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di Rocco Vazzana


Il Dubbio, 19 febbraio 2021

 

"Non dovrà essere trascurata la condizione di tutti coloro che lavorano e vivono nelle carceri, spesso sovraffollate, esposte a rischio e paura del contagio e particolarmente colpite dalla funzione necessarie a contrastare la diffusione del virus". Lo ha detto il premier Mario Draghi nella replica al dibattito sulla fiducia alla Camera. Una replica durata appena 13 minuti nella quale il premier ha percorso i punti più importanti del suo programma di governo: dalla pandemia al recovery al rilancio dell'economia italiana.

Altro che premier tecnico a distanza di sicurezza dalle questioni più scivolose per i partiti di maggioranza. Nell'intervento di replica alla Camera, Mario Draghi entra a piedi uniti sul dibattito politico e tocca alcuni dei nervi scoperti della maggioranza: carceri e giustizia. "Non dovrà essere trascurata la condizione di tutti coloro che lavorano e vivono nelle carceri, spesso sovraffollate, esposte a rischio e paura del contagio e particolarmente colpite dalla funzione necessarie a contrastare la diffusione del virus", dice Draghi, rispondendo alle preoccupazioni esposte in mattinata dal deputato di Più Europa, Riccardo Magi. "Spero condividiate questo sguardo sempre rivolto al futuro, che confido ispiri lo sforzo comune verso il superamento di questa emergenza sanitaria e della crisi economica", aggiunge il premier, rivolgendosi all'ampia ed eterogenea maggioranza che ha scelto di sostenerlo.

Del resto, la sensibilità del presidente del Consiglio alla questione carceraria non è una novità. E la scelta di Marta Cartabia alla guida di via Arenula non è di certo casuale: giurista di altissimo livello, cristiana, da sempre ossessionata dall'umanità della pena. Memorabili le sue parole pronunciate nel gennaio dello scorso anno, ancora nelle vesti di presidente della Consulta, in occasione di un convegno alla Sapienza dal titolo "Viaggio in Italia. La Corte Costituzionale nelle carceri": "L'articolo 27 della Costituzione parla di pena, non di carcere. Noi abbiamo una tradizione centrata sul carcere, ma la Costituzione lascia un campo molto aperto e non è detto che il carcere sia sempre la pena più adeguata".

Ed è dopo aver scelto come ministra della Giustizia una personalità di questo spessore che Draghi si sente libero di chiedere al Parlamento di seguirlo anche su questo cammino, di discontinuità.

Con buona pace dei partiti, Movimento 5 Stelle in testa, che non hanno mai fatto dell'attenzione ai detenuti una bandiera da sventolare. Ma anche della Lega, non certo campione di garantismo quando a invocare diritti è qualcuno dietro le sbarre.

Draghi - lo ha già dimostrato durante discorso d'esordio al Senato, quando ha definito l'Euro una scelta "irreversibile" - non intende in alcun modo rimanere imprigionato dalle suscettibilità dei singoli partiti. E sembra voler cambiare passo. Sui temi caldi, infatti, il premier non si tira indietro e sulla giustizia propone un ragionamento complessivo, su cui "bisognerà intraprendere azioni innovative" per "migliorare l'efficienza civile e penale" e ottenere "un processo giusto, di durata ragionevole in linea con gli altri Paesi europei". Questa volta Bonafede ascolta dai banchi.