legge nasce antica. Oggi ne servirebbe una contro un sacco di illeciti che avvengono sulla rete: il bodyshaming, il bullismo. Mi sarebbe piaciuta una legge trasversale che punisse con più fermezza tutti i reati spinti dal fatto che si vuole mortificare qualcuno per una propria caratteristica personale, fossero anche i capelli rossi o le lentiggini".
Sei atea, eppure la domenica, a Bologna, può capitare di incontrarti a messa...
"Troppo spesso la Chiesa e il mondo Lgbtq+ si sono misurati a partire da un pregiudizio reciproco. Io stessa ero immersa in quel pregiudizio, ritenevo che chiunque appartenesse al clero fosse un nemico, fino al giorno in cui ho incontrato l'arcivescovo Matteo Maria Zuppi, che oggi è il mio consigliere spirituale. Siamo vittime del pregiudizio finché ci neghiamo gli incontri che possono liberarcene. Ho scoperto che la Chiesa è piena di persone che si battono per migliorarla in nome di principi condivisibili". usare i social per esprimerci sulle battaglie che si possono fare, ma al tempo stesso non sentirci esonerati da ogni altra forma di impegno. Io faccio ancora volontariato, aiuto le persone anziane con problemi di deambulazione... Questi gesti quotidiani concreti ci rendono persone radicate nella realtà. Alda Merini diceva: "Vivi come le cose che dici".











