di Marta Rizzo
La Repubblica, 18 aprile 2020
L'iniziativa per la raccolta fondi dell'Organizzazione per la difesa dei diritti umani. L'obiettivo è chiedere che non ci siano discriminazioni nella gestione dell'emergenza Covid-19. Con #Nessunoescluso, Amnesty International chiede l'impegno delle istituzioni affinché persone e gruppi vulnerabili che vivono in strutture inadeguate e non preparate a fronteggiare un'emergenza sanitaria, possano adottare le misure imposte dell'Organizzazione mondiale della sanità e dalle autorità sanitarie italiane per contenere la pandemia del Covid19.
Cos'è #Nessunoescluso. Amnesty International sostiene concretamente organizzazioni che lavorano con i gruppi vulnerabili più esposti alle conseguenze dell'epidemia, con una raccolta fondi per l'assistenza diretta a tali gruppi, grazie a una collaborazione con associazioni già attive nella tutela delle persone. Il ricavato è destinato ad attività di sostegno sociale, sanitario, psicologico, alla fornitura di beni di prima necessità, medicinali, dispositivi sanitari, materiale informativo e di supporto generale alla campagna stessa. In particolare, i partner beneficiari della campagna sono: Binario95, Medici per i Diritti Umani (Medu) e Arci Torino
I gruppi a rischio sono:
Persone anziane e con malattie croniche: gli anziani e le persone con condizioni mediche preesistenti (come l'asma, il diabete o le malattie cardiache) sembrano essere più suscettibili a ammalarsi gravemente.
Le persone in prima linea: gli operatori sanitari sono in prima linea nella lotta alla pandemia. La possibilità di essere infettati durante il lavoro, turni più lunghi, disagio psicologico sono minacce concrete.
Persone senza fissa dimora: le persone senza fissa dimora, compresi coloro che dormono in strada, corrono un elevato rischio di contrarre il virus. Se si ammalano, non possono conformarsi alle misure di contenimento raccomandate e possono incontrare ostacoli nel mettere in atto le misure di prevenzione.
Popolazione carceraria: le persone detenute, nonché il personale che lavora all'interno delle carceri, spesso sovraffollate, corrono un alto rischio di contagio.
Donne: per molte donne e ragazze, "stare a casa" significa essere confinate in un ambiente non sicuro o con un partner violento. Devono continuare ad accedere alla protezione e ai servizi di supporto soprattutto in questo periodo di emergenza.
Lavoratori precari: le persone con forme precarie di lavoro sono spesso colpite in modo sproporzionato dalle misure adottate per affrontare la pandemia. Non ricevono adeguate protezioni sociali, il che significa che perdono i salari e non hanno alcuna retribuzione per malattia.
Altre persone vulnerabili: migranti, Rom, persone che vivono in condizioni igieniche e abitative precarie. Per loro il Covid-19 è un rischio concreto. nei ghetti, nei campi, negli insediamenti informali, per strada.
Come i diritti, anche l'epidemia non è uguale per tutti. "L'epidemia ha messo ancora più in luce la profonda diseguaglianza che divide non solo il Nord e Sud del mondo ma anche la nostra stessa società - spiega Gianni Rufini, direttore generale di Amnesty International Italia - Amnesty ha scelto di richiamare l'attenzione su quelle persone che pagano il prezzo più caro, quelli che non hanno più un lavoro per sopravvivere, quelli che non hanno una casa, le vittime di violenza domestica, gli operatori della sanità esposti a rischi enormi per la propria salute, le persone più anziane e fragili, i più deboli ed emarginati della nostra società. I loro diritti valgono quanto i nostri e spetta a noi difenderli. Anche l'epidemia non è uguale per tutti".










